Il Tribunale Civile di Roma, chiamato a dirimere la causa tra un gestore e una società concessionaria della rete Slot e Vlt, ha stabilito che la norma che impone al gestore di riversare al concessionario la quota parte della tassa di 500 milioni imposta dalla legge di Stabilità è legittima e che non vi sono dubbi nemmeno nella modalità di calcolo della quota dovuta al concessionario.

Il giudice romano ha di fatto confermato la pretesa creditoria rivendicata dalla società concessionaria.

Nella sentenza si fa riferimento alla pronuncia della Corte di Giustizia europea,
sollecitata dal Consiglio di Stato e nello specifico al fatto che nel corpo della motivazione la Corte evidenzia, comunque, che:
-salva verifica da parte del giudice del rinvio dai fascicoli a disposizione della Corte nelle
presenti cause non risulta che il prelievo del 2015 abbia determinato una discriminazione tra i
concessionari del settore dei giochi praticati mediante apparecchi da gioco, riservando un
trattamento meno favorevole alle situazioni transfrontaliere rispetto a quelle interne, né consta, del
resto, in quale misura il suddetto prelievo potrebbe aver causato una discriminazione alla rovescia,
nel presupposto che discriminazioni siffatte siano vietate dal diritto nazionale, riservando un
trattamento meno favorevole alle situazioni interne rispetto alle situazioni transfrontaliere -tale
discriminazione non emerge anche nel presente procedimento, considerato che la normativa in
oggetto non fa differenza tra soggetti nazionali ed esteri-;.
-del pari e fermo restando che anche la verifica di questi aspetti è riservata al giudice del
rinvio non consta con chiarezza che questo stesso prelievo possa aver avuto come conseguenza di
ostacolare una gestione redditizia degli apparecchi da gioco da parte dei concessionari esistenti
privilegiando in tal modo altri settori del gioco, segnatamente il settore del gioco on line, né in che
modo, in un caso siffatto, le situazioni transfrontaliere sarebbero state discriminate rispetto alle
situazioni interne -né dagli atti di questo procedimento si può giungere a conclusioni diverse-.;
soltanto nel caso in cui il giudice nazionale constati, per effetto del prelievo del 2015, una
restrizione della libertà garantita dallart.49 TFUE si pone la questione di un’eventuale
giustificazione di tale restrizione.

Da qui la decisione del giudice romano per cui non risulta una illegittimità della normativa in esame alla luce della suddetta pronuncia.

Nessun dubbio nemmeno sull’ammontare della cifra richiesta. “Si ritiene – scrive il giudice nella sentenza- che il credito ingiunto sia provato e sia liquido, in quanto determinabile, in base alla normativa contrattuale, alla documentazione contabile ed a quanto indicato dall’ADM in relazione a quanto dovuto in virtù della Legge di Stabilità”.


Il fatto che il gestore debba versare alla concessionaria anche la quota di sua pertinenza e quelle di pertinenza dei singoli esercenti è conseguenza della circostanza che il gestore è, come contrattualmente previsto, mandatario di tutto l’incasso proveniente dalle macchine da gioco.
Pertanto, trattandosi di obbligazione contrattuale, vi era la piena legittimazione passiva della
parte convenuta alla domanda di accertamento negativa avanzata e la non necessaria
partecipazione al processo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in quanto soggetto terzo al
contratto ed a cui non è stata rivolta alcuna domanda giudiziale.

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