franzoso
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(Jamma) L’avvocato Michele Franzoso (Centro Studi As.Tro) commenta l’ipotesi lanciata dal procuratore nazionale Antimafia, Cafiero De Raho, per il controllo delle sale gioco.

“Il Procuratore Nazionale Antimafia, Cafiero De Raho, è tornato recentemente ad evidenziare la criticità delle sale dedicate ai fini delle infiltrazioni mafiose, dopo aver – in precedenza – suggerito l’utilizzo degli agenti sotto copertura per monitorarne le attività.

AS.TRO ritiene che la generalizzazione con la quale si è mediaticamente veicolata la valutazione del magistrato sul segmento degli ambienti dedicati al gioco, non rifletta l’esatta portata dell’analisi compiuta dalla D.D.A., concentrata a dar conto della complessiva rete di “interessi” malavitosi, tra i quali, anche il gioco, tanto quello allestito con attività lecite e autorizzate, quanto quello totalmente illegale. Tuttavia, è evidente come l’eccessiva sequela di casistiche critiche, concentrate negli ultimi tempi sulle sale dedicate, meriti un approfondimento e un attento monitoraggio.

Come sanno i frequentatori dei corsi di formazione dell’Emilia Romagna e delle Marche, AS.TRO visita annualmente -e a campione- circa 200 locali dedicati appartenenti agli iscritti, al fine di acquisire ed aggregare alcuni dati, relativi alle modalità di conduzione dell’attività, all’interno di cluster sensibili (es.: il presidio all’ingresso e all’utenza, quantità e professionalità del personale, condizioni interne dell’ambiente, presenza della cartellonistica Balduzzi, modalità di pagamento delle vincite VLT, ecc.).

I risultati di dette ispezioni sono sempre stati utilizzati esclusivamente per intuire le implementazioni specifiche alle didattiche formative e motivazionali, ma hanno anche insegnato “molto” altro.

AS.TRO, anche alla luce delle cospicue risorse pubbliche che un’iniziativa come quella in oggetto comporterebbe, ritiene di poter indicare alcuni percorsi selettivi, esauriti i quali sarebbe più agevole comprendere la necessità (o meno) dell’adozione degli “agenti in incognito”.

Il punto di partenza della nostra riflessione è che una detta iniziativa, se allestita sin dall’inizio in modo generalizzato sull’intera platea degli oltre 6.000 punti vendita autorizzati ex articolo 88 T.U.L.P.S., rischia di essere tanto costosa quanto inefficace e, per di più, generatrice di un precedente circa l’ “approccio poliziesco ai contesti economici” che nessuno auspicherebbe (a cuor leggero), per esempio, all’interno di banche, multinazionali, studi professionali a respiro internazionale, ecc.

Vediamo, nel dettaglio, in cosa consistono i percorsi selettivi:

  1. in primo luogo, rileva la “scrematura” preventiva dello storico delle operazioni di identificazione dell’utenza e di registrazione delle operazione/transazioni.
  2. in secondo luogo, rileva l’analisi dello storico delle vincite archiviato nelle piattaforme. L’idea di fondo è quella secondo la quale l’illegalità non si celi dietro un singolo e semplice errore ma sia, invece, rivelata dalla serialità di alcuni fenomeni di negligenza forieri di colpa grave o dolo. Due esempi per chiarire.

Entrambe le analisi possono essere poi automatizzate “a regime” attraverso appositi algoritmi e condivisioni di banche dati.

Sul primo criterio.

Attraverso un’apposita lavorazione telematica, ogni concessionario può fornire l’associazione tra “singolo punto vendita” e “operazioni di identificazione-registrazione” attuate presso la location. La disamina di detta lavorazione consentirà l’emersione delle anomalie evidenti, quali la ricorrenza di un ristretto numero di vincitori o scommettitori (per nominativo, per nazionalità, per sistematicità, per esaustività rispetto all’intero bacino di utenza).

Sul secondo criterio.

Nell’attesa del varo del c.d. “ticket intelligente”, in grado di identificare chi scarica l’importo dei crediti caricati senza giocare, le piattaforme possono essere interrogate per censire i soggetti che effettuano questa operazione per importi superiori ai 500 euro e gli ambienti in cui praticano maggiormente questa operazione.

Individuati i punti vendita maggiormente esposti agli “incroci di anomalie”, si potrà poi procedere ad una ispezione amministrativa finalizzata alla verifica della corretta tenuta del nuovo registro delle operazioni di registrazione ed identificazione (che le recenti modifiche normative hanno imposto anche alle sale come autonomo adempimento anti-riciclaggio). Detto step consentirà agevolmente di verificare se alle anomalie statistiche, si sommano negligenze già contemplate come sensibili ai fini del nuovo “registro anti-riciclaggio”, introdotto con l’ultima Legge di bilancio, nonché altri fenomeni già previsti dal TULPS come ostativi al mantenimento della licenza (presenza di pregiudicati, interposizione fittizia di giocatori, illecita installazione di terminali diversi dalle VLT).

Un’operazione di controllo su larga scala, così ottimizzata, consentirebbe agli operatori di ottenere la più preziosa delle ricompense per i costi e i sacrifici sostenuti nell’adempimento scrupoloso delle norme e delle procedure di controllo: l’espulsione della concorrenza sleale e dei fenomeni generativi della bad reputation.

Solo in caso di eventuale insufficienza delle indagini selettive, l’idea di inserire agenti sotto copertura all’interno di siti aziendali potrà essere ri-considerata ma, soprattutto, calibrata in quell’ottica di “eccezionalità” che contraddistingue l’utilizzo di strumenti di indagini di polizia giudiziaria in capo a soggetti ancora formalmente non sospettati di nulla se non di fare un mestiere “delicato” e “difficile”.

 

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