L’ANBI – Associazione Nazionale dei Centri Bowling e d’Intrattenimento – porta a conoscenza la situazione del settore soprattutto a seguito delle risposte, riportate a mezzo stampa, all’interrogazione del Senatore Perosino (FI) da parte del Sottosegretario Guerra.

Di seguito la lettera inviata al Sottosegretario all’Economia Maria Cecilia Guerra e al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco (e per conoscenza al presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi).

“Gent.ma Sottosegretario siamo con la presente a richiedere la Sua preziosa attenzione per un settore quale quello rappresentato da ANBI – Associazione Nazionale Bowling e Intrattenimento che conta più di 80 imprese affiliate, in un panorama di circa 250 impianti in tutta Italia: gli addetti e i collaboratori dell’intero settore ammontano a oltre 5000 soggetti, numero che cresce in maniera significativa contando anche l’indotto di fornitori di beni e servizi. Nelle Sue risposte all’interrogazione presentata dal senatore Marco Perosino che leggiamo sugli organi di stampa, ci siamo ritrovati ad essere accomunati ai luoghi del gioco lecito in denaro e non è stata tenuta in considerazione, a nostro parere, la vera natura di questi impianti presenti ovunque nel nostro Paese.

Siamo centri bowling e dell’intrattenimento

Ristori e sostegni insufficienti

Costi utenze eccessivi anche senza utilizzo

Credito per gli affitti esaurito

TARI non uniforme e spese confermate

Aumento dell’esposizione debitoria

Un reale sostegno per sopravvivere

I centri bowling sono da sempre grandi spazi destinati all’attività sportiva e ludica delle famiglie ma non solo, coprendo una fascia di popolazione molto più ampia, in ambienti controllati e in piena tranquillità. Diversi centri operano tra l’altro con le scuole del loro territorio per la diffusione del gioco e dello sport e collaborano con tante e diverse associazioni impegnate nell’assistenza ai disabili fisici e/o mentali che hanno voluto sperimentare questa pratica sportiva e ludica riconfermando negli anni il loro interesse che è presente ancora oggi.

All’interno dei centri bowling l’offerta spazia dal gioco del bowling alla ristorazione, alla sala giochi senza premi in denaro, fino al pubblico spettacolo o allo spettacolo viaggiante in base alle dimensioni o alla scelta della gestione e questo ha sollevato il primo limite, nell’anno passato. Un limite che è tutt’ora valido, e che riguarda i codici ATECO, col risultato della mancata inclusione in parecchie disposizioni Ristori arrivando addirittura alla penalizzazione di alcuni nostri Associati che non hanno potuto accederne ad alcuno di quelli relativi al 2020. Questi centri bowling, veri e propri impianti, occupano comunque tutti strutture di grandi superfici che variano dai 1500 metri quadrati fino a superare i 10.000 in alcuni casi, impiegando per il loro buon funzionamento un numero dipendenti che va dai 6/7 per i centri più piccoli, sino ai 20/25 per i più grandi. Gli affitti oscillano dai 3000 euro mensili, fino ad arrivare in alcuni casi ai 14.000 euro per 4500 metri quadrati. L’energia elettrica ad impianto funzionante ha una media annua di spesa variabile dai 30.000 ai 90.000 euro. Ad impianti fermi la spesa utenze energia elettrica per il solo mantenimento arriva a toccare mediamente i 1000/2000 euro mensili, aggiungiamo a queste spese la TARI e a questo proposito ANBI ha rilevato tra i suoi associati, una forte discrepanza di applicazione delle varie fasce di calcolo: locali simili per metrature e offerta di servizi per l’assenza di una fascia di riferimento specifica per questa particolare attività vengono applicate fasce di riferimento come quella delle discoteche, dei cinema o della ristorazione secondo il Comune di appartenenza, a discrezione le più alte senza un oggettivo calcolo di merito. L’incentivo affitti, previsto dal Governo pari a un credito d’imposta del 60% per 7 mensilità, per quanto utile e nato con ottime intenzioni, ha presentato diverse criticità: essendo stato programmato inizialmente per il trimestre marzo/aprile/maggio 2020 (speranzosi in una veloce ripresa) era facile pensare che quel credito sarebbe stato recuperato nel trimestre finale del 2020, ma purtroppo la chiusura è stata prorogata e non solo non è stato possibile recuperarlo, ma sono state aggiunte altre 3 mensilità per un totale di 7; l’accesso a questo credito poteva avvenire soltanto se si aveva provveduto al pagamento del restante 40% (più l’IVA dell’affitto totale) entro e non oltre il 31/12/2020. Solo nelle ultime settimane l’Agenzia delle Entrate ha prorogato tale possibilità di versamento nel 2021, quando ormai gli imprenditori hanno dovuto provvedere indebitandosi ancora di più: un locale di media grandezza che paga 5000 euro più IVA al mese, ha dovuto comunque versare per 7 mesi, più di 21.000 euro senza aver mai lavorato. I mesi seguenti rimangono scoperti da qualsiasi provvedimento di sostegno aumentando l’indebitamento sia societario che privato. Ovviamente, per chi è proprietario dell’immobile rimane comunque l’IMU da pagare. Dato quanto sopraesposto è facile intuire quanto i Ristori erogati sino a ora che si aggirano mediamente sui 15/25.000 euro non siano riusciti ad adempiere al loro scopo in quanto troppo esigui rispetto all’entità della crisi abbattutasi su questo settore bisognoso di maggiori interventi immediati ma anche programmati su medio e lungo periodo. Crediamo che i Ristori debbano essere commisurati non solo sulla perdita di fatturato ma che debbano essere valutate anche le spese sino a qui sostenute e da sostenere. Il nostro settore ha come caratteristica una forte stagionalità: l’apertura consentita nel giugno 2020 non ha prodotto un reale riscontro nel lavoro ché aveva cominciato a realizzarsi timidamente solo attorno alla metà di settembre 2020. Ma la successiva chiusura di ottobre ha prodotto l’interruzione della debole ripresa e conseguente drammatica situazione deficitaria: da marzo 2020 a marzo 2021, siamo riusciti a lavorare solo nel periodo a cavallo tra settembre e ottobre con pochissimi introiti ed è facile desumere che prima di ottobre 2021 non riusciremo a riprendere un lavoro degno di questo nome: in totale quasi un anno e mezzo senza introiti. Quindi servono aiuti per arrivare a superare i prossimi mesi.

In conclusione: i nostri associati sin dal primo momento hanno preso atto delle Disposizioni stabilite dal Governo in merito all’ emergenza Sanitaria Covid 19 e immediatamente hanno provveduto attenendosi ai più rigidi protocolli di sicurezza richiesti durante le aperture ed attenendosi alle chiusure sino a qui disposte consapevoli della grave situazione sanitaria. Siamo pienamente consapevoli che la situazione sanitaria ha gravi ripercussioni economiche su tutte le attività commerciali e ci rendiamo conto che sia molto difficile per lo Stato reperire fondi tali da ristorare tutti in maniera adeguata e opportuna. Ma siamo a sottolineare questo gravissimo stato per l’intero settore che per sopravvivere ha urgente bisogno anche della Sua preziosa attenzione e degli interventi possibili per poter riprendere l’attività in un prossimo vicino futuro. In mancanza di questo molti dei nostri associati non riusciranno a superare questa crisi, chiudendo le loro attività e impoverendo in maniera sostanziale l’offerta ludica dei territori all’intera cittadinanza”.