Entro 120 giorni da oggi l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, il Mef e l’Ufficio Parlamentare di Bilancio dovranno depositare alla Corte Costituzionale una “relazione informativa sul concreto assetto di mercato della raccolta del Bingo, con particolare riferimento ai profili economici-finanziari relativi alla genesi e all’applicazione” sulla norma contenuta nella legge di Bilancio 2018 che fissa a 7.500 euro al mese il canone per la proroga delle concessioni del  Bingo.

Lo stabilisce la Corte Costituzionale a proposito dei ricorsi sull’eccessiva onerosità della proroga.

La Consulta chiede a ADM, Ministero delle Finanze e Ufficio Parlamentare di Bilancio di prosentare una “analisi economico-finanziaria sulla raccolta del bingo e sull’operatività dei concessionari nel periodo precedente all’adozione della disposizione censurata, specificando il numero dei concessionari alla data di entrata in vigore della stessa, il numero dei soggetti che hanno aderito alla proroga tecnica, il numero di concessioni attualmente operanti in proroga tecnica”, “redditività media delle attività imprenditoriali oggetto delle concessioni in proroga nel periodo compreso tra il 2013 e il 2018”; “l’entità degli scostamenti da tale redditività media, anche in funzione delle diverse aree del territorio”; la “incidenza percentuale degli importi dovuto dai concessionari in base alla disposizione censurata rispetto alla redditività media”; oltre allo “stato di avanzamento della procedura selettiva delle nuove concessioni”.

 

Ritenuto che, con due ordinanze di analogo tenore letterale, il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione seconda, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 41, nonché 11 e 117, primo comma, della Costituzione, gli ultimi due in riferimento agli artt. 16,20 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (CDFUE), proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e adattata a Strasburgo il 12 dicembre 2007, questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1047, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020);

che nel modificare l’art. 1, comma 636, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2014)», la disposizione censurata, alla lettera a), differisce al 30 settembre 2018 il termine entro il quale l’Agenzia delle dogane e dei monopoli (ADM) procede alla gara per la riattribuzione delle concessioni del gioco del bingo e, al contempo, alla lettera b), eleva gli importi dovuti dai concessionari, operanti in regime di proroga tecnica, a euro 7.500 per ogni mese o frazione di mese superiore ai quindici giorni, e a euro 3.500 per ogni frazione di mese inferiore ai quindici giorni;

che, ad avviso del TAR per il Lazio, questa disposizione violerebbe in primo luogo l’art. 3 Cost., per il carattere irragionevole e sproporzionato dell’ aumento di quanto dovuto dai concessionari in regime di proroga tecnica, disposto in mancanza di alcuna indagine in ordine all’effettiva sostenibilità di tale onere e senza una correlazione con la cifra da porre a base d’asta per le nuove gare;

che la disposizione censurata si porrebbe in contrasto, altresì, con l’art. 41 Cost., poiché l’ulteriore protrarsi della proroga tecnica, in corso dal 2013, di fatto senza una precisa delimitazione temporale, priverebbe gli operatori della possibilità di valutare la convenienza economica della scelta, data l’incertezza circa l’avvio della nuova gara;

che, infine, sarebbero violati gli artt. Il e 117, primo comma, Cost., in riferimento agli artt. 16, 20 e 21 CDFUE, poiché l’irragionevolezza della disposizione censurata sarebbe in contrasto con i principi di uguaglianza davanti alla legge e di non discriminazione, nonché con il riconoscimento della libertà d’impresa;

che in entrambi i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo – con atti di analogo contenuto – che le questioni siano dichiarate inammissibili, o comunque non fondate;

che, nel giudizio iscritto al r.o. n. 99 del 2019, si sono costituite le società XXXX, quali gestori di sale bingo e parti ricorrenti nel giudizio a quo;

