La Corte di Giustizia europea si espressa nel merito della tassa da 500 milioni che il governo italiano ha imposto di versare ai concessionari delle slot con la Legge di Bilancio.

La tassa era stata introdotta nel 2015: dal 1° gennaio il settore degli apparecchi avrebbe dovuto versare 500 milioni l’anno, per tre anni. Formalmente dovevano essere i concessionari a pagare l’importo, ridistribuendo poi il peso della misura con gli altri soggetti della filiera, quindi con gestori e esercenti. Il Governo aveva specificato trattarsi di un prelievo straordinario necessario “al miglioramento degli obiettivi di finanza pubblica”.

La misura, ritenuta ingiusta sia dai concessionari che dai gestori, ha scatenato un forte contenzioso legale che, negli anni, non ha però contribuito a fare chiarezza, con orientamenti non univoci.

Il Consiglio di Stato, nel 2020, porta la questione all’attenzione della Corte di Giustizia Europea con una richiesta di pronuncia. In particolare chiede se la riduzione del compenso degli operatori degli apparecchi sia legittimo, o se sia una restrizione alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi. In un altro quesito, il Consiglio di Stato ha chiesto se uno Stato viola il principio di legittimo affidamento quando, per motivi meramente economici, decurta il compenso stabilito in una concessione firmata in precedenza.

Così la Corte Eu si trova a dover decidere sui ricorsi presentati in Coniglio di Stato da sette concessionarie: Admiral Network, Cirsa Italia, Codere Network, Gamenet, NTS Network, Sisal Entertainment e Snaitech.

Nell’aprile scorso l’Avvocato Generale della Corte di Giustizia Europea, Athanasios Rantos, ha presentato un parere giuridico non vincolante.

L’Avvocato Generale premette che la restrizione ai principi del Trattato sembra illegittima: “La Corte ha ripetutamente statuito che il solo obiettivo di incrementare al massimo gli introiti del pubblico erario non può consentire una restrizione della libera prestazione dei servizi”. Tuttavia, nel caso del gioco d’azzardo, la restrizione è legittima nel caso in cui “persegua effettivamente obiettivi relativi a motivi imperativi di interesse generale”. Spetta al giudice nazionale identificare gli obiettivi effettivamente perseguiti da tale normativa nazionale.

Ma sottolinea anche che nel caso della tassa dei 500 milioni, ci sono degli elementi che a prima vista “sembrano idonei a costituire ragioni imperative di interesse generale”. E riassume quindi le memorie prodotte dal Governo italiano: “Aldilà del tenore letterale delle disposizioni pertinenti, queste ultime si inseriscono in un contesto più ampio di riequilibrio del settore dei giochi di azzardo. In tale contesto”, la tassa “perseguirebbe anche l’obiettivo di ridurre la redditività dell’attività dei giochi d’azzardo al fine di lottare contro la diffusione di giochi illegali e di proteggere le fasce più deboli della popolazione dagli effetti connessi ai giochi d’azzardo, e segnatamente dal rischio di dipendenza dal gioco”.

E’ di oggi la sentenza delle cause riunite.

Per la Corte Europea “l’articolo 49 TFUE deve essere interpretato nel senso che, laddove sia dimostrato che una normativa nazionale, la quale impone un prelievo avente per effetto una riduzione dei compensi dei concessionari incaricati della gestione dei giochi praticati mediante apparecchi da gioco, comporta una restrizione della libertà garantita dal medesimo articolo 49 TFUE, tale disposizione del Trattato osta a che una restrizione siffatta possa essere giustificata sulla scorta di obiettivi fondati esclusivamente su considerazioni attinenti al miglioramento delle finanze pubbliche.

Laddove l’articolo 49 TFUE sia applicabile, il principio della tutela del legittimo affidamento deve essere interpretato nel senso che esso non osta, in linea di principio, ad una normativa nazionale che riduca temporaneamente, durante la vigenza di convenzioni di concessione concluse tra delle società e l’amministrazione dello Stato membro di cui trattasi, il compenso dei concessionari pattuito nelle suddette convenzioni, salvo che risulti, tenuto conto dell’ampiezza dell’impatto di tale riduzione sulla redditività degli investimenti effettuati dai concessionari, nonché dell’eventuale carattere improvviso e imprevedibile di tale misura, che ai concessionari in parola non è stato lasciato il tempo necessario per adeguarsi a questa nuova situazione“.

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