Il Tribunale Civile di Milano è intervenuto nel merito di un contenzioso tra un gestore di apparecchi da intrattenimento e una società concessionaria di rete per il pagamento della quota parte della tassa di 500 milioni così come previsto dalla legge di stabilità 2016.

Con una sentenza pubblicata nei giorni scorsi il tribunale ha confermato il decreto ingiuntivo al pagamento della somma che il concessionario chiedeva come quota parte spettante.

Il gestore si opponeva al pagamento deducendo che il giudizio doveva essere sospeso, vista la pregiudiziale comunitaria sollevata dal Consiglio di Stato in ordine alla compatibilità con il diritto europeo degli importi azionati in monitorio, afferenti a poste debitorie dovute a titolo di maggior prelievo di cui alla Legge di Stabilità ed eccepiva il difetto della legittimazione attiva in capo alla concessionaria e l’erroneità dei criterio di calcolo nella determinazione della pretesa creditoria .
In particolare il gestore ha fatto riferimento, al riguardo, alla questione già oggetto di rinvio pregiudiziale alla C.G.U.E. da parte del Consiglio di Stato nell’ambito del giudizio d’appello relativo al preteso annullamento del decreto del Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 15.1.2015 che ha dato attuazione all’art. 1, comma 649, della L. 190/2014, definendo il numero degli apparecchi da intrattenimento riferibili a ciascun concessionario del gioco e ripartendo, in proporzione al predetto numero di apparecchi, l’intero ammontare della misura economica di cui si tratta, pari ad 500 milioni.

Il rinvio pregiudiziale in parola è stato definito dalla C.G.U.E. con sentenza resa in data
22.9.2022.

Per il giudice milanese, dal tenore delle disposizioni non emerge alcun elemento dal quale possa
anche solo inferirsi l’esistenza di un diverso trattamento degli operatori economici nazionali rispetto agli operatori economici di altri Stati membri né sono state addotte al processo circostanze fattuali che possano indurre a ritenere che una qualche discriminazione di tal genere si determini, anche solo di fatto, dalla concreta applicazione della misura economica di cui si tratta.
“D’altronde la medesima C.G.U.E., pur avendo naturalmente rimesso il giudizio sul punto al Giudice rimettente, ha, tuttavia, essa stessa rilevato come, stando allo stato degli atti, non risultava che il prelievo per il quale è lite avesse determinato una discriminazione tra i concessionari del settore dei giochi praticati mediante apparecchi, riservando un trattamento meno favorevole alle situazioni transfrontaliere rispetto a quelle interne ovvero riservando un trattamento meno favorevole alle situazioni interne rispetto alle situazioni transfrontaliere”. Il giudicante ha stabilito fosse infondata anche l’eccezione secondo cui la concessionaria non sarebbe legittimata a richiedere il maggior onere previsto dalla Legge di Stabilità nei confronti dei Gestori, essendo la stessa legge
impositiva del maggior prelievo ad aver attribuito ai concessionari, «nell’esercizio delle funzioni
pubbliche loro attribuite», il compito di procedere alla riscossione ed al versamento della quota di
maggior prelievo, nei rapporti con gli altri operatori della filiera. La disposizione di cui al comma 921 dell’art. 1 della L. 208/2015, secondo la quale la riduzione su base annua delle risorse statali a disposizione, a titolo di compenso, dei concessionari e dei soggetti che, secondo le rispettive competenze, operano nella gestione e raccolta del gioco praticato mediante apparecchi da intrattenimento si applica a ciascun operatore della filiera in misura proporzionale alla sua partecipazione alla distribuzione del compenso, sulla base dei relativi accordi contrattuali, tenuto conto della loro durata nell’anno 2015, non può che interpretarsi nel senso che ciascun concessionario, il quale è certamente tenuto nei confronti dello Stato a versare per intero la propria porzione del complessivo prelievo erariale di cui si tratta, può pretendere da ciascun gestore l’intera quota di tale porzione riferibile, sulla scorta del criterio anzidetto, al medesimo gestore, il quale potrà, a sua volta, pretendere da ciascun esercente, sempre sulla scorta dello stesso criterio, la parte di tale quota riferibile al singolo esercente.

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