Confermata la sanzione di 24.000 euro per la violazione delle norme in materia di distanze minime delle slot dai luoghi sesnsibili al titolare di un bar torinese e alla azienda proprietaria degli apparecchi.

La Corte d’Appello di Torino ha rigettato il ricorso delle due società contro il provvedimento del Comune di Torino. Il Giudice ha infatti ritenuto che “la nuova normativa, in continuità rispetto a quella del 2016, stabilisce anch’essa limiti all’esercizio delle attività di cui all’art. 3, comma 1, lett. c), d) ed e), nonché alla installazione di apparecchi per il gioco lecito di cui all’articolo 110, comma 6, del regio decreto 773/1931 in rapporto alla prossimità con luoghi sensibili specificamente elencati, e l’art. 26 non ha inteso né introdurre una sanatoria per le violazioni commesse nella vigenza della precedente normativa né riservare ai soggetti di cui ai commi 1 e 2 un trattamento privilegiato, esonerandoli dal rispetto delle distanze di cui all’art. 16 comma 2.
E ciò anche dando per accertato (circostanza contestata dal Comune) che l’appellante rientri
nella categoria di cui all’art. 26 comma 2 per essere titolare di autorizzazione dell’Agenzia delle
Dogane e dei Monopoli rilasciata con l’iscrizione Ries, iscrizione che in verità costituisce titolo abilitativo per i soggetti che svolgono le attività in materia di apparecchi da intrattenimento in relazione alle relative attività esercitate
(art. 1 comma 82 legge n. 220/2010), potendosi dunque dubitare che tale iscrizione corrisponda all’autorizzazione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (che, secondo il Comune, farebbe invece riferimento alle autorizzazione rilasciate ai sensi dell’art. 16 legge n. 1233/1957)”.

A tale proposito la Ragione, in passato, ha pubblicato una precisazione sulla iscrizione Elenco RIES, ovvero se questa è assimilabile all’autorizzazione rilasciata dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli di cui al comma 2.

La Regione ha precisato che l’iscrizione nell’elenco Ries di cui all’art 1, co.82, l. 220/2010 e s.m.i..non può essere considerata “autorizzazione rilasciata dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli…” ai sensi dell’art. 26, co. 2, l.r. 19/2021.

Secondo un’interpretazione condivisa con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, nell’art. 26, co. 2 l.r. 19/2021, rientrano le autorizzazioni di cui all’art. 16, legge 22 dicembre 1957, n.1293 “Organizzazione dei servizi di distribuzione e vendita dei generi di monopolio”, che sono considerate vere e proprie concessioni dall’art. 19 della legge 1293/1957.

Pertanto, seguendo tale interpretazione, rimarrebbero esclusi i bar privi di licenza di tabacchi o patentino.

Per il giudice d’Appello “la relativa conclusione a cui è giunto non si ritiene debbano neppure confrontarsi con le c.d. FAQ pubblicate sul sito della Regione Piemonte secondo le quali gli esercizi pubblici o commerciali di cui ai commi 1 e 2 dell’art. 26 non essendo equiparati a nuove installazioni, non dovranno rispettare i limiti di distanza dai luoghi sensibili di cui all’art. 16 l.r.; infatti, le Frequently Asked Questions rappresentano risposte alle domande che sono state poste (o potrebbero essere poste) più frequentemente dagli utilizzatori di un certo servizio, domande alle quali viene data risposta pubblica, su un sito web, sì da chiarire pubblicamente le questioni poste con maggiore frequenza. Peraltro, le stesse sono sconosciute all’ordinamento giuridico e svolgono una funzione meramente pratica e in genere non indicano elementi utili circa la loro elaborazione, la procedura o i soggetti che ne sono i curatori o i responsabili, né sono pubblicate a conclusione di un procedimento predefinito dalla legge. È quindi da escludere che le risposte alle FAQ possano essere assimilate a una fonte del diritto, né primaria, né secondaria, (Consiglio Stato s entenza n. 1275 del 20.07.2021: Le risposte alle FAQ (“Frequently Asked Questions”) rese dalla Pubblica Amministrazione non possono essere assimilate a una fonte del diritto, né primaria, né secondaria, e non possono nemmeno essere
considerate ai fini alle circolari, non costituendo un obbligo interno per gli Organi amministrativi, né possono valere alla stregua di atti di interpretazione autentica, in difetto dei necessari presupposti legali e non essendo neppure pubblicate a conclusione di un procedimento predefinito per legge .”

Cosa prevede la legge all’articolo 26?

L’art. 26, legge cit., contiene una norma finale che, in deroga alle disposizioni contenute sia nella precedente legge regionale di contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo (l.r. 9/2016), sia nell’attuale legge regionale (l.r. 19/21), consente ad alcune tipologie di titolari di esercizi pubblici e commerciali che avevano dovuto dismettere gli apparecchi per il gioco di cui all’art. 110, co. 6, R.D. 773/1931, in attuazione della l.r. 9/2016, di reinstallarli, purché presentino istanza entro il 31.12.2021. In tal caso, non essendo gli esercizi equiparati a nuove installazioni, non dovranno rispettare i limiti di distanza dai luoghi sensibili di cui all’art. 16, l.r. 19/21.

In particolare, il comma 1 dell’art. 26, consente ai titolari delle sale da gioco e delle sale scommesse (così come definiti dall’art. 3, co. 1, lett. c) e d),  l.r. 19/21), presso cui alla data del 19.5.2016 erano collocati apparecchi per i giochi leciti dismessi, ai sensi della l.r. 9/2016, di presentare istanza di reinstallazione al Comune/Questore competente, a seconda della diversa tipologia di apparecchi per il gioco,  purché venga mantenuto un numero di apparecchi non superiore a quello già esistente alla data del 19 maggio 2016. Trascorsi 30 giorni dalla presentazione dell’istanza, il privato potrà reinstallare gli apparecchi per il gioco, se nel termine non interviene un provvedimento esplicito di diniego del soggetto competente.

Il comma 2 dell’art. 26, consente anch’esso la reinstallazione degli apparecchi per il gioco, ma solo ai titolari di autorizzazione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e monopoli, che presentino istanza al Comune/Questore competente, in relazione alla tipologia di gioco, fermo restando che il numero di apparecchi per il gioco reinstallabili non potrà essere superiore a quello individuato dall’art. 18 della legge regionale.

I titolari dell’ autorizzazione di cui all’art. 26, co. 2 della legge citata, secondo un’interpretazione condivisa con l’Agenzia delle Dogane e dei monopoli, sono coloro che esercitano la vendita dei generi di monopolio, di cui all’art. 16, legge 22 dicembre 1957, n.1293 “Organizzazione dei servizi di distribuzione e vendita dei generi di monopolio”. Conseguentemente, i bar (privi di licenza tabacchi o patentino) parrebbero non essere legittimati a presentare istanza per la reinstallazione degli apparecchi per i giochi dismessi, ma potranno presentare istanza di nuova apertura di esercizio, ai sensi dell’art. 16, l.cit..

Per quanto concerne, la superficie calpestabile, limite cui rinvia l’art. 26, co. 2, l.r. 19/2021, si intende quella indicata nel modulo RIES, oggetto di presentazione all’Agenzia delle Dogane e monopoli da parte del privato. Si precisa, altresì, che per superficie calpestabile s’intende, secondo la nota riportata nel modulo Ries, i metri quadri complessivi dell’esercizio, considerando che determinati locali non vanno considerati nel calcolo, ovvero magazzini, depositi, locali di lavorazione, uffici e servizi, fisicamente e permanentemente separati dall’area del punto di vendita.

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