Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di un concessionario e dichiarata l’illegittimità “delle modalità con le quali è stato ripartito proporzionalmente tra i vari concessionari l’onere impositivo” relativo alle penali applicate per la presenza di slot in esubero rispetto al numero stabilitocome da legge 13 dicembre 2010

Per i giudici la somma è stata calcola “prescindendo totalmente dalla data di installazione dell’apparecchio in esubero e in tal modo applicando la sanzione anche a carico del concessionario più diligente, che abbia, cioè, installato un numero di apparecchi conforme a quello assentito in una determinata ubicazione”

 

Di seguito il testo integrale della pronuncia

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Stralcio)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale xxxx del 2013, proposto da
XXXXX, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli Avvocati Annalisa Lauteri e Luigi Medugno, con domicilio fisico eletto presso il loro studio in Roma, via Po n. 9, e domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

contro

l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio fisico presso la sede di quest’ultima in Roma, via dei Portoghesi n. 12, e domicilio digitale presso la sua PEC;

per l’annullamento

– della nota prot. n. 2013/16303/Giochi ADI, in data 5.8.2013, della Direzione Centrale Giochi e Monopoli, avente ad oggetto: “adempimenti di cui all’articolo 1, comma 81, lettera f) della legge 13 dicembre 2010, n. 220: ripartizione somme eccedenza determinata compresenza di apparecchi riferibili più concessionari nei mesi gennaio-agosto 2011”;

– di ogni altro atto preordinato, presupposto, coordinato e/o connesso.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza di smaltimento tenutasi in modalità da remoto il giorno 26 novembre 2021 il Cons. Rita Tricarico e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

 

FATTO e DIRITTO

1. La Società ricorrente è concessionaria dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per il servizio di attivazione e conduzione operativa della rete per la gestione telematica del gioco lecito con vincite in denaro mediante apparecchi ex art. 110, comma 6, del T.U.L.P.S..

1.1. Si evidenzia che, in base all’art. 1, comma 81, della legge n. 220/2010: “Al fine di un più efficace contrasto del gioco illecito e dell’evasione fiscale nel settore del gioco, l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato…realizza nell’anno 2011 un programma straordinario di almeno trentamila controlli in materia di giochi pubblici, con particolare riferimento ai settori del gioco on line, delle scommesse nonché del gioco praticato attraverso apparecchi da intrattenimento e divertimento; in relazione a quest’ultimo, in particolare, il programma dei controlli ha l’obiettivo:

f) di ripartire fra tutti i concessionari per la raccolta del gioco attraverso apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, in proporzione percentuale al numero di apparecchi che agli stessi risultano formalmente riferibili in relazione al numero dei nulla osta rilasciati, il pagamento delle somme di cui alla lettera d) per gli apparecchi che, all’esito della ricognizione, risultano in eccedenza ma non riferibili a un singolo concessionario; di prevedere, fermo restando quanto disposto dagli articoli 39 e seguenti del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni, e dall’articolo 110, comma 9, del testo unico di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e successive modificazioni, il pagamento delle somme di cui alla lettera d), anche per gli apparecchi non muniti del nulla osta, da parte dei soggetti responsabili dell’installazione degli apparecchi medesimi”.

2. Con nota in data 15.06.2012 detta Agenzia ha comunicato che, al fine di dare applicazione al citato art. 1, comma 81, lett. f), aveva provveduto ad effettuare “l’estrazione dei dati relativi alle ubicazioni per le quali, con riferimento ai mesi da gennaio ad agosto 2011, è stata rilevata un’eccedenza rispetto ai limiti stabiliti dalle regole al tempo vigenti per il contingentamento degli apparecchi comma 6, lettera a) del T U.L.P.S., non riferibile ad un singolo concessionario di rete e determinata dalla compresenza nella medesima ubicazione di apparecchi riferibili a più concessionari”.

Vi ha allegato un file excel, dal quale risultava: “sulla base di quanto contenuto in banca dati AAMS/SOGEI, la percentuale di spettanza di codesto concessionario per la ripartizione degli importi di cui in argomento per ciascuna ubicazione e per i periodi di competenza, con l’indicazione dell’importo da corrispondere”.

