Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto ha emesso sentenza sul ricorso proposto da alcuni operatori rappresentati e difesi dall’avvocato Cino Benelli, contro la Regione Veneto per l’annullamento della deliberazione avente ad oggetto “Adozione provvedimento di cui all’art. 8 “Limitazioni all’esercizio del Gioco” della Legge Regionale n. 38 del 10 settembre 2019 “Norme sulla prevenzione e cura del disturbo da gioco d’azzardo patologico”.

Commentando la sentenza l’avvocato Benelli ha dichiarato: “Le fasce orarie regionali non devono essere rispettate in assenza di un espresso atto di recepimento da parte dei singoli Comuni”

La sentenza

«Le società ricorrenti hanno impugnato la deliberazione della Giunta Regionale Veneto con la quale, in attuazione dell’art. 8 della Legge Regionale n. 38 del 2019, sono state approvate le disposizioni relative agli orari di “interruzione del gioco” da porre in essere in modo omogeno e uniforme su tutto il territorio regionale, per la prevenzione e il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo.

Più nello specifico, l’art. 8 della L.R. n. 38/2019 dispone che “1. La Giunta regionale, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, adotta il provvedimento, sul quale acquisisce il parere della competente commissione consiliare, per rendere omogenee sul territorio regionale le fasce orarie di interruzione quotidiana del gioco, secondo quanto previsto dall’intesa sottoscritta ai sensi dell’articolo 1, comma 936, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato di cui al comma 1”.

2. Nelle more della definizione del provvedimento di cui al comma 1, i titolari delle sale da gioco e i titolari dei punti gioco così come definiti all’articolo 2, comma 1 lettera c) sono tenuti a comunicare ai Comuni le fasce orarie di interruzione quotidiana del gioco, secondo quanto previsto dall’intesa sottoscritta ai sensi dell’articolo 1, comma 936, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato di cui al comma 1”.

Con la deliberazione impugnata, la Giunta Regionale ha definito gli orari di interruzione del gioco da porre in essere in modo omogeno e uniforme su tutto il territorio regionale nel seguente modo: “-dalle ore 07.00 alle ore 09.00 (tale fascia espone maggiormente al rischio i minori ed i giovani, le donne, i lavoratori, le persone inoccupate); -dalle ore 13.00 alle ore 15.00 (tale fascia espone maggiormente al rischio le persone anziane, i lavoratori, le persone inoccupate ed i giovani; -dalle ore 18.00 alle ore 20.00 (tale fascia espone a rischio tutte le fasce di popolazione)”; il provvedimento giuntale prevede, altresì, che “Nelle predette fasce i Comuni non potranno consentire in alcun modo l’utilizzo delle apparecchiature di cui all’articolo 110, comma 6, del R.D. 773/1931 e ss.mm. I Comuni possono, invece, aggiungere alle predette fasce di interruzione anche ulteriori fasce orarie di chiusura, anche in relazione alla situazione locale”.

Le ricorrenti, premesso di condurre esercizi dedicati al gioco lecito ubicati nel territorio della Regione Veneto e dopo aver delineato il quadro normativo di riferimento, hanno dedotto le seguenti censure: “(primo motivo) incompetenza della giunta regionale e contestuale “eccesso di delega”; incompetenza ed eccesso di delega, in quanto l’art. 8 della L.R. n. 38/2019 avrebbe demandato alla Giunta la sola potestà di dettare indirizzi per rendere omogenee sul territorio regionale le fasce orarie di interruzione del gioco, per cui la Giunta non avrebbe potuto conformare direttamente il regime orario degli apparecchi con valenza immediata e cogente per ciascun Comune, unico ente titolare del potere di disciplinare gli orari; “(secondo motivo) omessa acquisizione dell’atto di concerto dell’agenzia delle dogane e dei monopoli (ADM). violazione del criterio procedurale stabilito dall’art. 8 l.r. n. 38/2019 e dall’intesa in sede di conferenza unificata”; il provvedimento impugnato sarebbe illegittimo per omessa acquisizione dell’atto di concerto dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli prescritto dall’Intesa raggiunta in sede di Conferenza Unificata il 7.9.2017 e, conseguentemente, dell’art. 8, comma 1, della L.R. n. 38/2019 di recepimento dell’Intesa; “(terzo motivo) violazione dei limiti sostanziali stabiliti dall’art. 8 l.r. n. 38/2019 e dall’intesa in sede di conferenza unificata”; sarebbe violato l’art. 8 della L.R. n. 38/2019 e l’Intesa del 7.9.2017 in quanto il provvedimento impugnato, pur impedendo ai Comuni di discostarsi dalle fasce orarie ivi stabilite, consente ai medesimi di istituire ulteriori fasce orarie di chiusura in relazione alle situazioni locali, inciso del tutto generico e non idoneo a limitare la discrezionalità dei Comuni; “(quarto motivo) carenza di istruttoria”; difetto di istruttoria, mancando ogni indicazione degli elementi di fatto e di diritto sui quali è stata fondata la decisione di interrompere l’attività di gioco nelle fasce orarie considerate, risolvendosi le affermazioni della Giunta in mere tautologiche petizioni di principio; “(quinto motivo) violazione dei princìpi di ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità”; sarebbero violati i principi di ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità, in quanto le fasce orarie individuate si applicherebbero indistintamente sia agli esercizi di gioco cc.dd. “dedicati” che a quelli “generalisti”; le fasce orarie individuate comprometterebbero, inoltre, l’attività di impresa, pregiudicandone l’organizzazione, e imporrebbero ai dipendenti degli esercizi pause obbligatore e orari spezzettati.

