Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria (Sezione Prima) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato dalle società titolari di due bar contro il Comune di Amelia, in provincia di Terni, in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia della deliberazione del Consiglio comunale di Amelia n. 30 del 10.9.2019, avente ad oggetto il Regolamento comunale per la prevenzione ed il contrasto del gioco d’azzardo patologico, posta in pubblicazione all’Albo Pretorio on line il 17.9.2019.

Nella sentenza si legge: “1. Con atto di ricorso (n.r.g. 917/2019) ritualmente notificato e depositato (…) entrambe esercenti attività di somministrazione di alimenti e bevande nei cui locali situati rispettivamente nel Comune di Amelia, sono collocati gli apparecchi di cui al comma 6, lett. a), dell’art.110 del TULPS, hanno adito l’intestato Tribunale per chiedere l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della deliberazione del Consiglio comunale di Amelia n. 30 del 10.9.2019, avente ad oggetto, il regolamento comunale per la prevenzione ed il contrasto del gioco d’azzardo patologico, pubblicata sull’albo pretorio il 17.9.2019.

2. L’impugnativa è stata affidata ai seguenti motivi di diritto:

I. Motivazione insufficiente e generica (violazione art. 3 della legge n. 241 del 1990), nonché eccesso di potere per omessa istruttoria e per illogicità manifesta, atteso che il regolamento impugnato “non fa alcun cenno al pericolo concreto della salute della popolazione locale”.

II. Violazione della Intesa Stato Regioni in materia di orari di funzionamento degli apparecchi di cui all’ art.110 del TULPS, nonché eccesso di potere sotto il profilo della erroneità dei presupporti, della manifesta illogicità ed irragionevolezza, con riferimento alla previsione di cui all’art. 8 del regolamento impugnato, imponente la limitazione oraria di funzionamento degli apparecchi di cui all’art. 110 del TULPS (AWP e VLT) dalle ore 14.00 alle ore 18.00 e dalle ore 20.00 alle ore 24.00.

III. Eccesso di potere per violazione del principio di proporzionalità, risultando la limitazione oraria di cui all’art. 8 del regolamento impugnato eccessivamente gravosa, in quanto il territorio del Comune di Amelia “non evidenzia la presenza di fenomeni di ludopatia che possano giustificare una azione repressiva dell’attività del gioco con gli apparecchi de quibus”.

IV. Eccesso di potere per illogicità del criterio di calcolo delle distanze dai luoghi sensibili, disponendo l’art. 4 del provvedimento impugnato che la distanza minima tra luoghi sensibili e sale gioco sia calcolata in linea retta (o d’aria) e non invece secondo il criterio del percorso pedonale più breve.

V. Violazione dell’art 6 legge regionale 21 del 21.11.2014, nonché eccesso di potere per carenza di potere e manifesta illogicità del provvedimento impugnato, nella parte in cui ha sottoposto al rispetto della distanza minima dai luoghi sensibili oltreché l’apertura anche il trasferimento di sede e la variazione di tipologia di gioco.

VI. Incompetenza ed eccesso di potere del provvedimento impugnato per carenza di potere ed erroneità dei presupposti, nella parte in cui contempla una disciplina limitativa dell’aumento del numero degli apparecchi ex art.110 del TULPS, rientrante nella competenza dello Stato.

VII. Illegittimità per alterazione della concorrenza, nonché eccesso di potere sotto il profilo della disparità di trattamento e della manifesta ingiustizia, atteso che “nell’obiettivo di prevenzione della ludopatia”, il regolamento impugnato “tralascia di considerare gli effetti delle altre forme di gioco; basti pensare ai gratta e vinci e agli altri giochi puramente aleatori”.

VIII. Eccesso di potere per carenza ed erroneità dei presupposti e violazione dell’art. 3 della legge n. 241/1990, avendo il regolamento impugnato immotivatamente contemplato tra i “luoghi sensibili” le biblioteche comunali aperte al pubblico, le aree di verde pubblico attrezzate, gli istituti di credito, uffici postali e ATM.

