La Coorte d’Appello di Milano ha respinto il ricorso di un esercente sanzionato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per aver installato un apparecchio da gioco a vincita senza autorizzazione.

“Sulla base degli accertamenti compiuti in sede di sopralluogo – conferma la Corte d’Appello di Milano in una sentenza – l’apparecchio in esame, che pacificamente, stando all’espressione della difesa, simula il funzionamento di una slot machine , è un apparecchio da gioco e/o intrattenimento. Si richiamano, in proposito, la descrizione, risultante dal verbale di sopralluogo, unitamente alle fotografie ad esso allegate.
Tale apparecchio era tenuto nella stessa area dell’esercizio destinata ai macchinari da gioco e da intrattenimento e, quanto al suo uso, era funzionante negli orari in cui gli altri apparecchi non potevano esserlo per divieti regolamentari.
La dichiarata funzione di strumento di utilità sociale ( contro la ludopatia ndr) non è, di certo, sufficiente per riconoscere al macchinario tale significativo ruolo, non essendo essa in alcun modo provata nel presente giudizio. Al contrario, è dimostrato che il macchinario fosse usato come apparecchio da gioco, fosse tenuto insieme agli altri apparecchi da gioco e fosse usato in orari in cui questi ultimi non potevano essere in funzione, a causa di divieti comunali, mentre non fosse funzionante quando gli apparecchi da gioco, riconducibili ai commi 6 e 7 del Tulps, erano accesi.
La gratuità dell’uso dell’apparecchio non è incompatibile con la natura di intrattenimento del medesimo e tantomeno esclude l’applicabilità della fattispecie in esame che, al contrario, ricomprende gli apparecchi destinati a qualunque forma di gioco, anche di natura promozionale.
Si è visto che tale norma, introdotta con decreto legislativo n. 4/019, mira ad attuare un’incisiva azione di contrasto nei confronti dell’industria parallela al gioco legale, escludendo che siano installati apparecchi che consentano il gioco, pur non essendo rispondenti alle caratteristiche codificate nei commi 6 e 7 dell’art. 110 cit. quando abbiano per oggetto apparecchi destinati anche indirettamente a qualunque forma di gioco anche di natura promozionale.
Nel caso di specie, nonostante l’uso dell’apparecchio da gioco non comportasse l’esborso di denaro o non fosse remunerato con altre forme di pagamento diretto, aveva natura promozionale per l’attività commerciale, comportando altri benefici, come peraltro anche espressamente confermato dalla parte in sede di sopralluogo, il quale ha riferito: i gettoni sono consegnati agli avventori senza chiedere denaro e non li converto in denaro; ho consentito all’installazione dell’apparecchio per creare un indotto alle altre mie attività.

La destinazione dell’apparecchio a forme di intrattenimento e di gioco da parte degli avventori, da un lato, e, dall’altro lato, la non incompatibilità dell’uso gratuito con la finalità promozionale, determinano la riconducibilità della fattispecie in esame all’art. 110 comma 9 f quater, essendo stata accertata l’esistenza di un’ apparecchiatura destinata anche indirettamente a qualunque forma di gioco, anche di natura promozionale, escludendosi che la natura gratuita dell’uso dell’apparecchio determini l’inapplicabilità della norma congeniata in modo da farvi rientrare anche ipotesi di uso non remunerato con forme di pagamento diretto.
Ciò accertato, risulta irrilevante ogni altra valutazione, concernente la validità della motivazione dell’ingiunzione, che peraltro è stata revocata dal Tribunale, non senza evidenziare, comunque, che, per consolidata giurisprudenza ed unanime dottrina, il sindacato avverso l’ordinanza ingiunzione investe il rapporto complessivamente considerato e non la sola legittimità dell’ordinanza.
In relazione all’entità della sanzione, la parte si è limitata a dolersi della errata qualificazione della sanzione, senza confutare la motivazione del giudice di prime cure che ha ritenuto congrua la sanzione applicata, stante la mancata indicazione delle ragioni sottese a tale richiesta e tenendo in considerazione la natura ambigua ed elusiva dell’apparecchio in questione.
Le accertate e sopra descritte modalità dell’uso dell’apparecchio non sono in alcun modo regolamentate e, anzi, sono del tutto sottratte ad ogni forma di controllo, tanto che il macchinario è destinato a forme di gioco e di intrattenimento in orari in cui gli altri apparecchi da gioco siti nel locale e rispondenti alle caratteristiche di cui all’art. 110 cit. non possono essere tenuti accesi e da essere tenuto non funzionante, nonostante la sua dichiarata (e non provata) finalità, quando gli altri apparecchi, che pacificamente creano indebitamento e sono da contrastare, sono funzionanti. Tali rilievi relativi alle concrete modalità dell’uso del macchinario, quindi, confermano, nel caso di specie, la congruità della sanzione che, pur superiore al minimo, rimane di gran lunga al di sotto del massimo della sanzione pecuniaria (euro 50.000).
La sentenza del Tribunale di Milano , quindi, è stata confermata.

Articolo precedenteNBA – Boston Celtics e Milwaukee Bucks guidano la corsa al titolo. Dončić cerca un posto nella storia: lo sloveno MVP a 3,00 su Sisal.it
Articolo successivoStanley, scommesse: dopo 25 anni di aspro confronto giudiziario sulla sua legittimità, Stanleybet esercita il diritto di pagare l’imposta unica sulle scommesse in Italia