Si può tassare un calciobalilla o un qualsiasi altro apparecchio da intrattenimento senza vincita in denaro anche se viene messo a disposizione a titolo gratuito?

Quello è quello che succede in Italia dove ogni apparecchio, per il solo fatto di essere messo a disposizione del pubblico, è soggetto a ISI, ovvero l’imposta sugli intrattenimenti.

Dopo la bagarre delle scorse settimane, sollevata dai balneari sulle disposizioni e gli obblighi previsti per l’installazione al pubblico di apparecchi senza vincita in denaro, la materia sembra essere diventata di interesse anche per la Commissione Europea.

In questo caso però non si parla tanto di certificazioni e conformità delle macchine alle regole tecniche previste (questione risolta con una determina dell’ADM), quanto della questione fiscale.

Va detto infatti che i calciobalilla, così come flipper o videogiochi, sono soggetti, come prevede una norma del 1972, al pagamento di una imposta in un’unica soluzione, secondo le modalità previste da decreto del Mef. Un decreto del 2009 fissa gli importi della base imponibile forfetaria per l’applicazione dell’imposta, ovvero una sorta di incasso medio stimato per tipologia di apparecchi. Questo vuole dire che si presume che ci sia un incasso, cosa diversa da una sorta di tassa di concessione governativa.

Ma allora se tale incasso, anche se stimato, non c’è è possibile applicare la tassa in questione?

Per l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non c’è alcun dubbio. La Circolare n.14, sull’Attuazione della nuova disciplina regolamentare in materia di apparecchi senza vincita in denaro chiarisce tutte le macchine sono soggette ad autocertificazione, indipendentemente dal luogo in cui vengono installate. Il fatto di doverle ‘censire’ le include tra quelle che quindi dovranno versare l’imposta in questione.

Ma chi installa un calciobalilla ad uso gratuito. Per esempio un oratorio, o anche semplicemente una attività commerciale che vuole mettere a disposizione del pubblico un servizio. Quante volte vi è capitato di vedere dondolanti per bambini in una concessionaria d’auto o in un negozio (per attrezzare un’area giochi)?

Ma è possibile pagare una tassa equivalente l’8% dell’imponibile medio forfettario oltre al limite l’IVA forfettaria di un gioco il cui accesso da parte dei giocatori è gratuito, ovvero senza che si realizzi l’imponibile forfettario?

Di questo si dovrebbe occupare probabilmente l’Agenzia delle Entrate, fatto sta che al momento sarà Bruxelles ad avanzare le prime richieste di chiarimenti. In piena estate (evidentemente alla CE non si fanno ferie) la Commissione Fiscalità apre quindi una prima fase di indagine per capirne qualcosa di più. In questi casi la procedura è piuttosto complessa: vengono interpellate le Autorità italiane e solo successivamente i servizi decidono se dare seguito alla procedura che può portare anche ad una denuncia per infrazione della legislazione Eu.

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