3. Il Comune di Amelia si è costituito in giudizio eccependo in via preliminare l’inammissibilità dei motivi quarto, quinto ed ottavo per assenza di lesività delle posizioni delle società odierne ricorrenti e concludendo nel merito per l’infondatezza della domanda di annullamento del regolamento impugnato.

4. Con ordinanza cautelare n. 159/2019, il Collegio ha respinto la domanda di sospensione dell’efficacia del regolamento impugnato, considerando prevalente, nel bilanciamento dei contrapposti interessi, quello pubblico alla prevenzione ed al contrasto del gioco d’azzardo patologico, a fronte della valenza meramente economica del danno lamentato da parte ricorrente, neppure sufficientemente supportato sotto il profilo probatorio.

5. All’udienza pubblica del giorno 21 dicembre 2021, la causa è passata in decisione.

6. Nel merito, il ricorso è infondato e va respinto.

7. Contrariamente a quanto asserito da parte ricorrente, il regolamento impugnato contiene puntuale motivazione in ordine alle esigenze di tutela della salute pubblica, e di prevenzione e contrasto alle dipendenze da gioco, rilevando in proposito che rientra nei suoi obiettivi individuare e porre in essere idonee misure volte ad eliminare o quantomeno contenere i fenomeni legati al vizio del gioco, attivando un sistema di prevenzione che tuteli i soggetti più deboli e vulnerabili della popolazione, nel rispetto della libertà personale e dell’iniziativa imprenditoriale.

7.1. Risulta pertanto pienamente soddisfatto l’onere motivazionale di cui all’art. 3 della legge n. 241/1990, tenuto conto altresì del fatto che “nell’attuale momento storico la diffusione del fenomeno della ludopatia in ampie fasce della società civile costituisce un fatto notorio o, comunque, una nozione di fatto di comune esperienza, come attestano le numerose iniziative di contrasto assunte dalle autorità pubbliche a livello europeo, nazionale e regionale” (cfr. T.A.R. Veneto, sez. III, 11.11.2019, n. 1209).

8. Quanto alla pretesa illegittimità della limitazione oraria di funzionamento degli apparecchi di gioco d’azzardo per violazione dell’Intesa Stato Regioni del 7.9.2017, è dirimente rilevare come detta intesa ancora non è stata recepita sul piano normativo ed è dunque allo stato priva di valore cogente, con la conseguenza che non può dispiegare efficacia invalidante sulla contestata disciplina oraria (cfr., in termini, T.A.R. Veneto, sez. III, 18.04.2018, n. 417).

8.1. Deve inoltre aggiungersi come “l’intesa in questione non si focalizza sugli orari di funzionamento degli apparecchi per gioco lecito, ma – in ossequio a quanto stabilito dalla norma primaria di cui al citato articolo 1, comma 936, della legge n. 208 del 2015 che la prevede – delinea in modo più generale il complessivo riordino della materia, con l’obiettivo, unitamente alla fissazione degli orari, di una significativa riduzione dell’offerta del gioco lecito, sia quanto ai volumi sia quanto ai punti vendita. Non è conseguentemente ipotizzabile un’applicazione atomistica o parcellizzata dell’accordo raggiunto, ossia limitata al solo profilo degli orari di funzionamento degli apparecchi, laddove non siano contestualmente attuate anche le altre previsioni oggetto di accordo. Per la stessa ragione, non può neppure ritenersi che una singola previsione dell’intesa possa essere presa in considerazione al fine di valutare la proporzionalità di una specifica misura adottata a livello locale” (cfr. T.A.R. Lazio – Roma, sez. II, 25.02.2019 n. 2556).

9. Non appare d’altra parte configurabile alcuna lesione dell’invocato principio di proporzionalità dell’azione amministrativa, assumendo la disciplina regolamentare in argomento “una valenza fortemente preventiva, in quanto non mira solo a ridimensionare il fenomeno esistente, sia palese che sommerso e non registrato nei dati ufficiali, ma anche a evitare ulteriori casi di ludopatia, in particolare tra le fasce più giovani” (cfr T.A.R. Lazio, Roma, sez. II, 25.02.2019 n. 2556).

