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(Jamma) – Assoluzione con formula “il fatto non sussiste” a Firenze dinanzi alla Corte d’Appello, che con sentenza resa il 17 febbraio 2017 ha assolto il titolare di un punto di ricarica in Livorno, condannato in primo grado per avere installato presso il proprio esercizio ben 15 apparecchi per la connessione web tramite i quali i clienti potevano connettersi con il portale di un noto concessionario per la raccolta a distanza e partecipare ai giochi proposti.
Da ciò la contestazione del reato di cui all’art.4 legge 401/89.
L’avv.Marco Ripamonti, con studio in Firenze e Viterbo, ha impugnato la sentenza di condanna del Tribunale di Livorno argomentando le proprie tesi in pubblica udienza in Corte d’Appello, basandosi in particolare sulla carenza di atti di intermediazione, ed ottenendo l’annullamento della sentenza stessa, con conseguente assoluzione con formula piena.
Una nuova ed importantissima sentenza, forse la prima di un giudice d’appello, in un comparto, quello della raccolta a distanza, che costituisce nell’ambito delle discipline legate al gioco una nicchia praticata da pochissimi nelle aule di Giustizia.
Le problematiche relative a tale comparto nascono dalla legge comunitaria del 2009 e si accentuano con la legge 73/2010 e con il decreto Balduzzi, tra circolari varie e schemi di convenzione.
L’avv.Ripamonti, da vent’anni impegnato nel diritto applicato alle materie del gioco e scommesse, ha seguito dalle prime contestazioni la materia della raccolta a distanza e con una propria ricostruzione ed interpretazione della normativa, evolutasi sulla base delle integrazioni sopraggiunte, è riuscito ad ottenere sentenze assolutorie molto rilevanti e tali da comporre un raro archivio in termini di casistica e di geografia giudiziaria, tra Roma, Firenze, Milano, Torino, Venezia, Viterbo, Lucca, Prato, Grosseto, Pistoia, Padova, Belluno, Novara, Catania (per menzionare le sentenze di merito che Ripamonti ritiene più significative) e numerosi altri tribunali. Oltre naturalmente alla Cassazione.

Tra le diverse pronunce i principali temi trattati sono la partecipazione al gioco presso i centri, l’uso dei personal computer o apparecchi analoghi, la cosidetta giocata assistita, lo svincolo di somme presso il PVR, il contemperamento delle esigenze di sicurezza e riservatezza.
Così ha dichiarato il professionista viterbese a fronte di quest’ennesimo successo: “Immettersi sull’Aurelia contromano era un po’ il verso che questo processo aveva assunto a Livorno.
Un vero e proprio cruccio ed una sfida da vincere. La Corte d’Appello fiorentina ha reso giustizia.
Sono molto soddisfatto”.

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