franzoso
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(Jamma) – I professionisti che si occupano del settore apparecchi da intrattenimento non hanno mai avuto “vita facile”, in quanto, indipendentemente all’area di competenza, si trovano al cospetto di complessità spesso sconosciute ad altri settori.

Nulla di strano, quindi, se in un’ottica di “tecnicalità” professionale, il consulente si auspica riforme che attenuino le difficoltà operative per chi gestisce apparecchi da gioco a vincita in denaro, funzionanti solo con la moneta metallica.
Ciò che “il consulente” può non conoscere, è la ragione per la quale le “complessità” siano state introdotte e i motivi per i quali “auspicarsi il loro mantenimento” (nonostante l’onere che ne deriva).
La ragione per “respingere” l’auspicio del superamento della moneta metallica, pertanto, deve basarsi su quelle considerazioni “politiche” e “sistematiche” a cui un professionista potrebbe non avere accesso.
In primo luogo vi è il profilo dell’impatto SOCIO-SANITARIO del gioco. La moneta metallica è stata (ed è ancora) un baluardo contro il gioco patologico, costringendo l’utente a delle “complessità” di attivazione del gioco che lo tutelano rispetto a ciò che nessun altro gioco lecito (e illecito) si preoccupa di prevenire: una spesa di gioco incontrollata e soprattutto un costo di attivazione del gioco elevato.
Indipendentemente da ciò che “passa” come sapere condiviso tra i media, infatti, annoverare, oggi (non 8 o 4 anni fa, ma oggi) un giocatore patologico tra gli utenti delle sole AWP a moneta è “impresa titanica”.

Chi gestisce le AWP a moneta sa di adoperare un congegno che è “l’ultimo” dei responsabili della ludopatia e combatte per la propria sopravvivenza proprio perché “sa” che le bugie veicolate sulle AWP (soprattutto quelle installate in bar e tabacchi) hanno le gambe corte.

Non c’è ricerca di mercato che non confermi l’assunto in virtù del quale l’uso di monete elettroniche conduca all’aumento dei consumi rispetto al contante, circostanza che il gioco dovrebbe pertanto vietare a prescindere dalla semplificazione o dalla bramosia di tracciabilità delle spese individuali.
In secondo luogo c’è il profilo della “differenziazione” del mercato: il gioco pubblico propone prodotti di diversa natura, alcuni “pensati” per dare “brivido da casinò”, altri per dare un sogno di vita da milionari, altri per “dare intrattenimento da adulti”, dove la differenza rispetto all’intrattenimento per “minori”, sta proprio nella diversità strutturale del premio (monete e non peluche), ma non nella “sostanza” del premio stesso (modesto – limitato – controllato – non incentivante la rincorsa della perdita, ed erogato con le medesime monete utilizzate per giocare).
Ecco quindi spiegato il motivo in virtù del quale augurarsi che il gestore (da un lato) e l’utente (dall’altro lato), possa ancora avere a che fare con awp a “moneta” e solo “a moneta”, ovvero con congegni che “non promettono né sogni né brividi”, ma offrono un intrattenimento strutturato “scientificamente”

  • per non ingenerare equivoci sul rapporto tra costo partita e vincita massima per partita (1 euro-100 euro);
  • per incentivare l’investimento di un “resto” derivante da una consumazione al bar o dall’acquisto di un prodotto di tabaccheria.

Nel nostro settore è sempre stato “di moda” il tentativo di “far fare alla slot il salto di qualità”, proponendo altri valori/sistemi di attivazione/pagamento, altri valori/sistemi nelle vincite e nei montepremi, altri parametri di avvicinamento dell’AWP alla “slot da casinò”. Chi ha a cuore “i dati” potrà constatare che “il record” di raccolta agli apparecchi AWP è stato raggiunto (e mai più eguagliato) nel 2010 (senza alcuna emergenza ludopatia all’epoca censita), da un parco macchine per il 50% formato ancora da congegni con l’originaria impostazione (50 centesimi-50 euro), e che la “ricorsa” a motori di pagamento aggressivi si è bruscamente infranta al cospetto di una preferenza maggioritaria dell’utenza verso i “titoli” basati sull’ “intrattenimento”.
Al consulente “esperto contabile” auguriamo pertanto che possa sempre assistere le imprese di gestione attraverso la preziosa professionalità di cui è portatore, lasciando però ai gestori la decisione su come dovrebbe essere fatto il loro lavoro, visto che se lo sono “creato” dal nulla, proponendosi come entità di “valore aggiunto” in un sistema pensato come “freddo e automatizzato”, ma rivelatosi come necessitante di “ umanità” (e quindi “complessità”) a 360 gradi.
Molti gestori pensano, infine, che la loro stessa presenza è legata alla moneta metallica “faticosa” da raccogliere e lavorare, e per questo non agevolmente trattabile dai concessionari. Puntare sull’assenza di evoluzione e innovazione per “resistere” è perdente, e non a caso le imprese AS.TRO sicuramente “potrebbero metabolizzare” aziendalmente anche un simile “futuro”.
Tuttavia, in materia di gioco lecito non è l’azienda – operatore ad avere il diritto di essere “al centro”, bensì l’equilibrio tra “gioco legale” e “mission istituzionale dei suoi prodotti”.
Lo scopo dell’AWP non è quello di raccogliere di più, né quello di costare di meno a chi la gestisce, ma quello di essere strumento “valido” per gli obiettivi pubblici per i quali è stata creata. La moneta metallica, su questo fronte, costituisce al tempo stesso un pilastro e una fondamenta di una scelta ancora valida del Legislatore, pensata per “introdurre legalità – controllo – gioco sostenibile” all’interno di decine di migliaia di bar che sino al 2003 erano ostaggi dei videopoker illegali. Sino al 2010 questa scelta non era in discussione, dopo ha iniziato ad esserlo, e non per colpa della “moneta metallica”.

avv. Michele Franzoso, centro studi AS.TRO

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