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Una richiesta accorata, firmata dal coordinamento calabrese delle associazioni contro i rischi del gioco d’azzardo, per chiedere agli eletti in Consiglio regionale di non approvare l’ennesima proroga per i gestori di slot machine. Oggi, infatti, a Palazzo Campanella è in programma la seduta nel quale dovrebbe essere approvata la legge che sposta al 31 dicembre 2024 il termine ultimo per l’adeguamento da parte dei titolari delle sale da gioco, delle rivendite di generi di monopolio e delle sale scommesse alle norme previste da una legge approvata in Consiglio regionale nel 2018. Lo riporta gazzettadelsud.it.

Il testo, sostenuto dall’allora presidente della commissione regionale Anti-’ndrangheta, Arturo Bova, stabiliva limiti rigidi e precisi nel settore, dove sono frequenti le infiltrazioni delle organizzazioni criminali. Per esempio, vietava il posizionamento di apparecchi da gioco a meno di 300 metri, per i Comuni sotto i 5.000 abitanti, e a meno di 500 metri per i Comuni sopra i 5.000 abitanti, da scuole, centri sociali, chiese, impianti sportivi, ospedali, banche, stazioni ferroviarie, esercizi di compravendita di oggetti preziosi (compro oro), e così via.

«Ebbene dal 2018 ad oggi – si legge in documento diffuso dal coordinamento -, ad ogni approssimarsi dell’entrata in vigore della norma, spunta qualche iniziativa del Consiglio regionale per rinviare l’efficacia della norma. L’ultima è del 2020, con la giustificazione della pandemia da Covid. Il risultato è che da quattro anni si attende l’entrata in vigore della norma ed oggi si rischia di assistere ad una nuova proroga, ed in una misura assolutamente abnorme. I fatti sono che per il prossimo 3 maggio 2022 è prevista l’entrata in vigore della norma del 2018, ma il Consiglio regionale per la stessa data è convocato per deliberare sul progetto di legge n° 60 che propone un ulteriore rinvio dell’entrata in vigore, fino al 31 dicembre 2024. Trentuno mesi di rinvio, oltre due anni e mezzo, ovvero un vero e proprio sabotaggio della legge. Un sostanziale affossamento che non risponde in alcun modo agli interessi generali».