“Un duro colpo per i concessionari del Bingo” commenta il presidente della associazione ASCOB, Salvatore Barbieri, in merito alla sentenza n. 49 della Corte Costituzionale.

“Si nota – prosegue amareggiato Barbieri – la diversa considerazione che lo Stato ha maturato nei confronti degli operatori che rappresento, rispetto ad imprenditori di altri settori. Eppure noi lavoriamo per lo Stato, per conto di questo Stato.

Leggere che «l’incremento degli oneri a carico dei concessionari in proroga tecnica, esso si inserisce in un quadro complessivo di progressiva valorizzazione dei rapporti concessori e dei vantaggi competitivi che ne derivano per i privati, in funzione di una maggiore efficienza nell’utilizzo delle pubbliche risorse» è persino offensivo.

Ci chiediamo: non conosce il Giudice le limitazioni introdotte a livello territoriale che riducono le opportunità dei concessionari? Non è stato informato il Giudice che la concessione bandita nel 2000 non ha più l’esclusiva del gioco del Bingo che oggi viene proposto online e anche in tabaccheria? Non sa che siamo stati obbligati alla chiusura per contrastare il COVID?

I canoni di proroga nel nuovo mercato dei giochi, ridisegnato dalle evoluzioni tecnologiche, che hanno aperto nuovi canali di offerta, oltre che dalle norme statali e territoriali per il contrasto al gioco problematico, sono pesantissimi per tutte le concessioni.

Impossibili da sostenere per le concessioni più piccole, la Corte non ha considerato nelle sue conclusioni gli altissimi costi di gestione delle sale che incidono moltissimo proprio sulle sale più piccole.

Questo Stato non rispetta i concessionari del gioco, ha rigettato tutte le nostre richieste e lo ha fatto consapevole che le nostre istanze sono più che giustificate.

Infatti la stessa Corte da ultimo scrive: «Il giudizio qui reso non cancella i gravi profili disfunzionali della prassi legislativa del costante e reiterato rinvio delle gare, mediante interventi che – anziché favorire il passaggio verso la nuova regolazione di questo settore di mercato – si limitano a estendere, di volta in volta, l’ambito temporale della disciplina transitoria della proroga tecnica delle precedenti concessioni. Ciò è fonte di incertezza nelle attività e nelle prospettive degli operatori e rende auspicabile, anche a tutela della concorrenza, l’approdo a un quadro normativo in tutti i suoi aspetti definito e stabile».

Se i concessionari del Bingo sono sopravvissuti in questi anni, se pochi di loro hanno chiuso, è solo per la speranza di un prossimo bando di gara, purtroppo rimandato di anno in anno.

Questa nostra fiducia nei confronti dello Stato viene ripagata con una durissima offesa al settore: siamo ancora chiusi e già sappiamo che dovremo pagare 7.500 Euro per ciascuno di questi mesi di inattività. Una follia.

Comunque – conclude Barbieri – le sentenze si rispettano e lo faremo, ma non mi sembra una decisione di legittimità costituzionale, è piuttosto un giudizio di merito politico; non comprendiamo la ragione di questo accanimento nei confronti degli operatori del Bingo”.