Il Presidente della Delegazione Trentino, Giancarlo Alberini, e il Presidente Nazionale SAPAR, Domenico Distante, scrivono a “La Voce del Trentino” spiegando le ragioni dei propri associati.

“Ci teniamo, quale Associazione Nazionale dei Gestori dei Giochi di Stato, la più antica Associazione di rappresentanza del settore del gioco pubblico che raduna circa 6000 aziende tra produzione, gestione e manutenzione degli apparecchi che occupano circa 100.000 unità lavorative, a condividere con Lei e con i lettori , alcune considerazioni,  da parte di un’intera categoria imprenditoriale.

E’ per noi particolarmente importante, per un senso di dovuta dignità professionale e fors’anche per lenire la tristezza che coglie decine di imprenditori che si vedono costretti alla chiusura, accomiatarci ricordando che tutti i componenti della filiera del gioco lecito in Trentino (ma, ci permettiamo di dire, in tutta Italia) hanno sempre operato nel pieno e convinto rispetto delle (severissime) normative che disciplinano la raccolta del gioco lecito, adempiendo, fino all’ultimo centesimo di euro, ai propri obblighi fiscali (vogliamo evidenziare – scusandoci per la materialità del riferimento – che nell’anno 2019 il gettito derivante dal prelievo erariale sugli apparecchi da gioco di competenza della Provincia di Trento è stato di 48,86 milioni di euro – fonte: relazione della Giunta Provinciale sull’attuazione della legge n. 13/2015 protocollata presso la Provincia Autonoma di Trento in data 15.10.2021).

Parliamo di attività storiche presenti in Trentino da oltre 50 anni che hanno da sempre garantito una attività legale in ambito di trattenimento e gioco di stato coinvolgendo molti lavoratori con competenze tecniche – amministrative – commerciali che oggi si trovano private del loro lavoro.

Con il 12 agosto 2022 in Trentino il comparto imprenditoriale (composto sia da noi gestori, installatori e manutentori di apparecchi su incarico dei concessionari statali, sia dagli esercenti, cioè i titolari dei locali in cui gli apparecchi sono installati), nella sostanza, scomparirà: su – circa – 65/70 sale da gioco ne rimarranno poco più di 15.

A ciò conseguirà la vanificazione di centinaia di posti di lavoro (tenga conto che ogni sala impiega in media circa 4 dipendenti) e la evaporazione di investimenti milionari fatti dalle aziende (in buon numero di natura familiare).

La tutela della salute pubblica, lo abbiamo sempre sostenuto, è essenziale, ma ci pare che ciò avrebbe dovuto essere ponderato ed equilibrato con la tutela, altrettanto necessaria, dell’imprenditoria e dei lavoratori (osserviamo – fonte: relazione della Giunta Provinciale sull’attuazione della legge n. 13/2015 protocollata presso la Provincia Autonoma di Trento in data 15.10.2021 – che nel 2019 gli utenti in carico al Serd per problematiche collegate al gioco d’azzardo patologico erano 77; nel 2020 erano 72: viene spontaneo chiederci cosa la nostra Provincia stia attendendo per impedire la rivendita di alcolici, atteso che gli utenti seguiti dal Serd per problemi relativi all’alcool si approssimano, forse superandoli, ai 2300).

In ogni caso non possiamo che prendere atto della indisponibilità manifestata dalla politica a concedere una proroga, anche solo biennale, nonostante le sospensioni totali dovute al Covid che hanno falcidiato la nostra attività; nonostante l’imminente promulgazione di una legge nazionale relativa al settore del gioco pubblico; nonostante le conseguenze assolutamente negative causate dalla attuazione di una disciplina caratterizzata da un evidente effetto espulsivo con implementazione del gioco online; implementazione della vendita della restante offerta di gioco pubblico; implementazione del gioco illegale ecc. ecc.).