Successivamente l’Agenzia ha concesso termine entro il mese di gennaio 2013 per verificare “la corrispondenza dei dati trasmessi in allegato relativamente agli apparecchi rilevati in sovrannumero con quelli in proprio possesso, ovvero [per] riscontrare, con la trasmissione allo scrivente di analogo file su supporto ottico non riscrivibile, le circostanze che possano comportare una variazione del numero di apparecchi in sovrannumero per ciascuna ubicazione con riferimento ai periodi in relazione ai quali devono essere corrisposti gli importi di cui alla legge 13 dicembre 2010, n. 220, articolo 1, comma 81, lettera J. Qualora, invece, con riferimento a ciascuna ubicazione e ai periodi in considerazione, codesto concessionario abbia già provveduto al pagamento con F-24 degli importi individuati, tale circostanza dovrà essere indicata nel medesimo file, da trasmettere entro il termine sopra individuato”.

2.1. Con nota datata 31.01.2013, la ricorrente, esaminati gli atti allegati nella nota del 15.06.2012, integrati da quelli resi disponibili in sede di accesso, ha preliminarmente eccepito l’erroneità del criterio di calcolo utilizzato nel caso di esercizi in cui opera una pluralità di concessionari, basato, non sull’effettiva addebitabilità dell’eccedenza, bensì sul numero dei nulla osta intestati al singolo concessionario e presenti nel punto vendita.

Inoltre ha evidenziato ulteriori tipologie di incongruenze riscontrate, quali: discordanze tra il file allegato alla comunicazione del 15.06.2012 e quelli presenti all’interno del CD Rom consegnato in sede di accesso; eccedenze apparenti di apparecchi collegati all’interno dei punti vendita (casi di sostituzioni di apparecchi all’interno del punto vendita, ovvero disinstallazione di un apparecchio collegato); eccedenze per le quali la Società aveva già provveduto al versamento del contributo previsto; discordanze tra il contenuto del file c.d. “Multi contingentamento sintetico” e quello analitico.

Ha infine rilevato numerosi casi di non corrispondenza tra quanto indicato nei dati forniti dall’Amministrazione e quanto censito nella propria banca dati e comunicato all’Amministrazione stessa in relazione alle tipologie di punti vendita nonché alla estensione superficiale degli stessi.

In conseguenza di ciò ha contestato la debenza delle somme indicate nella tabella excel.

2.2. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha, quindi, inviato la nota datata 5.8.2013, con la quale ha dichiarato di applicare il criterio di imputabilità oggettivo in relazione agli apparecchi, all’esito della ricognizione risultanti in eccedenza ma non riferibili a un singolo concessionario.

3. Avverso detta ultima nota è stato proposto il ricorso in epigrafe, affidato ai seguenti motivi di censura: violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 81, della legge 13.12.2010, n. 220 – violazione e falsa applicazione della circolare prot. n. 2010/15776/Giochi/ADI del 6.5.2010 – eccesso di potere per carenza di istruttoria, difetto di motivazione e manifesta contraddittorietà.

3.1. L’interpretazione data dall’Amministrazione, oltre a confliggere con il dato letterale della norma, contrasterebbe anche con quanto affermato dalla stessa proprio con riguardo alla rilevazione delle eccedenze di apparecchi “di Terzi” (cfr. Circolare AAMS in data 6.5.2010, pag. 11, lett. v), laddove, con riguardo alla verifica del rispetto delle regole sul contingentamento, si affermerebbe che si deve aver cura di evidenziare “in caso di violazioni riscontrate, la data di installazione relativa a ciascuno degli Apparecchi di Terzi”, per cui la verifica della priorità di installazione rappresenterebbe un adempimento imprescindibile per l’esatta verifica di ipotesi di eccedenza, al quale anche la norma in parola non poteva non fare riferimento.

3.2. Infatti il più volte richiamato comma 81 presupporrebbe il criterio di imputabilità basato sulla data di installazione della macchina (criterio poi semplicemente fatto proprio dal decreto direttoriale del 2011), giacché, alla lettera b), nel descrivere l’attività di ricognizione che l’Amministrazione deve svolgere in adempimento della legge, si dice espressamente che essa deve consistere nell’identificare “quali e quanti apparecchi risultino installati in ciascun esercizio commerciale, locale o punto di offerta del gioco in eccedenza rispetto ai parametri numerico-quantitativi già stabiliti a tale riguardo con decreti dirigenziali dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato”.

