Con Ordinanza depositata il 18 giugno 2022, il Tribunale del Riesame di Cagliari, annullando il sequestro preventivo emesso dal GIP su richiesta della Procura della Repubblica,   ha disposto il dissequestro di strumentazione telematica, sottoposta a sequestro da parte delle Forze dell’Ordine, per il presunto reato di raccolta abusiva di scommesse attribuito al titolare di un PVR della zona del  capoluogo sardo, che aveva messo a disposizione dei clienti computer e materiale informatico. Il sequestro era stato attuato in quanto si era ipotizzato il delitto di cui all’art.4 legge 401/89, a fronte di esercizio similare ad un tipico corner, con palinsesti e computer. Il difensore dell’indagata, avv.Marco Ripamonti del Foro di Viterboha presentato e discusso la richiesta di riesame, sostenendo l’insussistenza del fumus commissi delicti, presentando memoria scritta contemplante la ricostruzione della normativa in tema di raccolta di gioco a distanza, nonchè estratti giurisprudenziali di riferimento.

Il Tribunale ha accolto il riesame affermando come, pur essendo – in linea teorica,  l’allestimento di un internet point interamente dedicato alla raccolta di scommesse suscettibile di integrare il fumus del reato, ciò non può affermarsi laddove non siano rilevati l’attività di intermediazione da parte del titolare dell’esercizio ed una attività realizzata in un contesto organizzato, come la norma prevede. Nel caso di specie, in considerazione dell’esistenza di un contratto di PVR  con un concessionario autorizzato e della sussistenza di attività prevalente diversa, il Tribunale ha affermato come la messa a disposizione verso il pubblico di postazioni telematiche che i clienti potessero utilizzare autonomamente per perfezionare attività di scommesse non costituisca elemento integrante il fumus del reato. La Procura della Repubblica ha prontamente restituito i materiali.  

Così recita testualmente il provvedimento“Il reato di cui all’art.4  comma 4 bis legge 401/89 risulta integrato da qualsiasi attività, comunque organizzata, attraverso la quale si eserciti, in assenza di concessione, autorizzazione o licenza quale quella prevista dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza all’art.88, una intermediazione a favore di un gestore di scommesse, a nulla rilevando l’esistenza di abilitazione in capo al gestore stesso: tale attività presuppone, infatti, una concreta intermediazione nella raccolta delle scommesse, in quanto perchè la condotta assuma una penale rilevanza, conditio sine qua non è quella costituita dallo svolgimento di un’attività organizzata, anche se non stabile, di intermediazione del tutto diversa da quella posta in essere dall’indagata che, in quanto titolare di un esercizio commerciale tipo bar, aveva ottenuto l’abilitazione a istituire un Punto Vendita e Ricarica a servizio di concessionario, abilitato a sua volta al gioco a distanza: non è ravvisabile, pertanto, nella condotta ascritta all’odierna indagata, quella attività fraudolenta concretantesi in una attività di intermediazione, in difetto di titolo concessorio, ma piuttosto una messa a disposizione di postazioni telematiche utilizzabili dal cliente, che procedeva alle giocate per conto proprio, in totale difetto di intermediario del quale servirsi, mentre l’indagata si limitava a ricevere le giocate senza frapporsi in alcun modo alla effettuazione delle stesse. Il Collegio ritiene, pertanto, che nel presente caso non sussista neppure, coerentemente con quanto lamentato dalla difesa, il fumus commissi delicti, poichè la condotta posta in essere dall’indagata non è neanche astrattamente riconducibile a quella di cui all’art.4 commi 1 e 4 comma bis legge 401/89.”  

L’avv.Marco Ripamonti, soddisfatto del risultato, ha così commentato “la struttura del reato contestato è particolarmente complessa e non può venire confusa con quelle che possono integrare, pur se in un ambito normativo non sempre di immediato approccio e talvolta controverso,  le prerogative del punto di ricarica. E’ ragionevole, a questo punto, aspettarsi la richiesta di archiviazione da parte della Procura della Repubblica, dato il chiaro tenore dell’ordinanza di riesame“.

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