“I detrattori del gioco legale pensano di aver finalmente trovato la strategia per abolirlo senza affrontare pubblicamente il tema: in un dibattito pubblico o nelle aule parlamentari sarebbe infatti impegnativo trovare argomentazioni convincenti sull’opportunità di restituire, di fatto, il gioco d’azzardo alle mafie e convogliare nelle loro casse i 12 miliardi di euro che finora sono entrati in quelle dello Stato. Sarebbe curioso poi conoscere gli argomenti che userebbero per difendere l’idea, sottintesa al loro progetto e propinata da illuminati “consulenti”, secondo cui la ludopatia sparirebbe come neve al sole se l’offerta del gioco restasse ad esclusivo appannaggio della criminalità”. Così in una nota AsTro.

“Si percepisce quindi, da parte di qualcuno, l’intenzione di abolire un intero settore economico, autorizzato e regolato dalla legge, mediante un semplice atto amministrativo. Si tratta di una trovata che, seppure giuridicamente aberrante, potrebbe passare sotto silenzio grazie al momento di confusione generato dall’emergenza epidemiologica. Lo “stato di emergenza” ha attribuito al Presidente del Consiglio, mediante lo strumento del DPCM, il potere di regolare lo svolgimento delle attività imprenditoriali: nella fase critica del lockdown stabilendo la chiusura di tutte le attività ad eccezione di quelle ritenute essenziali, in quella successiva, che attualmente stiamo attraversando, di rimodulare le riaperture sulla base di valutazioni che dovrebbero attenere soltanto alle esigenze di contenimento dell’epidemia.

Seppure i DPCM sono atti del Presidente del Consiglio, è lecito ritenere che le decisioni in essi contenute vengano prese sulla base delle pressioni dei partiti che sostengono il Governo, tra cui è noto che si annidano coloro che, in nome di superiori principi etici, vogliono riportarci indietro ai tempi in cui il “gioco d’azzardo” rappresentava il core business della criminalità organizzata, incuranti di questo effetto ma soprattutto del destino di più di 150 mila famiglie di lavoratori che, ai loro occhi, non meritano la considerazione ed il rispetto riservati agli altri lavoratori. Orientare strumenti preordinati a fronteggiare uno stato di emergenza verso obiettivi estranei a tale scopo, non è solo riprovevole da un punto di vista etico-politico ma evidenzia uno sfrontato disprezzo rispetto ai principi base dello stato di diritto.

E non ci si venga a raccontare che, a parità di condizioni, si sceglie chi far “sopravvivere” sulla base di una asserita scala di “virtuosità” delle diverse attività economiche. Premesso che l’attuale legislazione di emergenza, che consente di tener ferme le imprese in forza di un atto amministrativo, non trae fondamento da una scala di valori etico-morali ma da esigenze sanitarie legate all’epidemia, riteniamo che, nell’ambito della legalità, debba prevalere, anche con riguardo alle imprese, il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione. Rappresenta inoltre una grave violazione delle libertà individuali e dello stato di diritto quella di pretendere di imporre ai cittadini la scelta su cui orientare le proprie scelte di spesa, abitudini ed esigenze.

L’invito che ci sentiamo quindi di rivolgere a coloro che evocano una società ideale in cui gli individui occupino il loro tempo libero nelle biblioteche o nei caffè letterari piuttosto che davanti ad una slot, è quello di occuparsi, se veramente vogliono concretizzare questo obiettivo, anche delle contraddizioni che dilaniano la realtà che sta fuori dalle sale giochi piuttosto che limitarsi pigramente a giudicare quello che avviene al loro interno, così da poter trovare l’alibi per coprirsi gli occhi e le orecchie rispetto a tutto il resto. Pertanto, auspichiamo che, in concomitanza con la scadenza dei termini di efficacia del DPCM 17 maggio 2020, venga autorizzata la riapertura di tutte le attività del gioco legale, ovviamente nel pieno rispetto delle regole di sicurezza necessarie per contenere il rischio epidemiologico. Altrimenti ASTRO, prendendo atto di quella che si rivelerebbe come una evidente lesione dei principi base dello stato di diritto, adotterà tutte le iniziative necessarie per ripristinare la legalità compromessa” conclude l’associazione.