che le società sopra indicate chiedono, in primo luogo, a questa Corte di operare un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea, per verificare se una normativa come quella oggetto di censura, in quanto istitutiva di un regime di proroga tecnica di durata pluriennale e a titolo oneroso delle precedenti concessioni, sia compatibile con le norme europee sulla libertà di concorrenza, sulla libertà di stabilimento e di prestazione di servizi, di cui agli artt. 26, 49, 56, e 63 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), nonché in materia di evidenza pubblica;

che, in via subordinata, le parti costituite chiedono che la Corte, previa rimessione della questione innanzi a sé stessa, dichiari l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 636, lettera c), della legge n. 147 del 2013, in relazione agli artt. 3, 41, 11 e 117, primo comma, Cost., nonché in relazione agli artt. 16, 20 e 21 CD FUE, nella parte in cui prevede, per tutta la durata della proroga, l’obbligo del concessionario in scadenza di versare una somma e il divieto di trasferire i locali;

che in via ulteriormente subordinata, le società sopra indicate chiedono l’accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal giudice remittente;

che nello stesso giudizio si sono altresì costituite le società XXXX, anch’esse quali parti ricorrenti nel giudizio a quo, chiedendo che siano accolte le questioni sollevate dal TAR per il Lazio;

che, nel giudizio iscritto al r.o. n. 100 del 2019, si sono costituiti XXXX, quali parti ricorrenti nel giudizio a quo, chiedendo l’accoglimento delle suindicate questioni;

che nel medesimo giudizio si è altresì costituita l’ASCOB, Associazione concessionari bingo, quale associazione di categoria dei concessionari del bingo, intervenuta ad adiuvandum nel giudizio a quo, anch’essa chiedendo l’accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal TAR per il Lazio.

Considerato che, con due ordinanze di analogo tenore letterale, il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sezione seconda, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 41, nonché 11 e 117, primo comma, della Costituzione, gli ultimi due in riferimento agli artt. 16, 20 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (COFUE), proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e adattata a Strasburgo il 12 dicembre 2007, questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1047, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020);

che, al fine di pervenire a una puntuale ricostruzione degli elementi di fatto sui quali interviene la disposizione censurata, è necessario acquisire informazioni dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, dal Ministero dell’economia e dall’Ufficio parlamentare di bilancio, invitandoli a fornire una relazione informativa sul concreto assetto del mercato della raccolta del bingo, con particolare riferimento ai profili economico-finanziari relativi alla genesi e all’applicazione della disposizione censurata;

che, in particolare, deve essere richiesto di fornire informazioni, per quanto di rispetti va competenza, in ordine alle seguenti circostanze: l) analisi economico-finanziarie sulla raccolta del bingo e sull’operatività dei concessionari nel periodo precedente all’adozione della disposizione censurata, specificando il numero dei concessionari alla data di entrata in vigore della stessa, il numero dei soggetti che hanno aderito alla proroga tecnica, il numero delle concessioni attualmente operanti in proroga tecnica; 2) redditività media delle attività imprenditoriali oggetto delle concessioni in proroga nel periodo compreso tra il 2013 e il 2018; 3) entità degli scostamenti da tale redditività media, anche in funzione delle diverse aree del territorio; 4) incidenza percentuale degli importi dovuti dai concessionari in base alla disposizione censurata rispetto alla redditività media; 5) stato di avanzamento della procedura selettiva per l’assegnazione delle nuove concessioni.

Visti gli artt. 13 della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 12 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.

Per questi motivi la Corte Costituzionale riservata ogni altra decisione delle questioni di legittimità costituzionale promosse con le ordinanze indicate in epigrafe;

  1. l) dispone che, entro centoventi giorni dalla comunicazione della presente ordinanza, il Ministero dell’economia, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli e l’Ufficio parlamentare di bilancio, ciascuno per quanto di competenza, depositino presso La Cancelleria di questa Corte una relazione informativa in ordine alle circostanze di cui in motivazione;

2) rinvia il giudizio a nuovo ruolo.