“Nel processo di riordino si arrivi a una biforcazione da una parte il gioco con vincita in denaro e dall’altra senza vincita e di abilità, servono due percorsi distinti. Dovrebbe occuparsene il Mise di quest’ultimo settore. Bisogna essere chiari, le Regioni non possono individuare le tipologie di gioco lecito, però oggi diventa tutto pan-salutistico, qualsiasi divieto o restrizione assume un’ottica salutistica.

Ho trovato disposizioni palesemente orientate anche a disciplinare il gioco, non solo a proteggere i cittadini da rischi potenziali per la loro salute. Attenzione perchè il legislatore regionale fa invasioni di campo molto importanti che vengono tollerate perchè c’è questo clima che definirei di ludofobia. In questo panorama, finchè non ci sarà una chiamata di sussidiarietà da parte dello Stato, non si potrà fare nulla, serve un intervento dello Stato così come ha fatto per le reti di telefonia. Serve un contesto normativo chiaro e certo, tutto questo non è né per il comma 6 né per il comma 7”. Lo ha detto l’avvocato Cino Benelli alla tavola rotonda “Quale futuro per l’amusement – Tra divieti e confusioni, a rischio migliaia di aziende” tenutosi a Enada Roma.

Per Maria Francesca Renzi (Università Roma 3): “Siamo alla fase due della nostra ricerca. Il gioco è parte della vita e da una parte è utilizzato per modificare comportamenti e dall’altra per creare forme di fedeltà. Il gioco è trasversale nella vita, sia nelle sale giochi che fuori le persone entrano in contatto con queste realtà. La sala giochi può essere un luogo aggregativo tra persone di diverse fasce di età, non si può negare però che possono esserci degli stimoli che possono portare a comportamenti che tendono verso una determinata direzione. All’interno del nostro gruppo di lavoro abbiamo integrato una figura che studia il comportamento, per permettere di interpretare i risultati. Il tema della gamification è fortemente presente a livello internazionale. Ne sono colpite ancora di più le nuove generazioni e dovete trovare un modo di operare che vi faccia emergere soprattutto in un’ottica positiva. Come tempistiche spero di concludere questa fase della ricerca basata su interviste prima di Natale. Ormai il vostro è un settore facile da attaccare, la cosa importante è la comunicabilità”.

E’ quindi intervenuto Domenico Distante (presidente Sapar): “Le sale giochi posso dire che non hanno mai fatto male a nessuno, vi sono cresciute generazioni di ragazzi, che all’interno si sono fatti un carattere. Oggi tutto questo con la tecnologia non c’è. Purtroppo le sale giochi sono sparite per circa l’80%. Il gioco di puro intrattenimento è per noi al primo posto come quello con vincita in denaro, da parte nostra c’è totale apertura e disponibilità, tutti insieme cerchiamo di far cambiare regole che non stanno né in ciel né in terra. Noi da qualche mese stiamo cercando di intervenire sulla comunicazione, stiamo iniziando a spiegare le nostre ragioni, la nostra linea è ben precisa. Possiamo fare tutti gli studi che vogliamo, ma dobbiamo far capire alla politica chi siamo e cosa facciamo. Per fortuna abbiamo avuto delle aperture, ma come si fa a vietare il gioco di puro intrattenimento ai minori di 18 anni?”.

Vanni Ferro (presidente New Asgi): “Oggi il nostro target sono le famiglie, le nostre sale sono rivolte a loro. Quindi non capisco questa pericolosità di cui si parla. Pochi ci hanno ascoltato in questi ultimi anni. Lo studio che vogliamo fare serve perchè dobbiamo essere trasparenti, c’è un muro di diffidenza contro di noi che dobbiamo combattere con trasparenza e dati certi. Dobbiamo investire sulla salvaguardia delle nostre sale”.

Mauro Zaccaria (Presidente Fee): “Il gioco in Romagna è vissuto come un momento familiare, fa parte della vacanza. Non so se non ci saranno più le sale giochi, sarebbe un forte cambio di tradizione. C’è gente che quando va in vacanza sa che andrà in sala giochi”.

“Come sempre siamo gli artefici di noi stessi, dobbiamo lottare. Il problema è che davanti agli interlocutori di oggi, per un motivo o per un altro, il nostro sforzo appare spesso inefficace, per questo dobbiamo lottare tutti insieme” ha concluso Alessandro Lama (presidente federazione Amusement Confesercenti).

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