Prima due anni di pandemia, le regole sul distanziamento causa Covid e ora le norme che impongono di trattare il calciobalilla alla stessa strega di un possibile gioco d’azzardo. Così i calciobalilla scompaiono dagli stabilimenti balneari.

Una regolamentazione eccessivamente rigorosa una complicata procedura da seguire per consentire l’ultilizzo di questo gioco sta scoraggiando sempre più i gestori di stabilimenti che decidono così di farne a meno.

Eppure il calciobalilla è quell’oggetto che si ritrova immutato nel succedersi delle estati, “come certi gelati con il bastoncino che bastano, solo a vederli, a rimandarci all’infanzia, stessa spiaggia stesso mare“, scrive Michele Serra sulle pagine di Repubblica.

Tutto questo fino allo scorso anno, ovvero fino a quando uno scrupoloso legislatore ha ritenuto di includere il calciobalilla tra quegli apparecchi che potrebbero essere usati come strumento per pratiche di gioco d’azzardo attraverso spregiudicate operazioni di ‘modifica’ o taroccamento.

Ce le vedete le famigliole con bambini al seguito o gruppi di maggiorenni nostalgini in costume e infradito che giocano d’azzardo su un calciobalilla tra ragazzini bagnati che sfrecciano nelle vicinanze? Eppure qualcuno deve averlo pensato. Così da circa un anno produttori e gestori stanno facendo i conti con complicate procedure di autorizzazioni a cui si è aggiunto l’obbligo di versare una imposta anche nel caso in cui l’apparecchio venga messo a disposizione a titolo gratuito. E’ per questo che tanti di quegli oggetti, spesso datati e recuperati dai danni della salsedine e della piaggio (quando arriva improvvisa) solo grazie alla pazienza e l’ostinazione di qualche gestore di stabilimento balneare, quest’anno resterà chiuso in qualche deposito, insieme a quelle cose che non si usano più.

Ci sarà di certo qualcuno che chiederà che fine abbia fatto, magari mangiando un gelato con il bastoncino. Spiegateglielo, che è un segno dei tempi.

Tempi molto complicati e difficili da capire. mc

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