“Si aprono finalmente scenari di cauto ottimismo per tutti gli operatori del comparto del gioco da intrattenimento relativamente all’annosa questione vertente sul tanto discusso prelievo così come imposto dall’articolo 1, comma 649, della Legge di Stabilità per il 2015”. E’ quanto scrive in una nota l’avvocato Luigi Anastasia (foto).

“La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, a cui il Consiglio di Stato ha sottoposto, con decisioni del 31 Agosto 2020, varie domande di pronuncia pregiudiziale sulla scorta del concreto dubbio di compatibilità della disposizione di legge interna con la normativa comunitaria (nel dettaglio gli articoli 49 e 56 TFUE, nonché il principio di tutela del legittimo affidamento), ha pronunciato nella giornata di ieri la sentenza con la quale ha dettato al Consiglio di Stato importanti direttive da seguire nella successiva fase decisoria a cui l’organo giudiziario italiano sarà chiamato nei prossimi mesi.

In particolare – prosegue l’avvocato -, la CGUE ha espressamente previsto che il prelievo così come imposto dall’articolo 1, comma 649, della Legge di Stabilità per il 2015 può essere considerato non in contrasto con la normativa ed i principi comunitari solo se, all’esito delle opportune verifiche, risulti che il legislatore interno, tramite detta previsione di legge, abbia inteso effettivamente perseguire, accanto ad esigenze di finanza pubblica, prima di tutto obiettivi attinenti a motivi imperativi di interesse generale.

Sarà, dunque, il Consiglio di Stato a dover verificare quali interessi abbia inteso di fatto perseguire il legislatore interno a mezzo della previsione di legge in questione, partendo dal presupposto indiscutibile per il quale è stato lo stesso legislatore ad esplicitare la vera ratio posta alla base dell’articolo 1, comma 649, della Legge n. 190/2014 ove nel corpo della stessa legge si chiarisce, senza margine di dubbio, che il contributo imposto a titolo del prelievo viene richiesto “…a fini di concorso al miglioramento degli obiettivi di finanza pubblica…”.

Dal testo dell’articolo 1, comma 649, della legge di stabilità per il 2015 sembra dunque emergere in maniera inequivocabile che il prelievo del 2015 – aggiunge Anastasia – è stato istituito senza che il legislatore italiano facesse riferimento ad un motivo imperativo di interesse generale, come la tutela dei consumatori e la prevenzione delle frodi e della dipendenza dal gioco, dato che detta disposizione mira esclusivamente al miglioramento delle finanze pubbliche.

Il flebile e poco credibile richiamo a motivi imperativi di interesse generale (il cui perseguimento deve essere comunque attuato per mezzo di misure proporzionali ed adeguate) è venuto del tutto meno nel momento in cui il governo italiano ha disatteso l’articolo 14, comma 1, della legge dell’11 marzo 2014, n. 23, con il quale era stato autorizzato ad “attuare (…) il riordino delle disposizioni vigenti in materia di giochi pubblici”: riordino mai attuato, lasciando così la strada al mero perseguimento di soli interessi legati alla finanzi pubblica.

Inoltre, in tema di tutela del legittimo affidamento, la CGUE ha disposto, per mezzo della medesima sentenza, che spetterà, eventualmente, al giudice del rinvio valutare l’esatta portata dell’impatto che un siffatto prelievo temporaneo può aver avuto sulla redditività degli investimenti effettuati dai concessionari, nonché stabilire se, e in quale misura, i suddetti concessionari si siano visti privati, a causa del carattere eventualmente improvviso e imprevedibile di tale prelievo, del tempo necessario per permettere loro di adeguarsi a questa nuova situazione.

E’evidente che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, tramite la sentenza oggi esaminata, ha tracciato la strada verso un pronunciamento di illegittimità della normativa: l’auspicio ora è che il Consiglio di Stato, in sede decisoria, non riservi sgradite sorprese”, conclude l’avvocato.

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