“Assistiamo oggi ad una levata di scudi da parte di alcune categorie imprenditoriali riguardo alla nuova disciplina dei cosiddetti “apparecchi senza vincita in denaro” tra i quali rientrano biliardini, calcio balilla, freccette o ping pong. Al netto delle prese di posizione segnaliamo che la direzione nazionale dell’Arci, insieme ad altri settori della promozione sociale e del volontariato, interloquisce sul tema sin da dicembre dello scorso anno con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Senza mettere in discussione la legittimità di una imposta che preesisteva all’intervento dell’Agenzia, è utile far presente che il cosiddetto “nulla osta” e le paventate regole “semplificate” di autodichiarazione consistono in una procedura da eseguire su un portale digitale utilizzando lo Spid, indicando una casella PEC, creando un’apposita anagrafica per ogni singolo ente e caricando diversi documenti per ogni singolo apparecchio”. Così in una nota l’Arci.

“Tra i vari documenti – continua l’associazione – spicca per originalità la dichiarazione di conformità, che dovrebbe avere l’intento di dimostrare che le caratteristiche tecniche di ogni singolo biliardino o ping pong non ne consentano un uso “alterato”, “fraudolento” o “difforme”. Come se un ping pong potesse trasformarsi in una slot machine non autorizzata”.

“Dall’Agenzia – aggiunge l’Arci – ci hanno spiegato che è una norma pensata per le slot machine o per apparecchi simili, che spesso generano gravi fenomeni di ludopatia e che spesso alimentano le economie della criminalità organizzata. Contestiamo che tale nuovo adempimento – in aggiunta a tutti gli altri cui con difficoltà le associazioni stanno cercando di far fronte rispetto alla riforma del Terzo Settore – debba essere a carico del piccolo circolo di volontari. Oltretutto, nella stragrande maggioranza dei casi, non ci sono introiti derivanti dalla gestione di questi apparecchi nei circoli, ed anzi spesso si tratta solo di un onore di cui il circolo si fa carico per continuare ad essere un sano presidio di ricreazione”.

“Ancora una volta – conclude la nota – la diffusa convinzione secondo cui per risolvere un problema è necessaria una norma non si accompagna all’idea secondo cui se le questioni sono molteplici la legge dovrebbe risolverle tutte”.