Sono ancora molti i contenziosi tra imprese operanti nella gestione degli apparecchi da intrattenimento senza vincita in denaro e l’Agenzia delle Entrate per presunte violazioni delle disposizioni in materia di apparecchi.

Nello specifico le Entrate, su segnalazione dell’Amministrazione dei Monopoli di Stato, e successivo riscontro attraverso le informazioni presenti in Anagrafe Tributaria, contestano il mancato pagamento di somme a titolo di imposta sul valore aggiunto. Si tratta di importi determinati applicando alla base imponibile dell’imposta intrattenimenti, l’aliquota del 20% ed operando la detrazione forfetizzata in misura pari al 50 per cento (dove aver detratto l’Iva versata). Nella maggior parte dei casi la richiesta riguarda l’Iva non versata in quanto ditte in ordinaria.

Nella sostanza a queste aziende si contesta l’aver versato l’Iva forfettaria e l’inosservanza degli adempimenti previsti per il regime ordinario di detrazione Iva. Il tutto parte da segnalazioni dell’ADM in considerazioni di difformità rispetto all’imposta.

Nella maggior parte dei casi la questione si risolve con una proposta di autotutela, inviata dal destinatario della constatazione, all’Agenzia delle Entrate, dove si rappresenta che l’impresa ha applicato il regime iva ordinario sul volume d’affari generato dagli apparecchi da intrattenimento. E che l’impresa non ha esercitato l’opzione per l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari, ma dal comportamento concludente del soggetto si evince l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari. In sostanza i contribuenti, come più volte precisato dalla Corte di Cassazione, non sono tenuti a manifestare in maniera esplicita la volonta’ di optare per un regime contabile anziche’ per un altro nè, tantomeno, sono tenuti al rispetto di forme vincolanti, essendo sufficiente che adeguino il loro comportamento al regime prescelto.

Tutto semplice, parrebbe, ma in realtà non è così. I contenziosi spesso si trascinano negli anni, con esborso di denaro in consulenti e legali.

Recentemente la Corte di Cassazione, rigettando un ricorso dell’Agenzia delle Entrate, ha specificato che l’inosservanza degli adempimenti previsti a carico del gestore di apparecchi, per il regime ordinario di detrazione Iva, è a carico dell’Agenzia stessa.

Ma, viene da chiedersi, è davvero necessario aprire questi lunghi e costosi contenziosi? Non sarebbe forse più utile capire quale strano ingranaggio determina l’apertura di queste contestazioni? Un coordinamento tra le due Agenzie eviterebbe l’innescarsi di inutili contestazioni che, in alcuni casi, comportano anche la condanna dell’Agenzia delle Entrate a pagare le spese legali.

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