I tempi si allungano e questo non può che contribuire ad accrescere il malcontento e il nervosismo tra i produttori di apparecchi comma 7 (quelli di puro intrattenimento), i gestori di sale giochi e chi opera nel mondo dell’amusement (compresi i distributori di gadget).

I tempi necessari per quello che è stato definito il riordino del settore sembrano andare ben oltre le previsioni (da questa estate non sono stati fatti molti progressi) e le certezze si fanno fragili. In molti, che abbiamo avuto modo di consultare in questi giorni, si stanno convincendo che forse la scelta del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro il decreto di regole tecniche sia stata una scelta ragionevole, e questo nonostante le associazioni che aderiscono agli Stati Generali dell’amusement continuino a ribadire la loro intenzione di collaborare con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli(ADM), e di non ricorrere alla magistratura amministrativa.

ADM che, purtroppo, finora non ha fornito le risposte ai dubbi degli enti certificatori e che non sappiamo se possa rispettare i tempi stabiliti per fornire in tempi certi e brevi le procedure tecniche per iniziare le certificazione. Mancano molte, troppe certezze alle scadenze prefissate cosi come mancano certezze per l’autocertificazione del parco macchine e giochi se, come risulta ad oggi, tale autocertificazione potrà essere esibita solo per certi apparecchi e solo per quelli installati nelle sale giochi e nello spettacolo viaggiante e non nei locali pubblici o bar.

Come del resto resta ancora incerta la situazione delle redemption esistenti che, pur avendo pagato l’imposta sugli intrattenimenti, restano in una sorta di limbo “regolatorio”, dove la regolarità starebbe nel fatto di funzionare solo se non distribuiscano tickets.

Tornando al ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, che a quanto sappiamo ha non poco infastidito qualche rappresentante associativo o grandi gruppi, rimanda a una metafora: quella del giovane pastore Davide, contro il potente guerriero filisteo Golia.

Uno scontro “improbabile”, vale a dire una situazione sfavorevole, una disabilità svantaggiosa o una sfida proibitiva.

Ma cosa c’è di proibitivo in questo “confronto”? Non sappiamo ovviamente quale sarà l’esito, ma sappiamo invece cosa significa. E’ il segnale di un disagio importante, quello di centinaia di piccoli imprenditori disorientati e amareggiati. Disillusi da una parte e decisi a non rinunciare alla loro attività, portata avanti con ottimismo anche in questi due anni difficili per tutti e soprattutto per chi opera nel turismo e l’intrattenimento. Oggi molti di loro si ritrovano in gruppi spontanei a confrontarsi sul da farsi, quotidianamente.

Oggi a loro si chiede un salto di qualità, nel rispetto delle regole e nella chiarezza. Ma a quale prezzo? In questo evidente momento di incertezza e di silenzi (le associazioni non riescono ad avere un “contatto” con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, che formalmente emette la decisione finale in forma di d.P.R., vede in realtà come reali protagonisti il Ministero competente e, soprattutto, il Consiglio di Stato il quale è chiamato a rendere un parere vincolante per la decisione finale e dunque, de facto definisce egli stesso l’esito del ricorso.

Il ricorso straordinario al capo dello stato è in realtà alternativo alla via giudiziaria, per cui se si utilizza questo strumento, poi non si può più ricorrere ai T.A.R. o al Consiglio di Stato. Ovvero una alternativa allo scontro a cui si pensava. m.c.