Le imprese hanno bisogno di risposte ora e non si può aspettare oltre. A poco più di un anno dallo scoppio della pandemia, le aziende italiane portano le ferite profonde di uno shock inatteso, diffuso e prolungato, che ancora oggi mina le fondamenta del sistema economico”.

Così Emanuele Orsini, Vice Presidente di Confindustria per il credito la finanza e il fisco, nel corso dell’audizione alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati.

La ripartenza dell’economia italiana è frenata da alcuni fattori, ha spiegato Orsini.

“Innanzitutto, il forte rincaro delle materie prime, che eserciterà una pressione al ribasso sui margini delle imprese e sul loro cash flow.

Inoltre, il forte calo degli investimenti privati (-9,1% nel 2020), che pur essendo attesi in ripresa dal 2021 (+ 9,2%), saranno frenati dal debito “emergenziale” contratto dalle imprese.

Le misure varate dal Governo durante i primi mesi dell’emergenza hanno fornito sostegni e liquidità e contribuito alla tenuta del sistema. Ma la contropartita è un forte impatto sulla struttura finanziaria”.

Guardando poi ai prestiti, questi “sono aumentati significativamente (+7,6% rispetto all’anno precedente), grazie ai finanziamenti garantiti dal Fondo di Garanzia per le PMI (con oltre 1,8 milioni di operazioni per circa 155 miliardi di finanziamenti) e da garanzia Italia di SACE (che ha garantito circa 1.800 operazioni per circa 23 miliardi di finanziamenti). Si tratta in totale di quasi 180 miliardi”.

Infatti, come stimato dal Centro Studi nel suo ultimo rapporto di previsione sull’economia italiana, il peso del debito calcolato in termini di anni di cash flow necessari per ripagare i debiti emergenziali, aumenterà in modo significativo in tutti i settori.

“In particolare – ha detto Orsini – nell’industria si passa dai 2,2 anni del 2019 ai 5,4 anni del 2021. Nei servizi da 1,9 anni a 3,8, con alcuni settori in cui la situazione è davvero critica, come il commercio (da 2,2 anni a 11,5) e l’ospitalità (da 2 anni a 5,9). Una condizione che, non lascia spazio agli investimenti”.

Per questo, ha continuato il Vice Presidente esponendo le priorità delle imprese per uscire dalla crisi Covid, “è indispensabile agire, innanzitutto, prolungando e potenziando le misure di sostegno alla liquidità. Nel medio periodo, va rafforzata la patrimonializzazione delle imprese e la diversificazione delle loro fonti finanziarie.

Per contrastare una crisi senza precedenti nella nostra storia recente, occorrono iniziative a supporto delle imprese che si collochino fuori dagli schemi.

Il mantenimento delle misure di sostegno è in questo momento necessario. Una loro revisione – ha precisato Orsini – dovrà avvenire in modo graduale, per evitare un impatto depressivo sulla nostra economia. È nostro dovere traghettare oltre l’emergenza le imprese che sono state messe in seria difficoltà dalla crisi.

Quindi, ferma la necessità di un efficiente utilizzo delle risorse pubbliche, è essenziale non abbandonare all’improvviso le realtà imprenditoriali con business solidi e capaci di creare valore e benessere.

In questo contesto drammatico – ha sottolineato Orsini – è prioritario prorogare la moratoria di legge, allungando le sospensioni dei finanziamenti bancari fino alla fine del 2021.

Le moratorie a oggi sono ancora attive per 126 miliardi, ed è indispensabile che la proroga sia automatica. Non prorogare la moratoria sarebbe come chiedere alle imprese di tornare a correre da subito con uno zaino pieno di mattoni”.

Per questo, Confindustria ha chiesto di confermare il Fondo di Garanzia per le Pmi e Garanzia Italia di Sace.

