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Il Consiglio di Stato ha deciso di sospendere, in attesa dell’espletamento di una ulteriore istruttoria, il parere in merito al Regolamento concernente la revisione organica della disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio, nonché delle manifestazioni di sorte locali.

Il 25 maggio scorso infatti il Ministero dello sviluppo economico ha chiesto il parere del Consiglio di Statosul Regolamento.

Il Ministero dello sviluppo economico ha formulato il quesito in oggetto diretto a definire l’ambito delle esclusioni dall’applicazione della disciplina dei concorsi e delle manifestazioni a premio con particolare riferimento a quelle che si svolgono a cura di emittenti radiotelevisive.

“La disciplina delle manifestazioni a premio, insieme a quella delle manifestazioni di sorte locale, è stabilita dal citato D.P.R. 26/10/2001, n. 430, regolamento di delegificazione adottato ai sensi dell’art. 19, comma 4, della legge n. 449/1997. Tale articolo, al comma 2, novellando l’art. 30, primo comma, del D.P.R. n. 600 del 1970, sottopone a imposizione fiscale le manifestazioni a premio. In particolare, il Ministero rappresenta che il sistema di tassazione delle manifestazioni a premio comporta: per l’imposizione indiretta, l’indetraibilità dell’IVA per quanto previsto a titolo di premio o, in alternativa, un’imposta del 20% del valore dei beni e dei servizi esenti dall’IVA; per l’imposizione diretta, un’imposta del 25% sul valore dei premi per i percettori per i quali i premi abbiano valore reddituale.

L’ambito applicativo della disciplina delle manifestazioni a premio è stabilito dall’art. 1 del regolamento, che, al comma 1, definisce concorsi e operazioni “le promesse di premi al pubblico dirette a favorire, nel territorio dello Stato, la conoscenza di prodotti, servizi, ditte, insegne o marchi o la vendita di determinati prodotti o la prestazione di servizi, aventi, comunque, fini anche in parte commerciali” e, al comma 2, prevede che “per le obbligazioni assunte nei confronti dei promissari si applicano le disposizioni degli articoli 1989, 1990 e 1991 del codice civile”.

Per concorsi e le operazioni a premio, come sopra definiti, il citato regolamento contempla una disciplina il cui rispetto è oggetto della funzione di controllo, sugli operatori e sulle manifestazioni a premio, esercitata dal Ministero dello sviluppo economico. Tale controllo è svolto a campione attraverso un procedimento istruttorio che consente la partecipazione del soggetto promotore del concorso o dell’operazione a premio.

L’attribuzione al Ministero dei poteri di controllo sui concorsi e sulle operazioni a premio e sui divieti dello svolgimento dei medesimi è conforme ad uno dei principi di delegificazione contenuti nel citato art. 19, comma 4, della legge n. 449/1997, che prevede l’esercizio di tali poteri “nei casi di fondato pericolo di lesione della pubblica fede e della parità di trattamento e di opportunità per tutti i partecipanti, di turbamento della concorrenza e del mercato, di elusione del monopolio statale dei giochi e delle scommesse per la mancanza di reali scopi promozionali”. Spetta invece ai comuni il potere di vigilanza sullo svolgimento delle manifestazioni di sorte locali e alle prefetture del potere di vietarne lo svolgimento nei casi di mancanza dei prescritti requisiti e condizioni.

Il D.P.R. n. 430/2001 esclude dalla menzionata disciplina alcune tipologie di concorsi e operazioni a premio, tra cui le seguenti indicate dall’art. 6, comma 1, lett. b): “le manifestazioni nelle quali è prevista l’assegnazione di premi da parte di emittenti radiotelevisive a spettatori presenti esclusivamente nei luoghi ove si svolgono le manifestazioni stesse, sempreché l’iniziativa non sia svolta per promozionare prodotti o servizi di altre imprese; per le emittenti radiofoniche si considerano presenti alle manifestazioni anche gli ascoltatori che intervengono alle stesse attraverso collegamento radiofonico, ovvero qualsivoglia altro collegamento a distanza”.

