Un gestore di apparecchi da intrattenimento che non versa gli importi relativi al Preu, rideterminati a seguito della legge di Stabilità per il 2016, risponde di danno erariale allo Stato.

La Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Regione Lazio si è espressa nel merito del giudizio di responsabilità amministrativo-contabile di un gestore di apparecchi collegati in rete (slot machine) collegati alla rete telematica a seguito dell’omesso versamento al concessionario dell’Agenzia delle dogane e monopoli di somme dovute a titolo di Prelievo erariale unico (Preu). E’ stata infatti respinta l’istanza di sospensione del giudizio contabile in attesa del pronunciamento della Corte di Giustizia Europea sull’incompatibilità delle norme nazionali (art. 1, cc. 920 e 921, legge di stabilità 2016) con i principi del Tfue (artt. 49 e 56), tenuto conto della sentenza della
Corte costituzionale n. 125/2018 e dei principi di autonomia e separatezza dei giudizi.


Per i giudici contabili “sussiste la responsabilità erariale del gestore”, quale “ausiliario” del concessionario della gestione della rete telematica per il gioco lecito, per aver omesso di versare al concessionario, secondo i maggiori importi rideterminati a seguito della legge di stabilità per il
2016, le somme materialmente incamerate nei dispositivi di gioco, dovute a titolo di Prelievo erariale unico (Preu), impedendo al concessionario di riversarle a sua volta all’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

Il danno erariale

L’ipotesi di danno erariale sottoposta al giudizio della Corte è stata ritenuta dai giudici “causalmente collegata all’omesso versamento da parte del convenuto, in forza del contratto di gestione risalente al 2013 dei proventi delle giocate incassati dal mese di febbraio 2015 al mese di luglio 2017.
La disciplina della tipologia degli apparecchi degli apparecchi del gioco lecito cui è applicato il PREU rientra in un settore relativo all’ambito dell’esercizio del monopolio fiscale su giochi e scommesse , destinato a fornire risorse finanziarie allo stato, le cui finalità del controllo pubblico comprendono il contrasto alla ludopatia, la gestione dei flussi di denaro derivanti dal gioco, in maggior parte destinati all’erario , i sistemi di controllo per evitare frodi ed evasione fiscale.

Nella vicenda sottesa alle condotte o contestate al convenuto viene in rilevo l’utilizzazione di giochi di slot machine, ovvero quegli apparecchi autosufficienti che interegendo con il soggetto scommettitore, consentono la giocata, previo inserimento del denaro, elaborando il meccanismo di vincita e, se del caso, consegnano immediatamente il premio al giocatore.
La legge 27 dicembre 2002 n. 289 che ha modificato il RD 18 giugno 1931 n.773 art. 110 ha disciplinato l’installazione di apparecchi automatici leciti e previsto precise condizioni per l’esercizio del gioco.
Il successive D.L. 30 settembre 2003 n. 269, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2003 n. 326 ha introdotto il Sistema di raccolta della quota destinate all’erario degli introiti degli apparecchi da gioco,lasciati in esercizio ai concessionari e ai loro gestori ed esercenti. Su tali apparecchi si applica un Prelievo erariale Unico (PRU) fissato nella misura del 13,5 per cento delle
somme giocate, dovuto dal soggetto al quale l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato ha concesso il nulla osta di cui alla legge 23.12.2000 n. 388 A decorrere dal 26 luglio 2004, il soggetto passivo dell’imposta è identificato nell’ambito dei concessionari in possesso di autorizzazione. Il PREU è configurato come imposta di consumo (Corte Cost. N.334/2006) rispetto al quale il giocatore è il contribuente di fatto , mentre il concessionario è il contribuente di diritto.

Le convenzioni di concessione prevedono oltre al PREU, determinato per legge, il canone di concessione, destinato alla AAMS, aggio destinato al concessionario ,quota residua che va divisa tra il concessionario e il gestore (o esercente) degli apparecchi. Le somme costituenti l’aggio e il residuo formano il ricavo d’impresa del concessionario.
Quanto ai soggetti che partecipano all’esercizio di tale concessione, oltre al concessionario, rilevano le figure del gestore e dell’esercente, i quali pur svolgendo la propria attività nella gestione del gioco sulla base di un contratto privato con il concessionario, ricevono una regolamentazione dalla
convenzione di concessione. In particolare, il gestore è il soggetto che esercita una attività organizzata diretta alla distribuzione, installazione e gestione economica degli apparecchi di intrattenimento.