“Ma ancora più importante, come Confindustria segnala da tempo, è che si trovi una soluzione, per consentire a tutte le imprese, di allungare i tempi di restituzione dei debiti da 6 a 15 anni – ha spiegato Orsini.

“Dovrà riguardare sia i nuovi finanziamenti, sia le operazioni in essere. Si tratta di un intervento irrinunciabile che avrebbe effetti estremamente positivi per il nostro sistema”.

Infatti, secondo stime del Centro studi di Confindustria, allungando il periodo di rimborso dei debiti da 6 a 10 anni, le imprese italiane potrebbero realizzare 6,8 miliardi di investimenti in più all’anno. L’impatto sul Pil sarebbe pari a +0,3% nel 2021 e a +0,2% nel 2022, tale da riportare l’economia sopra i valori pre-crisi alla fine del prossimo anno. Questo effetto positivo, si estenderebbe anche per tutto il periodo 2021-2026.

“Naturalmente – ha osservato Orsini – si tratta di un “gioco a somma zero”, che sposta avanti nel tempo il rimborso del debito, senza ridurlo. Ma il punto, è che queste risorse, servono subito e non tra sei anni”.

Per garantire maggiore liquidità a tutti gli operatori economici, non è più differibile un intervento che renda maggiormente agevole e veloce il recupero dell’Iva relativa a crediti commerciali non riscossi.

È necessario, inoltre, ampliare l’importo massimo annuale delle compensazioni fiscali, per il 2021 sarebbe opportuno innalzare il tetto ad almeno 2 milioni di euro.

Sul piano fiscale, ha continuato Orsini, “il contesto emergenziale richiede ulteriori sforzi. Se vogliamo liberare risorse finanziarie da destinare ad investimenti e nuova occupazione, la tassazione sulle imprese va ridotta”.

Vanno scongiurati in tutti i modi nuovi e incoerenti interventi di aumento dell’imposizione fiscale. Al tempo stesso la leva fiscale va utilizzata per far confluire la liquidità su investimenti virtuosi.

A tale riguardo, è urgente evitare l’entrata in vigore della plastic tax e della sugar tax: imposte, che vanno in senso contrario agli obiettivi di sostegno alla liquidità e di stimolo alla ripartenza, penalizzando specifiche filiere produttive.

Mentre, una misura efficace e di immediato impatto per sostenere gli investimenti è il super bonus 110%. È essenziale che la misura sia prorogata a tutto il 2023 e che sia semplificata la procedura applicativa. Inoltre, anche al fine di sostenere le imprese del comparto turistico, va esteso l’ambito di applicazione della misura agli immobili detenuti dalle imprese.

Andrebbe inoltre valutata la possibilità, in via eccezionale, di consentire a tutti i soggetti passivi Irap, la deducibilità integrale degli interessi passivi, derivanti dai prestiti contratti durante il periodo di emergenza.

In linea con quanto già avviene in altri Paesi, poi, sarebbe auspicabile ampliare la possibilità di utilizzo delle perdite fiscali ai fini delle imposte sui redditi, con meccanismi di carry-back.

Infine, Orsini ha sottoposto alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati, “una riflessione su un incentivo fiscale vigoroso, a favore delle imprese che deliberino aumenti di capitale.

A queste andrebbe riconosciuto un credito di imposta pari ad almeno il 70% dell’aumento di capitale, eventualmente da utilizzare in più anni, per arginare l’impatto della misura sulla finanza pubblica.

Tale misura potrebbe essere corredata da un parallelo incentivo destinato a persone fisiche e investitori che sottoscrivono aumenti di capitale.

Si tratta comunque di interventi da coordinare nel contesto di una più ampia riforma fiscale”.

In conclusione, rispondendo alle domande dei parlamentari, Orsini ha ricordato che gli imprenditori “hanno bisogno di non sentirsi abbandonati. È indispensabile sapere che lo Stato è a loro fianco e per questo è fondamentale, prima di tutto, avere certezze”.