L’Agenzia delle entrate ha presentato un ricorso contro la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto che aveva confermato la pronuncia della Commissione Provinciale di Padova in cui erano apprezzate le ragioni della parte contribuente (una sala giochi) in tema di cartella esattoriale per Iva forfettaria sulla base imponibile dell’Imposta sugli intrattenimenti, applicando la detrazione forfettaria di cui all’art. 74 del d.P.R. n. 633/1972, ritenendo necessaria attività accertativa.
Il ricorso era affidato a due motivi, cui replicava la parte contribuente con tempestivo controricorso.

Per i giudici della Sesta Sezione Civile “il ricorso per cassazione conferisce al giudice di legittimità non il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale, ma solo la facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, delle argomentazioni svolte dal giudice di merito, al quale spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l’attendibilità e la concludenza e di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente la prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge.

Né il giudice del merito, che attinga il proprio convincimento da quelle prove che ritenga più attendibili, è tenuto ad un’esplicita confutazione degli altri elementi probatori non accolti, anche se allegati dalle parti.

Nel caso di specie, il collegio di merito ha svolto un giudizio di valore, apprezzando in bilanciamento fra loro gli elementi di fatto che propendevano o meno a ritenere la rappresentazione dell’attività svolta in sala giochi come ricostruibile in via cartolare o necessitante di attività di accertamento, concludendo in questo secondo senso. Tale
giudizio di valore non è sindacabile da questa Corte di legittimità, salvo che non risulti affatto motivato (…).
Altresì, per quanto attiene al secondo motivo, viene censurata come violazione di legge l’affermazione del collegio d’appello per cui l’Ufficio non avrebbe dato prova, neppure in secondo grado, dell’inosservanza degli adempimenti previsti per il regime ordinario di detrazione Iva.
Anche in questo caso, all’evidenza, si rappresenta un apprezzamento del collegio meritale in ordine alla sufficienza o meno della prova resa dall’Ufficio, per circostanze che -non è contestato- fossero a suo carico.
Pertanto, il ricorso principale è inammissibile e tale dev’essere dichiarato”. L’Agenzia è stata condannata alle spese di lite quantificate in 2.300 euro da corrispondersi al gestore di sala giochi.

Articolo precedenteArena Racing Company completa l’acquisizione di Vermantia
Articolo successivoLotto e 10eLotto: ecco i top 10 numeri ritardatari e le vincite del 19 novembre