3.3. Spetterebbe dunque all’Agenzia (e per essa a SOGEI) individuare nei singoli casi i concessionari responsabili della eventuale eccedenza, attraverso il raffronto dei dati riferibili ad ogni singolo concessionario, in quanto la banca dati dell’Agenzia sarebbe l’unica in possesso del dato integrato relativo a tutti i concessionari, che può fare luce sull’effettiva addebitabilità di eventuali ipotesi di eccedenza.

3.4. Del resto la lettura della norma appena illustrata risulterebbe essere l’unica costituzionalmente orientata, atteso che una disposizione – sia pure di rango primario- che sancisca un’ipotesi di imputabilità oggettiva di un fatto, senza peraltro che ciò trovi giustificazione alcuna nella protezione di particolari valori o interessi sottesi alla vicenda, non si giustificherebbe in conformità al disposto degli artt. 3, 24 e 27 Cost..

3.5. Perciò occorre verificare l’attività contestuale di un numero di apparecchi superiore a quello previsto come limite.

3.6. Numerosissimi sarebbero i casi di c.d. eccedenza apparente, rilevata dai dati forniti dall’Amministrazione, posto che gli apparecchi apparentemente in esubero potrebbero essere stati oggetto di spostamento nello stesso giorno o nei giorni immediatamente precedenti o successivi e non avere in alcun modo generato ipotesi di eccedenza effettiva.

3.7. L’Amministrazione avrebbe sostanzialmente operato una sorta di inversione dell’onere della prova a carico dei concessionari, affermando che “se dal confronto dei dati in possesso di ciascun concessionario con quelle trasmessi da AAMS, sono state accertate delle incongruenze in merito alla tipologia degli esercizi ed alla superficie degli stessi, si ribadisce la possibilità per il concessionario di fornire ogni informazione utile, con apposita documentazione, sempre a data certa, sulla tipologia dell’esercizio, nonché sulla corretta estensione dell’ubicazione”.

4. Si è costituita in giudizio l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

4.1. Fissata l’udienza di smaltimento dell’arretrato del 26.11.2021 per la decisione del ricorso, essa ha in data prodotto una memoria difensiva.

4.2. Ha in primis eccepito il difetto di giurisdizione, assumendo che, avendo le somme richieste con l’atto impugnato nel presente giudizio propriamente natura di corrispettivi per il mantenimento in esercizio di apparecchi eccedenti il numero prestabilito, la giurisdizione apparterrebbe al Giudice ordinario.

4.3. Nel merito l’Agenzia ha rilevato che le lettere d) e f) del comma 81 sono relative a due casistiche in caso di accertata eccedenza: l’ipotesi di un unico concessionario che abbia installato presso uno o più esercizi un numero di apparecchi superiore a quello consentito (lett. d), con la possibilità di mantenerli, previo pagamento, fino alla data di adozione del decreto di cui alla lett. g), di una somma mensile pari a euro 300; l’ipotesi (lett. f) della compresenza di più concessionari all’interno di un medesimo esercizio, con obbligo di ripartire fra tutti, in proporzione percentuale al numero di apparecchi agli stessi riferibili in relazione al numero dei nulla osta rilasciati, il pagamento delle somme di cui alla lettera d) per gli apparecchi in eccedenza.

L’Amministrazione ha proceduto, a suo tempo, ad effettuare una ricognizione delle ubicazioni presso le quali è stata rilevata un’eccedenza rispetto ai limiti quantitativi vigenti pro tempore, non riferibile ad un singolo concessionario, bensì alla compresenza nello stesso esercizio di apparecchi riferibili a più concessionari, comunicando il risultato agli Uffici territoriali e rendendolo disponibile in Banca dati, al fine di consentire agli stessi l’inoltro delle relative contestazioni.

Ai fini della determinazione delle somme dovute da ciascun concessionario, è stato preso in considerazione il numero di apparecchi presenti nel giorno del mese in cui è stato rilevato il massimo livello di presenza di apparecchi nello stesso esercizio e su questa base è stata determinata la proporzione percentuale mensile da richiedere a ciascun concessionario, tenuto conto del rapporto fra totale degli apparecchi del singolo e totale degli apparecchi transitati almeno un giorno al mese nella stessa ubicazione.