 Nell’ambito del potere di controllo sulle manifestazioni che costituiscono concorsi e operazioni a premio, il Ministero dello sviluppo economico ha posto il quesito in oggetto ai fini dell’individuazione delle fattispecie da considerare “manifestazioni nelle quali è prevista l’assegnazione di premi da parte di emittenti radiotelevisive a spettatori presenti esclusivamente nei luoghi ove si svolgono le manifestazioni stesse, sempreché l’iniziativa non sia svolta per promozionare prodotti o servizi di altre imprese” ai sensi dell’art. 6, comma 1, lett. b), del citato regolamento, al fine di sciogliere i dubbi interpretativi sorti nell’esercizio dell’attività di controllo, a seguito di indirizzi giurisprudenziali di diverso orientamento espressi in occasione di contenzioso insorto all’esito del controllo medesimo.

Il Ministero espone l’orientamento espresso dal Consiglio di Stato, Sez. VI, con la decisione n.3708 del 2008, in merito al citato art. 6, comma 1, lett. b), per cui la formulazione normativa “chiarisce (…) che anche l’indubbio fine commerciale consistente nella (auto)promozione di ascolto dell’emittente interessata, con conseguente incrementata appetibilità della vendita di spazi pubblicitari connessi, non rileva laddove, appunto, l’assegnazione dei premi sia prevista solo in favore di spettatori presenti. Ciò in quanto la norma pare, tra l ’altro, includere comunque nell’ambito di applicazione del regolamento le sole iniziative svolte per promuovere prodotti o servizi di “altre imprese”, dovendosi assumere quest’ultima come una ipotesi di connessione strutturale e funzionale, “interna” allo svolgimento del gioco, della promozione dei prodotti delle altre imprese, diverse dall’emittente”.

Secondo tale pronuncia, la formulazione dell’art. 6, comma 1, lett. b), consente di attribuire all’art. 1 del regolamento, e quindi alla definizione dell’ambito di applicazione, una portata più ampia di quella che la formulazione letterale potrebbe di per sé evidenziare, in quanto “la norma fornisce una chiave di lettura anche del riportato art. 1, nel senso che, con previsione in parte non logicamente coerente con la dichiarata portata definitoria dello stesso art. 1, comma 1, amplia per implicito, cioè con proposizione significativa “a contrario”, la sfera di applicazione di quest’ultimo, rendendo autonomamente, più che in via sistematica, assoggettate alla disciplina del regolamento le manifestazioni radiotelevisive in cui i premi assegnati non siano destinati a spettatori presenti, (pur laddove, appunto, non vi sia la predetta promozione funzionalmente interna al gioco dei prodotti e servizi di altre imprese, cioè la modalità sistematicamente riconducibile al citato art. 1, comma 1)”. Infatti, “La scelta preventiva dei giocatori, – che intervengono proprio in tale veste nella trasmissione, divenendo spettatori solo in base a una ulteriore selezione, facente parte del gioco stesso, che li rende tali “a posteriori”-, non può quindi avvenire in base a criteri non preventivamente resi noti al pubblico e non coerenti sostanzialmente con la parità di accesso e l’imparzialità dell’organizzazione del gioco, quanto meno rispetto agli spettatori presenti, assunti globalmente soltanto in quanto tali”. Inoltre, “la prassi della selezione di spettatori e, nella stessa logica della disposizione dell’art. 6 summenzionato, di conseguenti giocatori, può corrispondere ad esigenze comprensibili e connaturate allo svolgimento dei programmi di intrattenimento, ma non quando precostituisce i potenziali vincitori, come nel caso, in modo arbitrario nonché avulso dal presupposto “scriminante” della presenza in trasmissione. Quest’ultima risulta così un momento meramente conseguenziale alla preselezione, la quale svolge, in effetti, un ruolo decisivo e determinante dei giocatori antecedente ed indipendente dalla presenza in trasmissione, creando un effetto che equivale a quello che la norma stessa è rivolta a disciplinare, al fine appunto di assoggettare la trasmissione all’applicazione del DPR 26 ottobre 2001, n. 430”.

