Lo stop alla attività delle sale giochi dove si mettono a disposizione videogiochi per gli appassionati ( e non ) di Esports ha suscitato lo sdegno di moltissime persone. L’Agenza delle Dogane e dei Monopoli, in qualità di autorità regolatrice in materia di apparecchi da intrattenimento, ha di fatto applicato un norma a cui da tempo si da ampio risalto.

Ogni apparecchio, compresi quelli che non prevedono vincite in denaro, deve essere sottoposto ad una procedura di omologa, lunga e anche complessa. Il decreto che introduce questo ed altri obblighi, è stato sottoposto al vaglio della Commissione Europea che ha ritenuto non violasse le direttive e tanto meno che presentasse caratteristiche atte a limitare la libera circolazione delle merci o la libera impresa.

Sulla assurdità di alcune disposizioni, valide per i calciobalilla, i videogiochi , i flipper e ogni altro apparecchio di puro intrattenimento (anche a titolo gratuito) è stata presentata anche una interrogazione parlamentare; firmataria la senatrice dell’UDC Paola Binetti.

I Luna Park, i bowling, le sale giochi dedicate ai più piccoli, hanno avviato da tempo un confronto con legislatore e regolatore (ADM) per trovare una soluzione che permetta di coniugare l’esigenza dei primi di garantire che queste macchine non possano essere usate per l’azzardo e degli altri di continuare a installare un calciobalilla o un flipperino per bambini. Con risultati alquanto deludenti, visto che moltissimi apparecchi (come i distributori di palline che offrono anche un banale giochino) dovranno essere tolti dal mercato.

Tra gli apparecchi, che come i simulatori di cui oggi si parla molto per i recenti sequestri, che non potranno funzionare ci sono anche i dardi connessi online. Avete presente le freccette? Quelle con il bersaglio suddiviso in settori dal diverso punteggio? Il gioco prevede la possibilità di mettersi alla prova e disfidare gli altri. Grazie alla digitalizzazione sono state realizzate macchine, connesse a Internet, che consentono di creare una rete di appassionati che si possono sfidare a distanza.

A differenza dei gestori delle sala Lan che oggi gridano allo scandalo, molti gestori di queste apparecchiature Dardi hanno cercato di adempiere alle disposizioni previste dalla norma di legge.

Sul sito dell’ADM c’è una funzione che consente di accedere ad una procedura a conclusione della quale si ottiene una auto-certificazione sulla regolarità del prodotto. La procedura prevede un quesito, ovvero se la macchina è collegata a Internet. Dichiarando quanto risulta vero per alcuni di questi apparecchi, ovvero che sono connessi alla Rete, la procedura si blocca. I giochi in questione, senza la stessa certificazione che viene chiesta ai videogiochi delle sale Esports, non potranno funzionare.

Questo dovrebbe far riflettere quanti si stanno scandalizzando per quanto è successo, convinti che l’origine di tutto sia legato all’iniziativa di un imprenditore che ha ritenuto di sollevare il problema.

Visto che oggi si sta dando molto risalto all’accaduto (a ragione ), dovremmo solo sperare che si parli anche di tante altre situazioni simili, che forse non godono di altrettanta pubblicità. aa