L’Amministrazione non potrebbe determinare quale fra gli apparecchi insistenti in un determinato esercizio sia opportuno scollegare dalla rete, essendo tale decisione rimessa alla iniziativa imprenditoriale dei concessionari ed esercenti.

5. Pure la ricorrente ha depositato memoria, anche di replica rispetto a quella prodotta dalla resistente, affermando la sussistenza in concreto della giurisdizione del Giudice adito e controdeducendo alle difese di controparte.

6. Nell’udienza suindicata, svoltasi in modalità da remoto, il ricorso è stato trattenuto in decisione.

7. Preliminarmente il Collegio deve darsi carico di vagliare l’eccezione di difetto di giurisdizione mossa dall’Agenzia intimata.

7.1. Essa va disattesa, dal momento che con l’impugnativa proposta in questa sede non si fa direttamente questione del quantum dei corrispettivi, ma a monte si contesta l’esercizio del potere discrezionale da parte dell’Agenzia nella loro determinazione e nella stessa individuazione dei soggetti tenuti al loro versamento.

8. Nel merito deve in primo luogo si rilevarsi che l’art. 1, comma 81, della legge n. 220/2010 ha così disposto:

“Al fine di un più efficace contrasto del gioco illecito e dell’evasione fiscale nel settore del gioco, l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, …, realizza nell’anno 2011 un programma straordinario di almeno trentamila controlli in materia di giochi pubblici, con particolare riferimento ai settori del gioco on line, delle scommesse nonché del gioco praticato attraverso apparecchi da intrattenimento e divertimento; in relazione a quest’ultimo, in particolare, il programma dei controlli ha l’obiettivo:

a) di realizzare, sulla base della banca dati di cui all’articolo 22 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, l’accurata ricognizione della distribuzione sul territorio degli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, al fine di identificare:

1) il numero e la tipologia dei singoli apparecchi presenti in ciascun esercizio commerciale, locale o, comunque, punto di offerta del gioco, nonché di quelli collocati in magazzini ovvero sottoposti a manutenzione straordinaria;

2) la titolarità di ciascun esercizio commerciale, locale o, comunque, punto di offerta del gioco;

3) la titolarità, il possesso ovvero la detenzione a qualsiasi titolo di ciascun apparecchio, nonché la data della sua installazione nell’esercizio commerciale, locale o punto di offerta del gioco; a tale ultimo riguardo, in assenza di dati univoci e concordanti, vale la presunzione assoluta, ai soli fini della ricognizione, che gli apparecchi siano stati installati nella data immediatamente anteriore a quella nella quale l’identificazione è effettuata;

4) la riferibilità di ciascun apparecchio alla rete del corrispondente concessionario per la raccolta del gioco;

b) conseguentemente, di identificare quali e quanti apparecchi risultino installati in ciascun esercizio commerciale, locale o punto di offerta del gioco in eccedenza rispetto ai parametri numerico – quantitativi già stabiliti a tale riguardo con decreti dirigenziali dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato; c) di prevedere che ciascun concessionario fornisca all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, anche senza previa richiesta da parte della stessa, tutti i dati, i documenti e le informazioni utili ai fini della ricognizione;

d) di consentire a ciascun concessionario, nonché a ciascun soggetto dallo stesso legittimamente incaricato nell’ambito dell’organizzazione della rete di raccolta del gioco, di mantenere installati negli esercizi commerciali, nei locali ovvero nei punti di offerta del gioco gli apparecchi che risultano in eccedenza, ai sensi della lettera b), previo pagamento, fino alla data di adozione del decreto di cui alla lettera g), di una somma mensile pari a euro 300, dovuta solidalmente dai soggetti sopra indicati per ciascuno degli apparecchi di cui al comma 6 dell’articolo 110 del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni;

e) di irrogare ai concessionari, che non forniscano i dati, i documenti e le informazioni di cui alla lettera c), una sanzione amministrativa pecuniaria, per ogni mancata comunicazione, non inferiore nel minimo a euro 500 e non superiore nel massimo a euro 1.500, per la quale non è ammesso quanto previsto dall’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni;

f) di ripartire fra tutti i concessionari per la raccolta del gioco attraverso apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, in proporzione percentuale al numero di apparecchi che agli stessi risultano formalmente riferibili in relazione al numero dei nulla osta rilasciati, il pagamento delle somme di cui alla lettera d) per gli apparecchi che, all’esito della ricognizione, risultano in eccedenza ma non riferibili a un singolo concessionario; di prevedere, fermo restando quanto disposto dagli articoli 39 e seguenti del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni, e dall’articolo 110, comma 9, del testo unico di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e successive modificazioni, il pagamento delle somme di cui alla lettera d), anche per gli apparecchi non muniti del nulla osta, da parte dei soggetti responsabili dell’installazione degli apparecchi medesimi;

g)…”.

