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(Jamma) – Il Tribunale civile di Agrigento, con Sentenza del 12 Ottobre 2017, in accoglimento delle tesi difensive svolte dall’avv.Marco Ripamonti nell’interesse del ricorrente, ha annullato un’ordinanza ingiunzione di AAMS per euro 16.000,00, con relativa confisca, inflitta per la ritenuta non conformità alla normativa di alcuni apparecchi personal computer installati presso un esercizio pubblico. L’esercente, tramite il difensore, ha svolto una serie di argomentazioni difensive, basate sulla erroneità della contestazione, riferita al comma 9 dell’art.110 tulps, previsto esclusivamente per apparecchi non conformi, ma comunque appartenenti alla tipologia degli apparecchi da intrattenimento e non applicabile, invece, a prodotti diversi quali apparecchi personal computer o totem, seppure suscettibili di connessione con portali di gioco.

Tra gli argomenti dedotti, anche la carenza di elementi probatori offerti dai Monopoli di Stato a sostegno della ritenuta non conformità degli apparecchi e relativa tipologia.
In particolare, è stato quest’ultimo argomento ad assorbire gli altri e a determinare l’accoglimento del ricorso.

Così, in tema di onere della prova, testualmente la sentenza: “Da un’attenta lettura di tale verbale, però, non risulta alcuna descrizione delle macchinette rinvenuta nell’attività commerciale dell’opponente. I verbalizzanti, infatti, si sono limitati a contestare che in detto locale commerciale erano stati rinvenuti quattro apparecchi da gioco non rispondenti alle caratteristiche e alle prescrizioni indicate nell’art.110 comma 6 e nelle disposizioni di legge e amministrative di detta disposizione.

Data l’assenza nel verbale di contestazione di una sufficiente indicazione degli estremi di fatto della violazione, che esso deve contenere, si ritiene che l’amministrazione non abbia assolto all’onere di provare la non conformità dell’apparecchio alle prescrizioni di legge gravante sulla stessa. In ogni caso, pur volendo ritenere opponibile il verbale di contestazione, poichè questo documento è fideifacente fino a querela di falso, ex art.2700 C.C., solo in relazione alle circostanze di fatto che il pubblico ufficiale constati personalmente (ossia, nel caso di specie, solo le concrete caratteristiche dell’apparecchio da gioco), ma non per quanto riguarda le valutazioni giuridiche, la cui correttezza è rimessa alle valutazioni del Giudice, si deve ritenere che le affermazioni dell’Amministrazione relative al funzionamento dell’apparecchio in argomento ed alla loro conformità contenute nell’ordinanza – ingiunzione impugnata e nella memoria di costituzione sono apodittiche e prive di qualsiasi supporto probatorio. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, infatti, una volta evocata in giudizio non ha neppure provveduto ad articolare alcun capitolo di prova a supporto delle proprie tesi sanzionatorie. …Consegue l’accoglimento del ricorso introduttivo per mancanza di una valida piattaforma dimostrativa in grado di sostenere la fondatezza della pretesa sanzionatoria….”.

Una Sentenza, quindi, rilevante in tema di “onere della prova”, dove i soggetti giuridici formalmente qualificati come il ricorrente (presunto trasgressore) e pubblica amministrazione vengono riqualificati dal Giudice secondo una inversione del dato formale e nel rispetto dei ruoli sostanziali di attore, in capo alla P.A., e convenuto, in capo alla parte privata. Con ciò che ne consegue – puntualizza il difensore – in tema di onere della prova.

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