Nel sanzionare un esercente di sala giochi per la mancanza della documentazione che avverte sui rischi del gioco d’azzardo va fatta un’ attenta analisi di quanto riportato nel verbale di accertamento redatto dagli agenti della SIAE.

La Corte d’Appello di Campobasso, sulla base di una serie di considerazione su quanto accaduto in sede di controllo da parte degli agenti SIAE, in merito al rispetto delle norme in materia di contrasto al gioco patologico ( Legge Balduzzi), ha respinto il ricorso dell’Agenzia della Dogane e dei Monopoli contro la pronuncia del Tribunale di primo grado che aveva annullato la sanzione di 50.000 euro contestata al titolare di una sala slot.

I fatti si riferiscono ad un controllo effettuato da personale della SIAE e dal riscontro, contestato dal giudice, circa la mancanza della documentazione cartacea che informava sui rischi del gioco.

Per il giudice “la circostanza dell’assenza degli avvisi sulla ludopatia, riportata nel verbale dell’agente della SIAE e assunta come presupposto dall’ADM (per sanzionare il gestore), non può essere ritenuta sorretta dalla prova legale privilegiata ex art. 2700 c.p.c. , solo perché contenuta in un verbale redatto da un pubblico ufficiale.

Va, infatti, osservato che la giurisprudenza di legittimità è pacifica nel ritenere che i verbali redatti da pubblico ufficiale (…), mentre fanno piena prova, fino a querela di falso, dei fatti che lo stesso pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza o essere stati da lui compiuti, non hanno invece alcun valore precostituito, neanche di presunzione semplice, riguardo alla altre circostanze in detti verbali indicate o riferite, sicché il materiale raccolto dal verbalizzante deve passare al vaglio del Giudice, il quale non può esimersi dalla valutazione complessiva di tutte le risultanze probatorie, offerte anche dai suddetti verbali e può valutare nel suo libero e prudente apprezzamento (ex art. 116 c.p.c.) l’importanza da conferire a dette circostanze per determinare l’eventuale rilevanza delle stesse ai fini probatori. Ne consegue che ben può la valutazione del complesso delle risultanze probatorie, operata direttamente dal giudice, risultare in contrasto con quanto indicato nell’accertamento ispettivo”.

Nel caso specifico “la circostanza dell’assenza degli avvisi sulla ludopatia in due dei terminali esposti nella sala del bar risulta smentita dal materiale offerto dal ricorrente, dal quale come detto emerge che gli avvisi erano presenti nel locale, anche se danneggiati.
Il verbale redatto dai verificatori indicava l’assenza degli avvisi tra le irregolarità riscontrate “ritenendo evidentemente che la fattispecie del danneggiamento degli avvisi fosse equiparabile a quella della totale mancanza degli stessi, senza tuttavia specificare che, nel caso concreto, l’irregolarità riguardava il danneggiamento degli stessi e non la totale assenza dei medesimi”.

Il Giudice d’Appello ricorda che “l’art. 7 co. 5 D.L. 158/2012 impone di apporre, sugli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera a) del R.D. 18 giugno 1931 n. 773, delle formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica di giochi con vincite in denaro, nonché sulle relative probabilità di vincita. Il successivo comma 6 prevede poi una sanzione a carico del soggetto titolare della sala o del punto di raccolta dei giochi per l’ipotesi di violazione di tale obbligo.

Nel caso sottoposto alla Corte, dalla documentazione presentata è emerso che, al momento della verifica effettuata dall’agente SIAE, sui due apparecchi in questione erano presenti gli avvisi prescritti dalla normativa, sebbene in parte danneggiati. Ed è emerso, inoltre, che tali avvisi venivano altresì forniti attraverso la schermata telematica che appare all’avvio del gioco e tale circostanza non è stata contestata da parte resistente.
Per il Giudice l’ordinanza con la quale il gestore del bar con slot è stato sanzionato è  illegittima per vizio di motivazione, non avendo in alcun modo dato conto , non solo del presupposto di fatto del provvedimento (il danneggiamento degli avvisi), ma soprattutto delle ragioni sottese alla decisione di equiparare gli avvisi non integri alla totale mancanza degli stessi.

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