È di 4,4 miliardi la dotazione finanziaria di quello che è stato definito decreto Ucraina”, approvato dal Consiglio dei ministri con l’obiettivo di difendere il potere di acquisto delle famiglie e il tessuto imprenditoriale, soprattutto quello più esposto con le nazioni in guerra. Gran parte delle risorse arriva con una tassazione del 10% sugli extraprofitti delle società energetiche. Il “menu” del provvedimento prevede:

  • taglio di 25 centesimi delle accise sulla benzina fino ad aprile;
  • bonus sociale allargato a 5,2 milioni di famiglie, che pagheranno luce e gas come l’estate scorsa;
  • bollette a rate e crediti d’imposta per le imprese;
  • golden power rafforzato.

Per abbassare il costo alla pompa di benzina, diesel e Gpl è stato approvato un decreto ministeriale che attiva il meccanismo dell’accisa mobile: se i prezzi aumentano, i maggiori incassi Iva si possono utilizzare per abbattere le accise. Il taglio adottato è di 25 centesimi, che sarà applicato da martedì 22 marzo (presumibilmente) fino alla fine di aprile. Nel frattempo sarà monitorato il mercato e se serve, ha assicurato il titolare del Mite Roberto Cingolani, si interverrà ancora “in tempo reale”.

Per contenere i rincari di luce e gas, oltre all’aumento del tetto Isee del bonus sociale per le famiglie (che passa da 8mila a 12mila euro), si consente alle imprese di rateizzare in 24 mesi i consumi di maggio e giugno e di ricorrere al credito d’imposta per l’acquisto di energia anche per il secondo trimestre. Per proteggere l’occupazione il decreto stanzia poi 150 milioni per finanziare la Cig in deroga per le industrie in difficoltà che abbiano finito gli ammortizzatori ordinari e arrivano la diminuzione dei pedaggi per l’autotrasporto (per 20 milioni) e 195 milioni per il sostegno di pesca e agricoltura. Mano tesa anche al turismo, con un credito d’imposta che coprirà il 50% della seconda rata Imu per alberghi, fiere, terme e parchi tematici.

“È importante l’introduzione di crediti d’imposta fruibili anche da parte delle imprese che non rientrano nelle consuete definizioni di imprese ‘energivore’ e ‘gasivore’. Occorre infatti contrastare le pesantissime conseguenze della crisi energetica a carico dell’intero sistema produttivo”, ma occorre “un rafforzamento della misura in termini tanto di percentuale di ristoro e di durata, quanto di una sua più ampia accessibilità”.

Così Confcommercio sulla parte del decreto contenente le misure per contrastare i rincari dell’energia elettrica, mentre sulla riduzione delle accise la Confederazione sottolinea che l’intervento “andrebbe reso più incisivo e più duraturo in ragione sia degli straordinari rincari dei prezzi industriali dei carburanti, sia dell’eccessivo onere strutturale del prelievo fiscale su tali prodotti. Si conferma, dunque, la necessità di una riforma organica della fiscalità energetica e degli oneri generali di sistema”. Importante, poi, “l’attenzione rivolta al mondo dell’autotrasporto. Occorre ora che prosegua il confronto con il Governo sul ruolo determinante del sistema logistico e dei trasporti per la competitività del Paese”. Quanto infine alla parte dedicata al turismo, “bene l’applicazione anche alle imprese della disposizione che, per situazioni di particolare difficoltà economica, consente, in caso di esaurimento dei limiti di durata dei trattamenti di integrazione salariale, di fare ricorso a ulteriori 26 settimane di ammortizzatore ordinario fino al 31 dicembre 2022”, ma le risorse stanziate a tal fine “andranno decisamente e tempestivamente adeguate, così come quelle destinate al credito d’imposta Imu per estenderne la sfera di applicazione alle componenti del turismo attualmente non previste e ai casi di riduzione del fatturato, pur sempre significativa, del trenta per cento e oltre”.