8.1. Nel presente giudizio viene in rilievo, in particolare, la lett. f), concernente i casi di pluralità di apparecchi in uno stesso esercizio.

8.2. Ad avviso del Collegio, in base al criterio letterale e anche teleologico, la norma in questione non elimina in capo all’Amministrazione procedente qualsiasi obbligo di verificare le date di installazione e di esercizio dei singoli apparecchi, consentendo automaticamente di spalmare la sanzione su tutti i concessionari presenti in quella determinata ubicazione in percentuale rispetto ai nulla osta.

L’interpretazione seguita dall’Amministrazione determina, infatti un’ipotesi di responsabilità oggettiva e ineludibile, attesa l’impossibilità per il singolo concessionario di sapere se e quando interviene l’installazione da parte di un altro concessionario di uno o più apparecchi in eccedenza rispetto al numero ammissibile in quel determinato esercizio.

È solo l’Amministrazione ad avere il quadro completo degli apparecchi installati presso un esercizio riferibili ai diversi concessionari, ad essere in grado di conoscere quali apparecchi siano antecedenti e perciò rientranti nel numero contingentato e quali invece siano stati collocati successivamente, sforando il plafond massimo stabilito.

Essa, infatti, utilizzando la banca dati di SOGEI, è in grado di individuare, mediante il confronto tra i dati del NOE – nulla osta di esercizio dell’apparecchio – con la movimentazione telematica dell’installazione nel singolo esercizio, tramite il PDA ivi installato, il dato cronologico dell’installazione e conseguentemente di identificare il concessionario e/o i concessionari responsabile/i dello sforamento del limite di contingentamento. Si rammenta in proposito che ciascun concessionario è tenuto ad installare presso ogni esercizio commerciale un c.d. PDA (punto di accesso) che si collega telematicamente con la rete del concessionario, la quale a sua volta è collegata telematicamente con i server di SOGEI.

In tal modo l’Agenzia resistente può individuare i singoli concessionari ai quali fanno capo gli apparecchi installati successivamente ed integranti l’extra-contingentamento, quindi tenuti a versare l’importo dovuto.

La previsione della ripartizione tra i concessionari, proporzionalmente ai nulla osta posseduti nell’esercizio commerciale, il pagamento delle somme rappresenta un’ipotesi del tutto residuale, percorribile solo ove l’Agenzia non riesca a riferire gli apparecchi ai singoli concessionari; essa di regola, con la metodologia illustrata, è invece in grado di riferire correttamente le eccedenze a ciascun concessionario, anche ove in uno stesso esercizio insistano apparecchi facenti a capo ad una pluralità.

9. Pertanto risulta fondata la doglianza di parte ricorrente con la quale si deduce l’illegittimità delle modalità con le quali è stato ripartito proporzionalmente tra i vari concessionari l’onere impositivo, prescindendo totalmente dalla data di installazione dell’apparecchio in esubero e in tal modo applicando la sanzione anche a carico del concessionario più diligente, che abbia, cioè, installato un numero di apparecchi conforme a quello assentito in una determinata ubicazione.

9.1. Tale modus operandi ha integrato la violazione della norma primaria qui in rilievo ed un evidente difetto di istruttoria e di motivazione.

10. Il ricorso deve perciò essere accolto, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.

11. Le spese di lite possono essere compensate, attesa la peculiarità della questione.

 

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Stralcio), definitivamente pronunciando:

– accoglie il ricorso, come in epigrafe proposto, e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato;

– compensa integralmente tra le parti le spese di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 26 novembre 2021, con l’intervento dei Magistrati:

Elena Stanizzi, Presidente

Rita Tricarico, Consigliere, Estensore

Filippo Maria Tropiano, Primo Referendario

 

 

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