Tutto questo senza contare il fatto che in Trentino Alto Adige già a  seguito della riduzione degli apparecchi disposta dalla Legge di Stabilità 2015, nel 2018 gli apparecchi di cui al comma 6 lett.a dell’art.110 Tulps sono stati quasi dimezzati (2.814 al 30.04.2018 rispetto ai 4.330 attivi al 31.12.2016) con drammatiche ricadute occupazionali e comunque, come si legge nel recente Report della Cgia di Mestre sul comparto del gioco pubblico, su scala nazionale il margine netto per le aziende del settore è in costante riduzione già da prima del lockdown per effetto dei costanti aumenti della tassazione dal 2015 ad oggi (riduzione del margine per le aziende del 27,6% a fronte di un incremento del gettito erariale del 50,4%).  

In presenza di questi dati e per effetto dell’entrata in vigore della legge provinciale anche per le sale giochi, sarebbe auspicabile comunque che sia previsto un accompagnamento delle aziende in questa difficile fase per esempio definendo, con un provvedimento della Giunta Provinciale, un periodo transitorio all’interno del quale alle sale giochi viene concesso il tempo per delocalizzare l’attività. 

Concludiamo non potendoci esimere dall’esprimere il nostro rammarico per un atteggiamento che non possiamo non ritenere piuttosto sorprendente, come cittadini, prima di tutto, come imprenditori, subito dopo.

In data 7 luglio 2022 un quotidiano pubblicava la notizia dal titolo “Sale da gioco, sì al rinvio dei divieti”, con la specificazione: “La Giunta pronta a superare la distanza di 300 metri dai centri giovanili”. In esso leggevamo: in Commissione sia l’Assessore leghista al turismo e commercio, Roberto Failoni, che il Presidente della Commissione, Claudio Ciahanno assicuratoche si troverà una soluzione con un emendamento nell’assestamento di bilancio…”.

Ebbene francamente stentiamo a comprendere: a fronte di esternazioni così nette e sicure da parte del titolare di un assessorato di enorme peso nell’ambito della nostra Provincia, non vi è stato chi – del tutto comprensibilmente – non riponeva affidamento in quella che sembrava essere una iniziativa di buona politica, vale a dire di politica attenta alla realtà dei fatti e pronta a rinvenire soluzioni rispetto alle criticità.

Tale affidamento è stato frontalmente smentito tanto è vero che, nonostante le anticipazioni dell’Assessore Roberto Failoni l’intera Giunta si è espressa in maniera negativa rispetto alla proposta di emendamento e lo stesso Assessore si è astenuto al momento della votazione.

Siamo rimasti basiti per l’assenza delle sigle sindacali alla vicenda che comporterà il licenziamento di 200 dipendenti senza contare tutto l’indotto che segue il comparto.

Facciamo un appello all’ assessore provinciale allo sviluppo economico il Dott. Achille Spinelli per avere con lui un incontro e poterci confrontare sul delicato argomento.

Va ricordato che nelle medesime distanze dai luoghi ritenuti sensibili stiamo vedendo giocare con tutte le tipologie di gioco : quali lotteria istantanea del Gratta e Vinci scommesse sportive e gioco on – line che a parità creano dipendenza dal gioco e ci chiediamo a cosa serve vietare un sistema di gioco lasciando la presenza di tutti gli altri ?

Evidentemente ci sono degli interessi dietro a queste scelte ?

Consideriamo che nell’arco di poco tempo dalla data di chiusura delle sale  il gioco legale  sarà rimpiazzato dal gioco illegale con traumatiche conseguenze in ambito sociale e sanitario senza considerare la perdita delle risorse erariali oltre i ben noti problemi occupazionali.

Certo rimane da chiedersi, a questo punto, che senso abbia avuto tutto ciò.

Con sincera gratitudine e, comprensibilmente mortificati e frustrati nella nostra dimensione di imprenditori, cordialmente salutiamo Lei ed i lettori”.

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