Il titolare di una impresa di gestione di slot del napoletano è ricorso al Tribunale Civile di Roma contro una società concessionaria di rete chiedendo l’annullamento di una domanda di ingiunzione per il mancato pagamento di penali che il concessionario ha contestato per la consegna, avvenuta in ritardo, dei PDA a seguito del distacco di alcune slot.

Il recesso da parte del concessionario era avvenuto a seguito della entrata in vigore della norma che imponeva una riduzione del numero delle slot installate sul territorio nazionale. Il giudice del Tribunale romano ha rigettato sia la domanda riconvenzionale formulata per il recesso del contratto da parte del concessionario che la richiesta nel dichiarare non dovuta la penale per la restituzione dei PDA. La domanda di ingiunzione era stata però proposta dalla ricorrente anche in relazione alle ulteriori
somme di euro 1.056,98 e di euro 11.100,00 (per l’ammontare complessivo di euro 12.156,98), a
titolo di penali, rispettivamente dovute per il ritardo nella corresponsione degli importi pagati a seguito della notificazione del decreto e, nell’altro caso, per la mancata restituzione dei
37 dispositivi che consentivano il collegamento di esse alla rete telematica, essendo stato convenuto in contratto il pagamento dell’importo di euro 300, per ciascuna dotazione non restituita.
L’opponente ha contestato che la penale per il ritardo nel pagamento fosse dovuta, allegando che la
previsione di essa nel contratto si rivelasse vessatoria, oltremodo gravosa ed ingiustificata; ha poi
negato il diritto della ricorrente di esigere il pagamento dell’ulteriore importo di euro 11.100,
affermando che la restituzione dei dispositivi non le fosse stata richiesta e di avervi comunque
provveduto, cosicché la penale fosse inapplicabile essendo stata convenuta per la sola ipotesi di
mancata restituzione degli apparecchi e non anche per l’eventuale ritardo nella restituzione di essi
(ove questo fosse in ipotesi riscontrabile, in difetto della previsione di alcun termine).
L’opposta ha contestato entrambe le deduzioni, affermando che entrambe le penali dovessero
ritenersi esigibili in forza delle pattuizioni contrattuali sottoscritte tra le parti.
Quanto alla prima penale prevista, rileva il giudicante che l’opponente non abbia neppure compiutamente allegato le ragioni per le quali dovrebbe ritenersi la stessa ingiustificata,
data l’incombenza sul concessionario, nei confronti del quale le somme avrebbero dovuto essere
tempestivamente corrisposte, stringenti obblighi di riversamento di esse nei confronti della
Pubblica Amministrazione, il cui mancato assolvimento è sanzionato anche con la revoca della
concessione. In relazione all’altra penale, l’opponente ha dedotto che l’applicazione di essa nei
suoi confronti non fosse stata giustificata avendo provveduto alla restituzione dei dispositivi e non
essendo stata pattuita la penale per il mero ritardo bensì per la mancata restituzione di essi.
L’opponente ha comunque dedotto che non le fosse stata mai rivolta alcuna richiesta di restituzione
dei Pda da parte dell’opposta, cosicché non potesse neppure ritenersi la tardività di essa , di avere
anzi cercato di comprendere, all’atto della comunicazione da parte dell’opposta del recesso dal
contratto, se dovesse effettivamente restituire i dispositivi ed eventualmente come dovesse
provvedervi e di non avere mai ricevuto istruzioni, tanto che aveva maturato la convinzione di
dover smaltire quanto in suo possesso.
La parte opposta ha documentato, però, di avere inviato la richiesta di restituzione dei dispositivi
Pda assegnati all’opponente in comodato d’uso (recante anche l’indicazione del luogo (magazzino)
nel quale essi avrebbero dovuto essere consegnati), in data 30 aprile 2018, fissando il termine di
dieci giorni e la ricezione della mail non è stata neppure specificamente contestata da parte
dell’opponente; ha poi sottolineato come la restituzione dedotta dall’opponente avesse poi
riguardato soltanto 14 dei 37 dispositivi in dotazione e fosse comunque avvenuta oltre un anno dopo la richiesta e dopo la notificazione del decreto ingiuntivo con il quale era stata avanzata l’istanza di
pagamento della penale.
Ritiene il giudicante che la restituzione parziale dei Pda non infici la legittimità della pretesa
dell’opposta di esigere il pagamento in suo favore della penale, avendo riguardato un numero
limitato di apparecchi ed essendo comunque avvenuta anche per essi dopo ampio lasso di tempo
dalla cessazione del rapporto contrattuale e dalla ricezione della richiesta di restituzione, ovvero
allorché il diritto al pagamento della penale fosse già ampiamente maturato in capo all’opposta.
Per tali ragioni, si ritengono infondati i motivi di opposizione con riferimento all’ingiunzione di
pagamento pronunciata nei confronti dell’opponente in relazione alle somme dovute a titolo di
penale.
Si ritengono del pari infondate le domande riconvenzionali formulate dall’opponente nei confronti
dell’opposta, sul presupposto dell’illegittimità dell’esercizio da parte sua del diritto di recesso:
invero, alla luce dell’intervenuta pattuizione, nel contratto costitutivo del rapporto, del diritto delle
parti di recedere da esso con preavviso di sei mesi, non può che ritenersi legittima la condotta della
parte opposta, tanto più che la stessa non potrebbe certamente ritenersi abusiva, in virtù del fatto che
l’esercizio del diritto è stato giustificato dal mutamento del contesto normativo, ricostruito dalle
parti, che ha imposto ai concessionari la progressiva riduzione dei c.d. NOE (nulla osta di esercizio)
ed è stato operato, secondo allegazione neppure contestata da parte dell’opponente, in relazione al
rapporto con il gestore, poiché produceva dei livelli medi di raccolta di gioco al di sotto della media nazionale e regionale, e quindi in conformità ai parametri indicati dal legislatore.
Alla luce di quanto sopra, va dichiarata la parziale cessazione della materia del contendere in
relazione alla pretesa avanzata da parte della ricorrente per ingiunzione e per l’effetto la revoca del
decreto ingiuntivo opposto e la condanna della parte opponente al pagamento nei confronti
dell’opposta della somma di euro 12.156,98, oltre interessi come già liquidati nel decreto ingiuntivo
opposto e sono respinte le domande riconvenzionali formulate dall’opponente nei confronti
dell’opposta.

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