Egli provvede materialmente a prelevare i proventi mediante l’operazione denominate di “scassettamento” e quindi è il soggetto che per primo ha la disponibilità materiale delle somme contenute nei singoli apparecchi, al netto delle vincite pagate. Difatti, la convenzione di concessione con l’AAMS (ADM) prevede che il concessionario possa avvalersi nell’ attività di gestione degli apparecchi di gioco degli “ausiliari”, in possesso di apposite autorizzazioni, iscritti in appositi elenchi e legati al concessionario da appositi contratti di diritto privato il cui contenuto è già stabilito dall’atto di concessione e dall’Amministrazione finanziaria. Il gestore è tenuto quindi a rispettare specifici obblighi nello svolgimento dell’attività di interesse dell’Amministrazione.
Ciò posto, al convenuto, in qualità di gestore del concessionario XXXX è stata contestata l’appropriazione indebita delle somme materialmente incamerate nei dispositivi di gioco non riversandole al concessionario, di cui euro una parte a titolo di prelievo forzoso per l’anno 2015, una parte a titolo di Preu ,come indicato nella diffida del concessionario del 2017.


“Come riconosciuto in giurisprudenza, il concessionario della gestione della rete telematica è qualificato come agente contabile atteso che il denaro che egli riscuote è fin da subito di spettanza della P.A. (D.M. 13.3.2004); riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio in quanto è investito contrattualmente dell’esercizio dell’attività di agente contabile addetto alla riscossione e al successivo versamento del prelievo erariale unico sulle giocate previsto dal D.M. 12 marzo 2004, art. 2 lett g) assumendo quindi l’esercizio diretto dell’attività di agente contabile (Cass. Sez. 15860 del 10.4.2018;Sez. 6 n.4937 /19), incorrendo quindi anche in responsabilità penale ( peculato) non esclusa anche in caso di adempimento dell’obbligo fiscale da parte del concessionario (Cass. Pen SS.UU. n. 6087/2021).
Quanto al ruolo del gestore, riconosciuta la natura pubblica del denaro raccolto dal concessionario, deve escludersi l’appartenenza del denaro al medesimo dovendo agire nel rispetto della contratto con funzione di garanzia del corretto esercizio dell’attività (314 c.p). Corollario di tale impostazione è che il gestore assume la posizione di “ausiliario” prevista dal R.D. 23 maggio 1924 n.824 art. 188 riconoscendo anche agli ausiliari ove delegati agli incassi (art. 6-bis del contratto con il gestore) i poteri di controllo , offerte di garanzie, tracciabilità, partecipando alla realizzazione degli interessi publici sottesi alla gestione monopolistica dell’attività di gioco.
In tale contesto, anche il gestore assume il ruolo di incaricato di pubblico servizio, come nel caso di specie, in cui ha la gestione degli incassi, detenendo in nomine alieno il denaro per ragione del servizio pubblico. L’autonomia riconosciuta al gestore nell’esercizio delle operazioni di contabilizzazione e movimentazione ha consentito nella vicenda in esame quindi la sottrazione degli incassi nel periodo indicato.
Quanto al danno, dagli atti istruttori afferenti al giudizio penale emerge che il convenuto non ha riversato al Concessionario somme pubbliche, per maggiori importi a seguito della legge di stabilità 2015.
Tali somme, al netto delle quote spettanti al gestore ed agli esercenti, sono state riscosse dal convenuto nel periodo dal febbraio 2015 al mese di luglio 2017, senza procedere al successive riversamento al concessionario, con ciò contravvenendo a quanto previsto dal contratto di gestione, e , in particolare dall’art. 4.3. a) in forza del quale il gestore deve provvedere alla raccolta dei proventi degli esercenti e al riversamento al concessionario dell’importo residuo al netto della quota spettante al gestore e agli esercenti, non essendo in alcun modo autorizzato a trattenere e disporre di tali somme residue.
In merito al quantum, si appalesano quindi pretestuose e infondate le argomentazioni del convenuto riguardo la mancata rinegoziazione delle somme dovute, essendo state le stesse rideterminate sulla base della legge di stabilità 2015, limitando la quota di prelievo forzoso al solo anno 2015,
mentre le somme residue si riferiscono alle somme incassate dal gestore e da riversare all’Erario, al netto degli aggi previsti dalla concessione.
Nè può avere alcuna valenza dirimente ai fini della esclusione della responsabilità contabile del prevenuto, da addebitarsi a titolo di dolo, l’asserzione circa il mancato “arricchimento” dall’attività svolta comprovata dalla sua precaria situazione economica dopo la cessazione del rapporto con il concessionario, essendo stata disposta la risoluzione ipso iure del contratto come sanzione prevista in caso di inadempimento degli obblighi contrattuali contestati con l’atto di diffida del 2017″.

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