Per risolvere la crisi economica è necessario risolvere quella sanitaria: il piano vaccinale, dunque, è fondamentale per superare le grandi difficoltà che l’Italia sta vivendo.

“Dobbiamo investire tutte le nostre risorse sulla campagna vaccinale. Bisogna vaccinare quante più persone possibile nel minor tempo possibile. Altrimenti non spezzeremo la catena di trasmissione del virus”.

Così il Presidente di Confindustria. Carlo Bonomi (nella foto), ospite della trasmissione Stasera Italia su Rete 4.

In merito alla mappatura delle “fabbriche di comunità” Bonomi ha affermato che hanno risposto all’appello 7.500 imprese. “Un atto di generosità importante da parte dell’industria verso l’Italia” ha detto, evidenziando come il tessuto produttivo avesse sempre dato la propria disponibilità, senza che purtroppo arrivassero risposte.

Il Presidente ha annunciato anche che l’Auditorium della Tecnica, il centro congressi della sede nazionale di Confindustria a Roma, diventerà entro fine aprile hub vaccinale della Regione Lazio.

Il colloquio su Rete 4 è quindi proseguito su tutti i capitoli più importanti dell’azione di Governo e sul confronto in atto con le parti sociali per contrastare gli effetti della pandemia.

Secondo il Presidente, la precondizione per un efficace utilizzo dei fondi europei nell’ambito del programma Next Generation EU, è un ambizioso piano di riforme nazionali.

Infatti, prima ancora di ragionare sull’utilizzo delle risorse che l’Italia avrà a disposizione “bisogna fare le riforme: dalla Pubblica amministrazione alla giustizia, dal lavoro al fisco. Altrimenti la macchina statale nel suo complesso non sarà in grado di garantire un’efficace messa a terra dei fondi a disposizione” ha chiarito Bonomi.

Ma è stato il tema del lavoro il fulcro dell’intervista con Barbara Palombelli. Interpellato sulla necessità di stringere un nuovo patto fra le parti sociali per affrontare la crisi sanitaria e il post pandemia, il Presidente ha risposto che di patti con il sindacato ne siano stati firmati tanti, come quello relativo ai protocolli di sicurezza nelle aziende a inizio pandemia e quelli sui rinnovi contrattuali, citando il contratto dei metalmeccanici, che il Presidente ha definito “rivoluzionario”. Bonomi ha proposto “un grande patto sulle riforma degli ammortizzatori sociali e sulle politiche attive del lavoro”, quindi sulla formazione, sul welfare e su come rendere le persone occupabili in un contesto sociale ed economico drammatico a causa del Covid-19. “In 5 anni, dal 2014 al 2019, abbiamo creato 800mila posti di lavoro, con la crisi Covid ne abbiamo persi 450mila in un solo anno. Inoltre, coloro che non studiano e non cercano lavoro, i Neet, sono aumentati di 250mila unità. I più colpiti sono giovani e donne e noi dobbiamo dare risposte a queste persone” ha sottolineato Carlo Bonomi, osservando che non è certo un decreto il solo strumento per dare queste risposte.

Nel corso del colloquio il Presidente è tornato sulla posizione di Confindustria sul blocco dei licenziamenti, che resta ferma sulla richiesta di misure per assumere, non per licenziare.

“Sui licenziamenti, come ha detto Draghi, bisogna guardare al futuro. Quindi bene il blocco fino a che c’è stata l’emergenza, ma ora serve guardare al futuro. Il Presidente del Consiglio ha detto che dal 1° luglio le aziende in CIG possono ripartire e questo non vuol dire licenziare” ha chiarito Bonomi, tornando ad evidenziare come il blocco dei licenziamenti sia diventato un blocco delle assunzioni.

Per il Presidente ogni considerazione sul futuro del lavoro e sulla tenuta social del Paese non può prescindere dalla tenuta dell’economia e delle imprese, creando i presupposi per la ripresa. È necessario difendere le aziende, anche da una eccessiva vulnerabilità nei confronti di compratori esteri che potrebbero trarre vantaggio dalla situazione di crisi in cui molte imprese italiane versano. Purtroppo, questo sta già succedendo: ci sono tanti comparti fortemente in crisi, a partire dal turismo e dalla cultura. Noi già oggi vediamo questo fenomeno in alcuni grandi alberghi di famiglia, proprietari di immobili storici, che stanno purtroppo lasciando la proprietà perché arrivano i fondi immobiliari, di speculazione, e speriamo non la malavita” ha detto Bonomi. Serve, quindi “sostenere in maniera forte questi comparti e dare la responsabilità ad altri settori, come la manifattura, di trascinare le aziende nel futuro”. Un settore che, secondo Il Presidente, rappresenta “un’Italia che tiene. L’anno scorso abbiamo scalato la classifica mondiale e da ottavi siamo diventati settimi” ha sottolineato il Carlo Bonomi, indicando come occorra agire su un doppio binario: sostenere in maniera forte i comparti che hanno sofferto di più, come il turismo e la cultura, e puntare su chi sta resistendo, come la manifattura.