Si sono costituite in giudizio l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (in sigla

ADM) e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – ufficio dei monopoli per il Veneto e il Trentino Alto Adige, con il patrocinio dell’avvocatura dello Stato, la quale ha eccepito il difetto di legittimazione passiva di ADM, atteso che gli atti impugnati non stati emessi né rientrano nelle competenze di ADM, chiedendo comunque di non adottare provvedimenti direttamente o indirettamente lesivi degli interessi di ADM, la cui posizione sarebbe di estraneità al presente giudizio.

Si è costituita in giudizio anche Regione Veneto, la quale ha eccepito l’inammissibilità del ricorso collettivo per mancata notificazione al Comune di Montecchio Maggiore, nel cui ambito risulta avere il proprio esercizio la ricorrente società Lilla, in quanto soggetto controinteressato; nel merito ha contestato le censure avversarie chiedendone il rigetto.

In sede di memoria di replica, l’Amministrazione regionale, anche alla luce delle difese della parte ricorrente, ha, altresì, evidenziato un ulteriore profilo di inammissibilità del ricorso, in considerazione della natura non direttamente lesiva della deliberazione gravata la quale, a ben vedere, sarebbe rivolta alle Amministrazioni comunali e i cui effetti nei confronti anche delle attuali ricorrenti risulterebbero necessariamente “mediati” dalle discipline locali.

Alla Pubblica Udienza dell’1 giugno 2022, il ricorso è passato in decisione, come da verbale di causa.

È necessario scrutinare, previamente, l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dall’Amministrazione regionale in relazione alla natura non direttamente lesiva delle posizioni soggettive vantate dalle società ricorrenti, atteso il suo carattere assorbente.

L’eccezione è fondata.

In linea generale, si osserva che la giurisprudenza amministrativa ha ormai univocamente riconosciuto alle amministrazioni comunali (e, nella specie, al Sindaco, in base all’art. 50, comma 7 del Tuel) il potere di disciplinare gli orari delle sale da gioco o di accensione e spegnimento degli apparecchi durante l’orario di apertura degli esercizi in cui i medesimi sono installati (ex multis Consiglio di Stato, sez. sez. V, 28 marzo 2018, n.1933; id., 22 ottobre 2015, n. 4861; id., 1 agosto 2015, n. 3778); in particolare, è stato evidenziato che dal composito e complesso quadro giuridico che regola la materia, emerge “non solo e non tanto la legittimazione, ma l’esistenza di un vero e proprio obbligo a porre in essere, da parte dell’amministrazione comunale, interventi limitativi nella regolamentazione delle attività di gioco, ispirati per un verso alla tutela della salute, che rischia di essere gravemente compromessa per i cittadini che siano giocatori e quindi clienti delle sale gioco, per altro verso al principio di precauzione, citato nell’art. 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), il cui campo di applicazione si estende anche alla politica dei consumatori, alla legislazione europea sugli alimenti, alla salute umana, animale e vegetale (Consiglio di Stato, sez. III, 1 luglio 2019, n. 4509).

Tanto premesso, va rilevato che, come già ricordato, con la deliberazione in questa sede impugnata, la Giunta Regionale, dando attuazione all’art. 8 della L.R. n. 38 del 2019, ha approvato, nei termini sopra indicati, le disposizioni relative agli orari di interruzione del gioco “al fine di rendere omogenee e uniformi su tutto il territorio regionale le fasce orarie di interruzione”, per la prevenzione e il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo.

Proprio in tale prospettiva, è stato stabilito che “Nelle predette fasce i Comuni non potranno consentire in alcun modo l’utilizzo delle apparecchiature di cui all’articolo 110, comma 6, del R.D. 773/1931 e ss.mm. I Comuni possono, invece, aggiungere alle predette fasce di interruzione anche ulteriori fasce orarie di chiusura, anche in relazione alla situazione locale”.

Ebbene, tali prescrizioni rendono palese che i primi destinatari delle prescrizioni stabilite dalla Giunta Regionale sono proprio i Comuni, i quali, come sopra evidenziato, nell’ambito delle proprie competenze e prerogative, potranno, autonomamente e secondo le rispettive esigenze, determinare le fasce orarie di aperura/chiusura e di funzionamento degli apparecchi da gioco, nella cornice però di quanto stabilito dal provvedimento regionale.

In altre parole, la deliberazione di Giunta contestata non risulta avere carattere immediatamente esecutivo (e, quindi, lesivo) nei confronti degli operatori economici, spettando alle amministrazioni comunali il potere di regolamentare l’orario degli esercizi di gioco lecito.

Dunque, l’impugnata deliberazione non riveste carattere immediatamente e concretamente lesivo della posizione giuridico-soggettiva delle società ricorrenti, atteso che

solo la successiva regolamentazione ad opera delle singole Amministrazioni comunali potrà, eventualmente, determinare la concreta ed effettiva lesione di quegli interessi che parte ricorrente afferma essere stati lesi.

In definitiva, il ricorso è inammissibile per difetto di una condizione dell’azione e, in particolare, per carenza di un interesse attuale e concreto all’annullamento dell’atto gravato, potendo restare assorbita ogni altra questione sollevata dalle parti costituite in giudizio.

Le spese di causa possono essere compensate tra le parti, stante la peculiarità della vicenda».

Articolo precedenteIppica, Mipaaf: spostate a Bisignano (CS) le tappe del Classico e Premio Regionale allevatoriale
Articolo successivoScommesse Serie A: Sassuolo-Milan di nuovo contro dopo la festa scudetto. Inter e Roma, favoritissime su Sisal, ospitano Cremonese e Monza