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(Jamma) – La pubblicità rappresenta un aspetto critico del gioco d’azzardo, su cui molti chiedono al Governo nuovi e più incisivi interventi limitativi o addirittura il divieto totale.

Attualmente, il decreto Balduzzi vieta i messaggi pubblicitari nei quali si evidenzi “incitamento al gioco ovvero esaltazione della sua pratica”. La violazione della disposizione è punita con una sanzione amministrativa pecuniaria da centomila a cinquecentomila euro, ma l’attività di contestazione degli illeciti e di irrogazione delle sanzioni è affidata … ai monopoli, nonostante la loro evidente posizione di conflitto di interessi.

E’ difficile immaginare una pubblicità che non “inciti” a consumare il prodotto o utilizzare il servizio che promuove. Difficile, ma non impossibile, basterebbe ad esempio che la pubblicità fornisse ai consumatori una informazione adeguata e corretta, peraltro come prescritto dal codice del consumo, senza limitarsi a suggestionarli, esclusivamente per indurli a giocare d’azzardo.

Se si esamina tutta la pubblicità oggi trasmessa in materia di giochi d’azzardo legali, su qualsiasi media, si matura la certezza che la norma non viene in alcun modo osservata.

Basta pensare alla pubblicità dei gratta e vinci, caratterizzata dal claim “Ti piace vincere facile?”, che oltre a violare la norma richiamata, incitando al gioco, viola anche il disposto dell’articolo 1, comma 939 della legge di stabilità 2016, che vieta la pubblicità che induce a confondere la facilità del gioco con la facilità della vincita.

Altro esempio, la pubblicità del 10 e lotto, con Totti in qualità di testimonial, che contiene un vero e proprio incitamento al gioco d’azzardo, e una esaltazione la sua pratica. Un gioco d’azzardo pericoloso per la salute, con estrazioni ogni 5 minuti tutto il giorno, tutti i giorni, viene presentato come un gioco divertente e innocente, con il messaggio “10 e lotto, questo sì che è un gioco”

La pubblicità viene trasmessa senza informare il giocatore sulle sue probabilità di vincita, nonostante l’obbligo in tal senso previsto nella disposizione dell’articolo 7, comma 4 bis del decreto Balduzzi, secondo cui:“La pubblicità dei giochi che prevedono vincite in denaro deve riportare in modo chiaramente visibile la percentuale di probabilità di vincita che il soggetto ha nel singolo gioco pubblicizzato”.

Per ridurre l’impatto della pubblicità del gioco d’azzardo basterebbe applicare la pur scarsa normativa esistente, senza continuare a richiedere al Governo, come fanno molti, politici e non, l’adozione di nuove norme limitative che il Governo non ha alcuna intenzione di introdurre.

La legalità non si costruisce attraverso la richiesta ed eventualmente l’approvazione di nuove leggi, ma con l’osservanza di quelle esistenti.

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