Matteo Musacci, vicepresidente nazionale della Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE), ha ben chiari gli effetti dell’emergenza energetica che stiamo vivendo.

“Come titolare di due locali vivo quotidianamente la situazione che stanno affrontando migliaia di piccole e medie imprese”, spiega in una intervista rilasciata a Jamma. I rincari sulle forniture energetiche possono arrivare fino al 300% su base annua, con importi davvero insostenibili per moltissime attività commerciali che oggi temono un autunno che si prospetta davvero problematico.

“A una prima analisi risulta che la percentuale dei rincari può variare molto dalla tipologia di struttura così come dagli impianti di cui gli esercizi sono dotati. L’aver implementato soluzioni per il risparmio energetico è sicuramente un vantaggio, ma va anche detto che il non averlo fatto in precedenza non sempre è il frutto di una scelta poco accorta. Pensiamo a tutte quelle attività di ristorazione, ad esempio, che fanno della loro specificità il tratto caratteristico e per i quali risulta difficile stravolgere la tipologia di locale”, ci spiega Musacci.

Che tipo di intervento vi aspettate dal Governo?

Vorremmo proposte concrete, che al momento non abbiamo ancora ricevuto. Un Governo dimissionario, come sappiamo, ha poteri molto limitati. Noi abbiamo richiesto un credito di imposta più alto, tuttavia se la soluzione sarà quella di replicare il precedente per molti di noi sarà impossibile da raggiungere. Una delle prerogative del procedente intervento era quella di avere lo stesso fornitore di energia elettrica dal 2019, a cui andava richiesto direttamente il credito. Dal 2021 però, a fronte dei primi rincari, molti esercenti hanno scelto di rivolgersi ad altri fornitori, così se dovessero optare per una soluzione analoga per molti sarà impossibile accedere al credito. Lo stesso potremmo dire per la cassa integrazione. Può funzionare per quelle attività che lavorano su commessa, chi come nel mio caso ha ad esempio un ristorante non può sapere quando possono mettere in cassa integrazione i loro dipendenti non potendo fare una programmazione.

Nemmeno i programmi dei partiti riescono a convincervi?

Sono per l’appunto programmi, a lungo termine. Sappiamo bene i tempi della politica. A patto di raggiungere in tempi record un accordo di governo non si arriverà alla piena operatività che ad ottobre. Troppo tardi per molte imprese che nel frattempo si saranno viste arrivare bollette altissime. Carlo Calenda nei giorni scorsi ha proposto di fermare la campagna elettorale e di sedersi a un tavolo per confrontarsi su questo tema. Quasi tutti sembra fossero d’accordo, in realtà questo incontro non c’è ancora stato. Per riassumere: non è stato fatto nulla.

Nel frattempo, arriveranno le spese di questa estate…

La bolletta di agosto, prevediamo, sarà molto alta per chi ha lavorato tanto, trovandosi nelle località turistiche. Altri, che invece hanno chiuso per il periodo estivo, avranno comunque costi alti visto che il ristorante non può comunque spegnere frigoriferi e quant’altro. In definitiva questi costi finiranno per incidere non solo sulla impresa, ma anche sul bilancio familiare di tutte quelle famiglie che non sanno come far fronte a queste spese.

Confcommercio in questi giorni ha programmato incontri con esponenti della politica

Si tratta di incontri esplorativi, con coloro che si candidano ad essere parlamentari della prossima legislatura di un Governo che non sappiamo quando sarà operativo. Questi politici non potranno che fare delle promesse, ma nulla di concreto per imprese che oggi sono a rischio chiusura.

Il caro bollette potrebbe portare davvero a questo?

I rincari vanno dal 300 al 150%, su bilanci di piccole imprese che stanno affrontando la terza crisi consecutiva. La prima di carattere economica prima della pandemia, poi le chiusure nel lockdown e ora la crisi energetica. Per molte era ed è impossibile pensare di fare investimenti per rinnovare le attrezzature.

Rincari che non si può pensare di far ricadere sui conti dei clienti?

Io sono un ristoratore, che conta circa 1.000 coperti al mese. Se dovessi spalmare su ogni coperto una spesa media aggiuntiva finirei per addebitare tra i 3/4 euro in più a ognuno di questo. Senza poi contare che da qui a breve potremmo aspettarci anche un ricardo dei prezzi delle materie prime. Per questo sto dicendo che risulta impossibile fare anche la benché minima programmazione per una attività che sta vivendo nella più assoluta incertezza.

E quando non si può nemmeno pensare a dei rincari?

Le attività di gioco lecito ovviamente non potrebbero nemmeno pensare di far cadere questi rincari applicando una maggiorazione di prezzo. Così come tutte quelle attività che hanno prezzi imposti.

Per queste e tutte le altre attività quale potrebbe essere una soluzione?

Riteniamo possa essere attuabile un credito di imposta accessibile a tutti, senza discriminazioni di alcun tipo. Quindi a un sistema di rateizzazione a tasso 0, anche se qui ci scontriamo con il libero mercato. Più di questo, riteniamo, che il Governo non possa fare. Non ne avrebbe il potere, non è pensabile uno scostamento di Bilancio. Ovviamente l’altra partita si gioca a Bruxelles, perché questo è un problema che deve affrontare tutta l’Europa.

Quali stimate possano essere le conseguenze di questa crisi?

Se da qui a sei mesi non ci saranno interventi in grado di tamponare l’emergenza almeno un terzo degli esercizi pubblici chiuderà. Parliamo di 100/120.000 imprese che potrebbero decidere di non alzare la saracinesca.

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