Associazione Astro gioco
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(Jamma) – “Facciamo parlare i dati – scrive in una nota AsTro -: a) 6,8 milioni di euro stanziati per attività di cura / prevenzione / informazione /sensibilizzazione, ovvero per impedire che i piemontesi giochino troppo, che gli stessi si ammalino della patologia G.A.P., e per curare chi, infine, si ammala di G.A.P.
b) 3,7 milioni dal “Fondo statale” (ovvero dai famosi 50 milioni stanziati per tutta Italia), 3, 1 già stanziati dalla Regione Piemonte.

c) 2,1 milioni sono destinati al settore “prevenzione”, 4,7 milioni al settore “cura”.

d) 1.400 malati di G.A.P. sono i pazienti delle strutture sanitarie piemontesi, e che quindi vanno curati.

e) 2.000 euro è il costo-base-annuo per la loro cura (ovvero 2,8 milioni), importo che però “aumenta” se c’è bisogno di internamento o cura farmacologica, anche se in nessuna documentazione ufficiale è dato reperire costi e statistiche di accesso dei pazienti sia ai farmaci sia all’internamento in struttura (1,3 milioni di euro “in ballo”, ovvero potenzialmente in esubero).

f) Tanti di più dovrebbero essere i “malati che non si curano”, posto che tutti i sanitari piemontesi hanno stimato, attraverso la proiezione C.N.R. (adattata alla rispettiva popolazione), una incidenza epidemiologica (benché “a-tecnica” e non sanitaria visto che è riferita alla “problematicità” e non al G.A.P. conclamato) oscillante intorno all’aliquota dello 0,5% della popolazione (percentuale sostanzialmente veicolata anche dell’O.M.S. come “ineludibile” quota di utenza problematica suscettibile di tramutarsi in G.A.P.).

Se ci si ferma qui – spiega in una nota AsTro – si applaude all’iniziativa di devolvere risorse molto ingenti alla cura dei malati, e nulla osta, francamente, al farlo veramente. Tuttavia, posto che il G.A.P., per quanto “serio”, non è comparabile a fumo – alcool – cibo in eccesso, cibo dannoso, e altre dipendenze da sostanze, che in Italia “creano” 50.000 morti l’anno, vediamo quanto si è “statisticamente” sempre speso in Italia per fare la famosa prevenzione nei confronti di quei fenomeni che causano così tanti morti e così tante malattie gravi e infermità.

A fronte di una spesa media sanitaria di 2400 euro complessiva per “cittadino” (150 miliardi di euro l’anno), la prevenzione “a tutto tranne il G.A.P. “ si assesta sullo 0,5% di detta spesa (750 milioni). In tutta Italia, quindi, si spendono 750 milioni di euro per “prevenire” 50 mila morti all’anno, e decine di migliaia di casi di altre affezioni da malattie gravi, mentre si spendono “mediamente” 24 milioni all’anno di risorse statali (la differenza tra i 50 milioni del fondo e i 2000 euro che costano i 13.000 pazienti GAP), più altre decine di milioni di euro di risorse regionali (ai 3,1 del Piemonte, ai 5 del Lazio, ai 3 della Lombardia, si sommano gli stanziamenti regionali dei restanti 11 Piani Regionali anti-gap finanziati) solo per “scoraggiare” e “disincentivare” al gioco lecito con cui lo Stato pareggia il bilancio, evitando il default.

Nella presente nota l’etica è, come si vede, assente, e parimenti non vi è traccia di polemica, ma da un punto di vista strettamente “funzionale” è chiaro che in Italia si sceglie di combattere solo le battaglie di prevenzione “di nicchia”, quelle che “si candidano a risolvere una piccola cosa”, ma soprattutto quelle “nuove”, con nuovi finanziamenti e anonimi che diventano famosi esperti.

Quelle vecchie, oramai sono date per “andate”, e nessuno si sente con la coscienza a posto nel promuovere – in tempo di crisi – l’abolizione di uno “zucchero” che oggigiorno molti medici chiamano veleno, oppure a disincentivare cibi che aumentano il rischio cancro.

Però è incoraggiante che, almeno, al cospetto di un apparecchio da gioco lecito che garantisce allo Stato 13.500 euro l’anno di “solo PREU”, non si badi a spese per combatterlo” conclude AsTro.

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