sanremo casinò

E’ stato organizzato per questa mattina un ‘flash mob’ con striscioni e cartelli di fronte alla scalinata del Casinò di Sanremo da parte del sindacato dell’Ugl. L’appuntamento è stato organizzato per protestare contro la possibilità di ritardare l’apertura delle sale dei giochi tradizionali dalle 14.30 alle 16.30, dal lunedì al giovedì ed il possibile taglio dei lavoratori interinali.

“Abbiamo organizzato la manifestazione – sottolinea il sindacato Ugl – per salvaguardare i livelli occupazionali soprattutto dei più giovani, i lavoratori interinali. Ragazzi che da oltre 10 anni svolgono la loro attività all’interno della casa da gioco, sia come dealer game che come portieri. Abbiamo scelto di non scioperare a ridosso delle festività, ma vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica e tutte le forze politiche, su quanto avviene all’interno della azienda più importante e longeva della città de fiori. Non vogliamo (per il momento) adottare lotte più dure, ma certo alla luce delle scelte ‘assurde’ da parte del management della casino Spa che si stanno tentando di adottare, non fa sperare niente di buono. Ricordiamo che il Casino nasce per dare occupazione in area depressa e sentire parlare di lavoratori lasciati a casa è inaccettabile. L’azienda ha un potenziale enorme e solo chi non ha più la forza o una visione limitata può limitarne il futuro. Non ci si può accontentare di un pareggio di bilancio creato soltanto sul comprimere i costi e non creare niente per il futuro”.

“In altre città della provincia si chiudono le sale slot – termina l’Ugl – mentre a Sanremo si vogliono chiudere le sale del Casinò (da un calcolo effettuato la riduzione dell’apertura dalle sale creerebbe un danno di oltre 1,6 mln di euro in meno). I dipendenti chiedono di non contrarre l’orario di lavoro, ma di allargarlo anticipando l’apertura delle sale anche a mattino. Anni fa abbiamo noi dipendenti risanato il bilancio di alcuni amministratori con il contratto di solidarietà ed oggi invece si sceglie di risparmiare sulla componente umana anziché sulle consulenze inutili (2,5 milioni)”.

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