Un gestore di slot viene sanzionato dall’ADM per il fatto che nell’esercizio pubblico in cui ha installato gli apparecchi si raccolgono scommesse attraverso terminali in rete senza autorizzazione ex articolo 88 del Tulps. La Cassazione annulla la sentenza e rinvia alla Corte di Appello.

La Corte di Cassazione, con sentenza del 23 settembre scorso, ha accolto il ricorso di una società che gestisce apparecchi da intrattenimento a vincita che nel 2019 si è vista sanzionare per 20.000 per il fatto che nel locale a cui aveva fornio le slot si raccoglievano scommesse per conto di un bookmaker privo di concessione.

La Corte d’Appello aveva confermato il giudizio del Tribunale ordinario pur riconoscendo che le scommesse fossero state raccolte attravero le slot fornite dal gestore.

“A fronte del rilievo della ricorrente concernente la sua mancata conoscenza del fatto che nei locali dell’esercizio si svolgesse attività di raccolta scommesse (che peraltro nell’atto di opposizione si assumeva essere iniziata in epoca successiva all’installazione delle slot-machines) – il primo giudice rigettava l’opposizione sul presupposto di fatto che la raccolta delle scommesse avvenisse attraverso le slot-machines, identificando in tali macchine il terminale telematico della raccolta delle scommesse.
Con il proprio atto di appello l’odierna ricorrente censurò tale accertamento di fatto, sottolineando come le slot-machines non potessero essere utilizzate per avveniva attraverso terminali appositamente forniti all’esercizio dal bookmaker – si legge nella sentenza.
Nell’appello si deduceva, quindi, come – una volta rimosso l’equivoco sull’utilizzo delle slot-machines per la raccolta delle scommesse – nulla consentisse di ritenere che il gestore potesse sapere che nei locali, dove aveva installato dette slot-machines, si svolgesse (anche) un’attività di raccolta di scommesse. Al riguardo l’appellante contestava la tesi dell’Amministrazione finanziaria secondo cui detta conoscenza doveva discendere dalla presenza della vetrofania del marchio sulle vetrine dei locali e dalla conseguente possibilità che tale vetrofania fosse vista dal personale del gestore quando il medesimo si recava in detti locali per la manutenzione delle macchine e il ritiro del denaro nelle stesse immesso dalli scommettitori.
Tale il motivo d’appello, la motivazione della sentenza impugnata risulta del tutto eccentrica. La corte d’appello, nel rigettare il gravame del ricorrente, ha dato apoditticamente per scontato che con le apparecchiature per la cui installazione l’appellante è stato sanzionato “venivano raccolte, tramite connessione alla rete telematica, scommesse sportive da parte dell’esercente” e ha affermato che “la licenza di cui al succitato art. 88, non può essere rilasciata a chi non sia in possesso della concessione ministeriale e, sotto tale profilo, l’attività demandata al Questore è vincolata” ed ha concluso nel senso che “non ha errato il Tribunale laddove ha accertato che gli apparecchi erano effettivamente installati nei locali dell’appellante, che ne era proprietaria e ne aveva la piena gestione. Donde la responsabilità e l’onere in capo ad essa di controllare le necessarie autorizzazioni amministrative.

I suddetti rilievi risultano tutt’affatto inconferenti rispetto alle doglianze svolte nell’appello – il cui nucleo centrale si risolveva nella deduzione della inutilizzabilità, ai fini della raccolta delle scommesse, delle macchine dalla stessa installate nel locale cosicché la motivazione dell’impugnata sentenza si palesa, in definitiva, meramente apparente.
I primi tre motivi di gravame vanno pertanto accolti; in considerazione della nullità della sentenza impugnata, per difetto del requisito della motivazione, restano assorbiti gli altri motivi, rispettivamente concernenti, il quarto, la statuizione sull’elemento psicologico della violazione amministrativa e, il quinto, il contrasto con il diritto dell’Unione Europea della disciplina della gara per il rilascio della concessione (di cui il bookmaker era privo) per l’organizzazione e gestione delle scommesse.
Il ricorso va quindi accolto in relazione ai primi tre mezzi, assorbiti gli altri, e la sentenza gravata va cassata con rinvio alla Corte di appello.”

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