Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna, sezione di Parma, ha accolto il ricorso proposto da un operatore, rappresentato e difeso dall’avvocato Cino Benelli, contro il Comune di Piacenza, per l’annullamento del provvedimento di chiusura della sala giochi gestita dall’operatore e del regolamento con distanziometro per i giochi nella città di Piacenza.

Ad avviso del ricorrente «Innanzitutto vi sarebbe violazione dell’art. 6 della L.R. Emilia Romagna n. 5/2013 e della Deliberazione Regionale n. 831 del 2017, nonché della Legge n. 241 del 1990 per difetto dei presupposti e carenza di istruttoria, in quanto dagli atti comunali impugnati non sarebbe possibile comprendere quali sono i “luoghi sensibili” rispetto ai quali il locale in esame si troverebbe a distanza inferiore di 500 metri, né il criterio (del raggio o della distanza pedonale) ed i metodi concretamente utilizzati nel calcolo delle distanze.

Inoltre, dalla perizia tecnica giurata (…) prodotta dalla ricorrente, emergerebbe che l’esercizio da essa gestito (…), non si trova in “sotto-distanza” rispetto a nessuno dei luoghi sensibili “mappati” ed elencati con delibera di G.C. n. 435/2017, ma solo con riguardo» ad un luogo di culto, inserito nell’elenco con «l’integrazione operata dalla Determinazione n. 822 del 7 giugno 2018, mai notificata alla ricorrente».

«Con il secondo motivo di impugnazione, la ricorrente ha eccepito altresì la violazione delle norme europee e costituzionali in materia di libertà d’impresa, in quanto l’Ente, nell’effettuare la mappatura dei c.d. luoghi sensibili sul proprio territorio, avrebbe di fatto creato un effetto espulsivo delle attività in questione, non essendovi altri luoghi compatibili con il criterio distanziometrico ove spostare l’esercizio commerciale, senza ledere l’interesse delle imprese penalizzate, neppure ristorate economicamente, pur se in precedenza autorizzate all’esercizio di tali attività, ingenerando in loro il legittimo affidamento circa la possibilità di continuarne l’esercizio fino alla scadenza prevista.

Quale terza doglianza, la ricorrente ha infine contestato all’Ente di avere errato nell’assegnare il termine di sei mesi per la chiusura dall’esecutività a decorrere della Deliberazione di Giunta Comunale n. 435/2017 (e cioè dal 21 dicembre 2017), anziché dal provvedimento dirigenziale del 7 giugno 2018, peraltro mai comunicato alla società ricorrente, atteso che la Delibera di Giunta Regionale n. 831/2017 sul punto stabilisce: “Sulla base della mappatura, il Comune comunicherà ai titolari delle sale gioco e sale scommesse ricadenti nel divieto di esercizio […] l’adozione nei successivi sei mesi dei relativi provvedimenti di chiusura”, avendo ulteriormente cura di precisare che “Il periodo di sei mesi intercorrente dalla fine della mappatura all’adozione dei conseguenti provvedimenti di chiusura è previsto per contemperare la tutela della salute […] con l’esigenza della continuità occupazionale di chi è impiegato negli esercizi soggetti a chiusura”».

Per il Giudice «Preliminarmente va tuttavia respinta l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dall’Amministrazione, risultando il provvedimento impugnato in via principale del 5 giugno 2018, sicuramente lesivo per la ricorrente, atteso che in esso l’Ente non si è limitato a comunicare alla Società l’avvenuta mappatura dei c.d. luoghi sensibili mediante la Deliberazione n. 435 del 2017, ma ha altresì espressamente dichiarato di avere accertato che la sala giochi da essa gestita risultava collocata a distanza inferiore di 500 metri da un luogo sensibile ivi individuato, con conseguente obbligo di procedere alla sua delocalizzazione per non incorrere nel provvedimento di chiusura. Nel merito, come già premesso, l’impugnazione risulta fondata».

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