“Casinò senza guerra! Sindacati finalmente sul piede di ‘pace’. Chiedo ai Lavoratori: perché scendere sul piede di guerra? Ma soprattutto chiedo loro: contro chi dovremmo combattere?”. Sono le parole di Massimiliano Moroni, esponente del sindacato Ugl del Casinò di Sanremo, che ha invitato i colleghi degli altri sindacati a un incontro pubblico, come avvenuto in passato, in modo da confrontarsi serenamente in modo chiaro e diretto.

“Renderemmo così – evidenzia – un utile e completo servizio di informazioni a tutti i lavoratori”.

“Mi è sembrato che ultimamente sui media – prosegue – la presenza delle sigle stia prevalendo su quella dei rappresentanti sindacali. Sarebbe segno di integrità per tutti noi sindacalisti metterci il nome e la faccia, ricostituendo il valore delle persone al di là della sigla di appartenenza”.

Secondo Moroni, infatti, sarebbe venuta meno l’evidenza scientifica delle rivendicazioni sugli ormai celeberrimi ‘dati’ e la protesta sembra orientarsi sulla riorganizzazione di tutti i reparti: “E’ un argomento già oggetto della nostre richieste di incontro all’azienda ed al Sindaco e, quindi, saremmo lieti di poterci confrontarci con gli altri su questo tema condiviso, fiduciosi che le nostre divergenti opinioni verranno ritenute degne di credibilità. Diversità è plusvalore, ancor più quando si tratta del comune interesse alla continuità aziendale”.

Secondo quanto riporta sanremonews.it il segretario dell’Ugl sostiene che la riorganizzazione di tutti i reparti, sempre ritenuta prioritaria, non sia stata posta al centro dell’attenzione durante i 26 giorni di sciopero: “Mentre ora – dice – sarebbe divenuta improvvisamente primario oggetto del contendere, nonché motivazione per far scendere i lavoratori sul piede di guerra”.

Moroni parte dalle dichiarate inesistenti relazioni sindacali ed alle aperture tavoli di dialogo: “Anche qui occorre ripetermi dalla mia intervista del dicembre scorso, perché il Cda ha attuato una disposizione organizzativa sperimentale, garantendone il monitoraggio, e con scadenza al 31 marzo prossimo. Ha anche messo in discussione la sua iniziale impostazione, provvedendo a modificarla e ci ha invitato al dialogo, concedendo il tavolo per discutere le nostre proposte tecniche. Infine, proprio giovedì scorso, ha invitato tutti i sindacati, presentandoci interessanti proposte di modifica degli orari dei giochi lavorati”.

Secondo Moroni, se la modifica degli orari del reparto giochi è il reale motivo di scontro che ha causato lo sciopero, l’Azienda avrebbe dimostrato più che disponibilità sul tema, ed abbia concesso i tavoli di dialogo: “Davvero mi domando come possano essere definite inesistenti queste relazioni sindacali. Addirittura così conflittuali da spingere i lavoratori sul piede di guerra. E’ stato dichiarato ai media che l’obiettivo sarebbe quello di ‘Raggiungere un accordo condiviso a tutela delle retribuzioni dei lavoratori e aprire un tavolo di trattativa sulla riorganizzazione di tutti i reparti’. Mi perdonino il quesito i Colleghi: ma la ricerca di un accordo non dovrebbe prevedere l’esistenza di un disaccordo? Parrebbe infondato e pretestuoso ritenere l’Azienda in disaccordo sia sulla tutela delle nostre retribuzioni che sulla riorganizzazione di tutti i reparti”.

“Noi abbiamo responsabilmente cercato di far comprendere ai lavoratori – va avanti Massimiliano Moroni – che la tutela delle retribuzioni viene garantita dagli equilibri di bilancio della società. E che, senza di essi, i rischi per i dipendenti della casa da gioco potrebbero estendersi ben oltre la garanzia del salario. Anche questo secondo punto non mi pare possa giustificare la discesa in guerra”.

Per la riorganizzazione di tutti i reparti, il Cda è impossibilitato ad agire a causa di vincoli burocratici e degli adempimenti normativi previsti nelle delibere dell’Amministrazione comunale: “Sollecitare la proprietà su questo argomento – sottolinea il segretario dell’Ugl – era l’oggetto della nostra richiesta di incontro al Sindaco. Sappiamo che l’Amministrazione, ai sensi della delibera 91 del 2018, si sta attivando per l’adozione dei necessari provvedimenti e ne siamo soddisfatti”.

Secondo Moroni, infine, tutto procede in modo trasparente, anche se con i tempi lunghi e le complesse modalità previste per la gestione di una società partecipata da una Pubblica Amministrazione: “La disamina dei fatti – termina – non rileva a mio parere motivi validi per ventilare intenti bellici. Mentre pare dissiparsi sempre più in me il dubbio di strumentalizzazioni delle azioni di lotta dei lavoratori, presumibilmente dovute ad ingerenze politiche, e paventati dal sottoscritto a dicembre. Invito i Lavoratori a tenersi informati e verificare attentamente le informazioni al fine di evitare il rischio di essere strumentalizzati. Proveniamo tutti da un periodo di forti tensioni. Ed occorre fiducia e cooperazione da parte di tutti in questo momento di grave crisi. Le guerre, ancor più se prive di gravi motivazioni, producono danni irreparabili. E per questi motivi che dovremmo essere tutti sul ‘piede di pace’”.

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