L’avv. Marco Ripamonti, per Jamma, ha rilasciato la seguente analisi riguardo alla pronuncia della Corte di Giustizia: “I principi di fondo di non discriminazione, proporzionalità ed efficacia, espressi nella sentenza della Corte di Giustizia erano del resto ben saldi da tempo.

Il tenore dell’art.1 comma 649 legge di stabilità 2015 è chiaro è tassativo, atteso che la imposizione fiscale in argomento viene disposta per migliorare gli obiettivi delle entrate dello Stato.

Evidentemente, nella sua formulazione, il legislatore è stato frettoloso, poco lungimirante ed accorto, non andando a prevedere lo scenario giudiziale cui poi abbiamo assistito. Gli sarebbe bastato aggiungere qualche parola in più per avere gioco migliore. Ma così è e la Corte di Giustizia sembra proprio inchiodare il testo normativo agli obiettivi espressi e dichiarati dalla norma, affermando che in questa misura, protesa a far cassa, la norma sia incompatibile con i principi del Trattato UE.

Tuttavia, la stessa CGE lascia aperto uno spiraglio allo Stato italiano, demandando al giudice interno di valutare se possano avere consistenza ulteriori obiettivi ipotizzati dall’Avvocatura dello Stato circa il contrasto alla criminalità ed infiltrazioni nel mondo dei giochi e la salute pubblica contro il gioco d’azzardo, che comunque dovranno essere dimostrati.

Personalmente, ritengo che sarà molto difficile dare prova del perseguimento di tali obiettivi. A contrasto con tale impostazione sussistono elementi concreti, quali ad esempio lo stesso comma 643 dell’articolo 1 della stessa legge che, sostanzialmente, consentendo la sanatoria di migliaia di centri scommesse abusivi, per altrettante esigenze di cassa, ha accresciuto in modo esponenziale le tentazioni di gioco verso i cittadini ed ha permesso di fatto, in cambio di denaro, la prosecuzione di attività promiscue, per le quali spesso il titolo di pubblica sicurezza è stato rilasciato dopo molti mesi e spesso negato ad operatori giudicati non meritevoli per pregiudizi pregressi, ma che grazie alla sanatoria, medio tempore, hanno potuto continuare a lavorare per mesi con conseguente rischio di infiltrazioni criminali.

Tale sanatoria, residente nella medesima legge di Stabilità, a mio avviso ha evidenziato obiettivi di cassa a scapito sia della prevenzione del rischio infiltrazioni, sia della tutela dei consumatori sotto il profilo dell’accrescimento delle occasioni di gioco. Milita nettamente a sfavore della tesi circa l’esistenza di ulteriori obiettivi “nobili” dietro la tassa dei 500 milioni il fatto stesso che la sanatoria sia stata riproposta per il 2016 e che la situazione, da allora, si è stabilizzata, senza che ad oggi sia stato attuato un nuovo bando.

Con lo Studio Legale Lepore stiamo condividendo difese di gestori in giudizi civili di opposizione a decreto ingiuntivo basati sulla tassa di Stabilità 2015. Sono fiducioso e confido che l’impostazione della Corte di Giustizia sarà confermata anche da parte dei giudici interni, davanti ai quali porteremo ulteriori elementi a conferma che dietro il chiaro tenore della norma istitutiva la tassa in argomento nulla ci sia, se non i dichiarati obiettivi di miglioramento delle entrate erariali.

Del pari, sulla questione del legittimo affidamento credo che la Corte di Giustizia abbia colto nel segno, anche se al giudice interno spetterà l’ultima analisi concreta.
Per chi avesse già corrisposto la relativa imposta c’è l’azione per ripetere quanto indebitamente versato, cui sto dando corso per i miei assistiti, sin d’ora, mediante una messa in mora.

Interessante sarà anche affrontare il tema delle molte denunce di peculato che sono state avanzate sulla base dell’omesso versamento da parte di soggetti da una parte denuncianti, da altra parte, nel contempo, ricorrenti in CGE, invocando la illegittimità della tassa stessa. Posizione da valutare attentamente”.

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