l Tribunale di Sassari ha accolto la richiesta di annullamento della pronuncia del Giudice di Pace con la quale era stata confermata la sanzione di 13.500 euro comminata a un gestore di apparecchi da intrattenimento a vincita.

Tutto ha inizio nel 2019 quando a seguito di un controllo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli aveva ingiunto al titolare di una impresa di gestione di apparecchi il pagamento della somma di 13.500, euro, oltre spese, per aver installato 9 apparecchi da divertimento e intrattenimento a vincita in un esercizio pubblico gestito da una ditta terza che non possedeva le necessarie autorizzazioni di cui all’art. 88.

L’imprenditore sosteneva che l’ordinanza fosse nulla perché fondata sull’erroneo presupposto che la s.r.l. fosse a conoscenza del fatto che l’esercente svolgesse un’attività abusiva di raccolta di scommessa, essendo invece emerso che un singolo soggetto, dotato di un computer e di una stampante, la compisse in maniera solo occasionale ed autonoma, avendo dichiarato di non aver alcun rapporto con il gestore dell’esercizio stesso.

Il Giudice di prima istanza rigettava il ricorso e contro quella sentenza proponeva appello lo stesso gestore lamentando anzitutto la violazione dell’art. 112 c.p.c. in quanto il Giudice adito aveva omesso di valutare alcune delle ragioni esposte ed anzitutto la carenza di legittimazione passiva (posto che lattività di raccolta delle scommesse era svolta solo ed esclusivamente da un terzocon il quale non aveva alcun rapporto) e la violazione della disciplina primaria europea e, in particolare degli artt. 49 e 56 TFEU.

Ribadiva come al momento dell’installazione delle apparecchiature non fossero presenti nei locali né attività di raccolta telematica di scommesse né altri strumenti idonei al suo svolgimento con la conseguenza che la sentenza impugnata aveva violato il principio di legalità e tassatività delle sanzioni amministrative ed ingiustamente avallato la tesi per cui la società installatrice dovesse essere a conoscenza dellassenza delle autorizzazioni necessarie per la raccolta di scommessa e del
conseguente uso strumentale delle apparecchiature fornite. Ancora, sosteneva che lo svolgimento
dell’attività di raccolta di scommesse (a suo dire inesistente) non solo non era noto, ma neppure era
conoscibile.

Per il Giudice di Sassari dagli atti di causa è pacifico che nei locali in cui svolgeva la sua attività la avvenisse una raccolta di scommesse non preventivamente autorizzata ai sensi dell’art. 88 T.U.L.P.S.

Più in particolare devono ritenersi inequivocabile il rinvenimento durante le attività di accertamento di molteplici tagliandi di scommesse relative ai mesi di maggio e giugno del 2015 , di un computer e di una stampante termica. Nel medesimo esercizio erano collocati 9 apparecchi forniti e sicuramente manutenuti dalla società appellante, a cui viene appunto contestata la violazione .
Dalla documentazione prodotta nel precedente grado di giudizio è evidente che il gestore a cui sono stati forniti gli apparecchi, era in possesso dell’autorizzazione a tenere nel suo esercizio proprio gli apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, lettera a) , che dunque sono stati correttamente forniti ed installati dalla società appellante.

E’ altrettanto pacifico che queste apparecchiature siano state utilizzate anche per un’attività di scommessa di cui all’articolo 88 T.U.L.P.S., risultata mai autorizzata nel momento in cui è stato eseguito l’accertamento. E, tuttavia, apolitico affermare che per il sol fatto di fare ingresso nei locali per procedere all’attività di periodica manutenzione e di riscossione degli incassi il gestore abbia avuto contezza dello svolgimento di un’attività di scommesse: al momento dell’accertamento non vi era alcun soggetto che operasse per la società appellante e nulla autorizza a ritenere che questa sapesse all’atto dell’installazione (o anche in un momento successivo) che le apparecchiature fornite sarebbero state destinate ad un’attività di scommessa per cui sarebbe stato necessario accertare il rilascio dell’apposita autorizzazione.

Non vi è, insomma- si legge nella sentenza- alcun elemento concreto e oggettivo che consenta di ricondurre l’attività di scommessa nella sfera di consapevolezza dellinstallatrice delle apparecchiature, elemento necessario per configurarne la responsabilità per la violazione contestata. Peraltro, occorre rilevare come dall’accertamento risulta che le scommesse avvenissero attraverso il computer e come non sia mai emerso un diretto collegamento tra le apparecchiature e il centro di scommesse con la conseguenza che neppure durante le attività di manutenzione la s.r.l. avrebbe potuto sapere.

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