Il Tar ha dichiarato inammissibile il ricorso di due gestori di apparecchi da intrattenimento a vincita con il quale chiedevano l’annullamento della norma regionale che impone l’applicazione del distanziometro in tutti gli esercizi commercialia d eccezione delle tabaccherie.

Le parti ricorrenti hanno dedotto l’illegittimità delle previsioni di legge regionale, deducendo difetto di ragionevolezza, eccesso di potere, manifesta violazione art. 3 Cost., manifesta illogicità, contrasto con la normativa nazionale in materia di gioco lecito, questione di legittimità costituzionale per violazione art. 3 Cost.

Le ricorrenti hanno dedotto che la Regione con l’introduzione delle norme di cui alla legge regionale, che ha inteso colpire le sole apparecchiature da gioco di cui all’art. 110, commi 6 e 7, del T.U.L.P.S., ha palesemente voluto danneggiare attività economiche che sino ad oggi hanno esercitato un’attività perfettamente lecita e legittima.

L’arbitrarietà della norma impugnata sarebbe dimostrata dalla previsione che esenta le rivendite di generi di monopolio dai divieti , a determinate condizioni, introducendo una distinzione tra esercenti di serie A ed esercenti di serie B.

La norma regionale sarebbe, quindi, incostituzionale, importando una chiara e strumentale discriminazione normativa in danno degli imprenditori privati ed a vantaggio dello Stato che potrebbe continuare ad esercitare il gioco d’azzardo.

Sarebbe fonte di disparità e illegittima anche la norma del comma 2, che pone limitazioni agli orari di apertura, giacché la Regione non avrebbe il potere di imporre tale limitazione in un sistema di libero mercato. Ciò imporrebbe agli esercenti commerciale delle attività di cui all’art. 110 del T.U.L.P.S. di eliminare totalmente” tutte le apparecchiature da gioco.

L’art.16 della l.r. Calabria n. 9/2018 sarebbe in contrasto con il principio del libero mercato e della concorrenza, arrivando a prevedere addirittura una efficacia “retroattiva” di una simile norma, così da pregiudicare tutti coloro che, come i ricorrenti, hanno investito centinaia di migliaia di euro nell’acquisito di apparecchiature da gioco.

Con il secondo motivo le ricorrenti hanno dedotto la violazione del principio di irretroattività della legge posto dalle norme nazionali, derogabile solo nel rispetto del canone di ragionevolezza e hanno richiamato della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Su tali aspetti le ricorrenti hanno chiesto che sia disposta la rimessione alla Corte costituzionale affinché essa si pronuncia sulla affinché si pronunci sull’eccepita incostituzionalità dell’art.16 della l.r. Calabria n. 9/2018.

Le ricorrenti hanno esposto anche un terzo motivo, con cui hanno dedotto le manifeste contraddittorietà e illogicità e il difetto di ragionevolezza, censurando la limitazione, definita “spaziale”, di cui al comma 3 della l.r. n. 9/2018, che vieta la collocazione di apparecchi per il gioco ad una distanza di trecento o quattrocento metri dai luoghi indicati nella norma.

Tale previsione non varrebbe a tutelare il soggetto affetto da ludopatia, disposto a percorrere anche lunghe distanze pur di poter giocare.

“Il ricorso è inammissibile per difetto assoluto di giurisdizione”, si legge nella sentenza.

“Non è la prima volta che questo Tribunale viene investito della diretta impugnazione di una legge regionale .

La presente fattispecie presenta una particolarità ulteriore, in quanto oggetto di impugnazione non è una legge provvedimento, ma norme di carattere generale ed astratto.

Comunque sia, nonostante qualche incertezza, derivante dalla lettura di alcuni passaggi del ricorso, che parrebbero alludere anche all’intenzione di ottenere, previa sospensione, addirittura l’annullamento in questa sede delle norme, non par dubbio che la fattispecie vada inquadrata come iniziativa diretta ad investire la Corte costituzionale delle questioni di illegittimità delle norme, sollevate dalle ricorrenti”.

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