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(Jamma) – “Il settore degli apparecchi da intrattenimento è stato oggetto negli ultimi anni di un’opera di disinformazione molto preoccupante. Sentiamo parlare di numeri di consumo che non corrispondono in nessun modo alla spesa reale dei cittadini, sentiamo parlare di tasse basse, di mancata imposizione Iva e altro. I 450mila apparecchi legali che ci sono oggi sul territorio italiano sono troppi e lo diciamo anche noi da tempo, auspicandone una riduzione nel più breve tempo possibile. Sono pochi, però, a ricordare che questi si confrontano con i 600/800mila videopoker illegali che una commissione del Senato stimava nel 2003 prima della riforma del settore”.

E’ quanto dichiarato dal presidente di Acadi, Guglielmo Angelozzi in audizione presso le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato in merito alle misure correttive di cui al decreto-legge n. 50 del 2017, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo.

“C’è una stima del Mef, del 2000, prima della regolamentazione del settore, che valutava in 40mila miliardi di lire il giocato di questi apparecchi illegali, che al cambio oggi fanno 27 miliardi di euro. Di questi, con un restituito in vincite del 50%, circa 13 miliardi di euro rappresentavano la spesa dei giocatori destinati evidentemente non allo Stato ma ai vari circuiti criminali. Praticamente – ha spiegato Angelozzi – si parla di un valore superiore alla spesa effettiva dei giocatori in awp e vlt nel 2016, che è stata pari a 10 miliardi di euro. Sarebbe interessante capire dove è finita la differenza, c’è stata una diminuzione? Si è trasferita su altri prodotti? E’ rimasta nel gioco illegale?”.

“Si parla di tasse basse, ma la tassazione effettiva su awp e vlt in Italia è del 58,4%, un record mondiale. In Germania è al 22%, nel Regno Unito al 25%, in Spagna al 38%. L’Iva, al contrario di quasi tutti gli altri settori, è un costo indetraibile per le aziende di gioco. Quindi per queste tutto costa il 22% in più. Su quello che rimane poi ci sono le tasse sul reddito d’impresa. E’ evidente – ha aggiunto il presidente di Acadi – che questo ha contribuito a creare un clima di effettivo proibizionismo in cui l’aumento di tassazione sui giochi diventa quasi naturale, anche se illogico in presenza di obiettivi di natura sociale e sanitaria, che pure bisognerebbe considerare. Va fatta poi chiarezza, negli ultimi anni non c’è stato nessun aumento di tassazione dei giochi in senso allargato, inteso come intervento equilibrato sul settore, l’aumento è sempre stato solo sulle awp e sulle vlt, che negli ultimi 5 anni hanno subito 4 interventi di incremento delle aliquote, che è un unicum non solo in questo comparto”.

“La tassazione complessiva è stata praticamente aumentata del 50% in questi 5 anni, nonostante la raccomandazione contraria della Corte dei Conti, evidentemente preoccupata dagli effetti complessivi sui conti pubblici di manovre eccessivamente penalizzanti, in prima battuta dal punto di vista fiscale. Nella manovra di cui si discute oggi – ha detto Angelozzi – in riferimento agli effetti sulla filiera e sull’occupazione troviamo un’ulteriore contraddizione rispetto alla linea seguita dal Governo fino ad oggi, perchè la legge di bilancio del 2016 aveva già previsto un corposissimo aumento del Preu sia sulle awp che sulle vlt, ma all’interno di una visione di sistema equilibrata tra gettito e gestione delle problematiche sociali che diceva delle cose semplici e di buon senso: riduzione del 30% delle awp a decorrere dal 2017 e sostituzione della tecnologia delle attuali awp con una tecnologia più sicura e controllabile da remoto dal primo gennaio 2018, cosa che evidentemente avrebbe richiesto investimenti importanti da parte della filiera. Nel prospettare nuove disposizioni sulla materia del gioco con il decreto legge del 24 aprile forse si sarebbe dovuto tenere conto delle disposizioni richiamate, che da un lato hanno già disposto un aumento del Preu e in ottica di maggiore attenzione sociale la riduzione delle awp e l’evoluzione tecnologica. Se però le disposizioni introdotte trovassero conferma nel dibattito parlamentare la filiera non avrà più la capacità economica e finanziaria per sostenere le proprie attività e questo vorrà dire, in ultima istanza, danneggiare gli interessi pubblici, sia in materia di sicurezza che di impatto sanitario (basti pensare alla situazione esistente nel 2003). Questi sono i temi che ci preoccupano come aziende che hanno un indotto diretto in termini di dipendenti” ha concluso il presidente di Acadi.

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