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(Jamma) – L’associazione AS.TRO scrive «a seguito della riunione tenutasi lunedì scorso presso il Comune di Napoli, ed avente ad oggetto la regolamentazione oraria del gioco lecito, ma soprattutto analizzando alcuni contenuti emersi da internet, una “visione” errata del caso pare abbia trovato inaspettato credito».

«Ci si riferisce – prosegue la nota dell’associazione – al JINGLE demagogico secondo il quale “alle slot giocano i minori, alle scommesse no, e poi queste non fanno male”, che nessuno si sarebbe aspettato di dover ascoltare anche da parte di operatori di settore, men che meno se coinvolti da una comune situazione di crisi determinata da una disciplina oraria penalizzante al punto da pregiudicare l’esistenza stessa degli interessi leciti insediati a presidio della legalità.

Sostenere un siffatto “jingle” dovrebbe risultare offensivo per chi lo riceve, ma anche per chi fosse indotto a ricorrervi, in quanto semplicemente falso.

La verità è che ci sono ricerche scientifiche (CNR e NOMISMA) che smentiscono la predilezione dei giovani per le slot, e che “fotografano” le reali propensioni di gioco della fascia di età 14-19: Al primo posto il gratta e vinci, al secondo posto le scommesse sportive in agenzia, al terzo posto il poker on-line, al quarto posto i giochi di ruolo profilati, al quinto posto i virtual, al sesto posto le scommesse on line, al settimo posto (con il 9% totale del bacino di utenza giovanile) le slot.

Il rammarico è pertanto quello di non essere riusciti a realizzare una unità d’azione tra gli attori economici di Napoli, apparentemente scontata se solo si fosse affermata l’idea del “comune sacrificio” per il “comune risultato”, oggi, invece, a rischio per l’apparente trionfare dell’interesse particolare.

All’assessore Panini, a cui si è rivolto un analitico esposto con richiesta di incontro per approfondire la questione, AS.TRO illustrerà i termini reali delle varie soluzioni applicabili alla rimodulazione degli orari, evidenziando l’esistenza di percorsi equilibrati in grado di salvaguardare le finalità socio-sanitarie istituzionalmente perseguite con un “comune ed equamente distribuito” sacrificio da parte di tutti».

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