10. Né colgono nel segno le censure in termini di sproporzionalità, irragionevolezza ed illogicità del criterio di calcolo della distanza minima tra luoghi sensibili e sale giochi, risultando la metodologia di calcolo in linea d’aria di cui all’art. 4 del regolamento impugnato, l’unica modalità di misurazione che “consente di ottenere una univoca certezza della distanza tra due luoghi (che oltretutto rimane invariata nel corso del tempo), a differenza del “percorso pedonale più breve” che non solo può dare adito a profili di opinabilità ma ben può modificarsi nel corso degli anni” (c.f.r. T.A.R. Veneto, sez. III, 27.09.2016, n. 1078; idem, Cons. St., sez. V, n. 3138/2017).

11. A medesime conclusioni, deve del resto giungersi in ordine all’applicabilità del contestato criterio di calcolo non soltanto per l’apertura di sale giochi, ma anche per il loro trasferimento, avendo al riguardo la giurisprudenza definitivamente chiarito che “il trasferimento della sala giochi in nuovi locali non può che comportare la ‘apertura’ della (medesima) sala giochi in locali diversi da quelli ove precedentemente l’attività era svolta” (c.f.r. T.A.R. Veneto sez. III, 27.09.2016, n. 1078).

12. Quanto alla pretesa illegittimità del regolamento impugnato nella parte in cui contempla una disciplina limitativa dell’aumento del numero degli apparecchi di gioco rientrante nella competenza dello Stato, è sufficiente rilevare che tale censura risulta sconfessata sul piano normativo dall’art. 7, comma 5, del medesimo regolamento comunale, a tenore del quale “il numero complessivo di giochi che possono essere installati nei vari tipi di locale è stabilito dai decreti ministeriali in materia”.

13. Sotto altro profilo, occorre rilevare come non possa ravvisarsi alcuna alterazione della concorrenza o disparità di trattamento della disciplina regolamentare in argomento rispetto a quella prevista per altre forme di gioco, atteso che “la parità di trattamento invocata dalla parte ricorrente si risolverebbe, assurdamente, nell’impossibilità per le amministrazioni comunali di arginare il fenomeno del gioco patologico a tutela delle fasce più esposte della comunità locale, anche con riferimento alle tipologie di gioco per le quali la legge riconosce loro facoltà di intervento” (cfr. T.A.R. Piemonte, sez. II, 11.07.2017, n. 839).

14. Deve infine ritenersi destituita di fondamento la censura in termini di illegittimità del regolamento de qua nella parte in cui ha individuato ulteriori luoghi sensibili rispetto a quelli previsti dalla legge regionale n. 21/2014, essendo la stessa legge regionale, all’art. 6, comma 2, ad attribuire ai comuni la facoltà di “individuare altri luoghi sensibili in cui si applicano le disposizioni di cui al comma 1, tenuto conto dell’impatto dell’apertura delle sale da gioco, delle sale scommesse e della collocazione degli apparecchi per il gioco sul contesto e sulla sicurezza urbana, nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica”.

16. Le considerazioni che precedono impongono il rigetto della domanda di annullamento del regolamento impugnato e consentono di prescindere dall’eccezione in rito di inammissibilità per carenza di interesse dei motivi di ricorso quarto, quinto ed ottavo, formulata in via preliminare dall’amministrazione resistente.

17. Le spese del giudizio seguono, come da regola, la soccombenza e si liquidano nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio in favore del comune resistente, che si liquidano nella misura complessiva di € 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre oneri ed accessori come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.

Articolo precedenteGazzetta Ufficiale, pubblicata delibera sul Fondo sanitario nazionale: nel 2021 previsti 50 milioni per la cura della dipendenza da gioco d’azzardo
Articolo successivoCivitanova Marche (MC), Tar respinge ricorso sala giochi: “Attività troppo vicina a filiale bancaria, illegittima la delibera del Comune su calcolo distanze”