A seguito di tale pronuncia, il Ministero aveva deciso di escludere dalle fattispecie riconducibili all’art. 6, comma 1, lett. b), del regolamento tutti i programmi televisivi, di qualsiasi emittente, che costituissero manifestazioni a premi con preselezione di spettatori /partecipanti non presenti esclusivamente nei luoghi in cui si svolgono le stesse manifestazioni. Tuttavia, in seguito all’insorgere di contenzioso in relazione ad attività di controllo svolta dal Ministero, il TAR Lazio ha emanato la sentenza n.3947 del 2017, passata in giudicato, che, discostandosi dall’orientamento espresso dal Consiglio di Stato, ha ritenuto comprese nell’esclusione dell’applicazione della disciplina regolamentare, in base al citato art.6, comma 1, lett. b), le manifestazioni a premio indette da emettenti radiotelevisive in cui “il pagamento dei previsti premi non avviene con provviste di denaro pubblico”. Tale pronuncia rileva, nella fattispecie, che “l’emittente non è concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo e, nello svolgimento della propria attività imprenditoriale, come già osservato nella pronuncia cautelare resa da questo TAR, essa segue le leggi del mercato, sopportando sul piano economico le conseguenze delle proprie scelte imprenditoriali”. Inoltre la pronuncia aggiunge: “nel caso di specie la ricorrente ha comunque allegato di aver predisposto sistemi di preselezione che garantiscono la parità di accesso e l’assoluta imparzialità nell’attribuzione dei premi”.

Ad avviso del Ministero, ai fini dell’attività di controllo che gli compete, la distinzione tra denaro pubblico e denaro privato in relazione al premio in palio, evidenziata dalla sentenza n. 3947 del 2017, appare problematica, sia per la difficoltà di sottoporre a trattamenti differenti imprese che operino tutte nel settore televisivo, per fini sia pur solo in parte commerciali, solo in ragione della natura pubblica o privata del denaro utilizzato; sia per il fatto che l’esigenza di tutelare in ogni caso la pubblica fede e i diritti dei consumatori dovrebbe prescindere da tale natura.

Tanto premesso, il Ministero, con la richiesta di parere in esame, ha formulato il seguente quesito: “Se in una promozione di tipo commerciale, avente i caratteri della manifestazione a premio come sopra definita, vengono conferiti premi che non implicano l’utilizzo di denaro pubblico (ovvero, più in generale i concorsi a premio e le operazioni a premio promossi da imprese private), ciò possa costituire un elemento valido ad escludere tali eventi dal novero delle manifestazioni a premio, esonerando gli organizzatori dai conseguenti oneri richiesti dalla specifica normativa”.

La Sezione constata che il Ministero evidenzia anche le implicazioni di tipo fiscale che derivano dall’esclusione dell’ambito di applicazione del regolamento di manifestazioni a premio in ragione della natura privata del denaro erogato a titolo di premio. Ciò in quanto la riconduzione di manifestazioni a premio al perimetro derogatorio di cui al citato art. 6, comma 1, lett. b), comporta, per le imprese che si avvalgono della deroga, l’esclusione dell’assoggettamento agli obblighi fiscali di imposizione indiretta, a differenza delle imprese che ne restano escluse, oltre agli effetti in termini di imposizione diretta per i soggetti che percepiscono i premi, ove ne ricorrano i presupposti.

Alla luce delle suddette implicazioni di tipo fiscale che deriverebbero dall’esclusione di fattispecie dell’ambito di applicazione del regolamento, per la natura privata del denaro erogato a titolo di premio, la Sezione ritiene opportuno invitare il Ministero richiedente ad acquisire l’avviso del Ministero dell’economia e delle finanze in ordine agli effetti della suddetta esclusione in termini di minore entrata per il bilancio dello Stato, nonché ad acquisire elementi informativi dall’Agenzia delle Entrate. Ciò in tempo utile da consentire la trattazione dell’affare nell’Adunanza del 17 ottobre 2018.

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