BINGO – Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio concernente le condizioni per l’istituzione delle rivendite speciali di generi di monopolio presso le sale Bingo.

In questo modo l’ASCOB, associazione di categoria dei concessionari del Bingo, intervenendo ad adiuvandum, ha ottenuto il diritto per le Sale a distribuire prodotti da fumo. Sulla sentenza e sugli ultimi temi caldi per il settore dei giochi abbiamo sentito il presidente dell’ASCOB, Salvatore Barbieri.

La sentenza del Consiglio di Stato rappresenta una grande vittoria per l’associazione, siete riusciti a far annullare un decreto del MEF…

Si tratta del riconoscimento di un diritto che noi, come partner storici e concessionari dello Stato e della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, rivendichiamo. Così come ci è stata riconosciuta la possibilità di distribuire tutti i prodotti del gioco pubblico crediamo di poter vantare i requisiti, oltre che di poter fornire garanzie adeguate, per la distribuzione di altri prodotti dei Monopoli su cui vi è la riserva dello Stato.
Non la chiamerei “vittoria” anche se è una sentenza che porta ad un riequilibrio e indubbiamente è l’affermazione di un principio che riconosce il lavoro svolto dall’associazione e dai concessionari per conto dello Stato negli ultimi anni. Per i nostri associati significa poter ampliare l’offerta dei servizi all’interno delle Sale Bingo migliorando la customer experience per i nostri clienti.

Quindi è molto importante?

È importante come tanti altri risultati che con il confronto leale e un duro lavoro siamo riusciti ad ottenere. Sul tavolo, però, le questioni aperte sono ancora troppe: prima tra tutte la stratificazione di norme dello Stato centrale e delle amministrazioni locali che riducono l’offerta di gioco, pongono limiti di distanza dai luoghi più frequentati e restrizioni dell’orario di esercizio.
Se queste disposizioni sono condivisibili quando giustamente ispirate dalla necessità di proteggere e tutelare quei cittadini più sensibili che possono avere un rapporto problematico con il gioco, di contro mal si conciliano con i patti economici siglati tra Stato e Concessionario che partono dal presupposto di una intensa fruizione dell’offerta di gioco ed è importante sottolineare che proprio su questa sono state dimensionate imposte e adempimenti per le aziende del gioco.

Si riferisce ai 7.500 euro mensili della proroga concessoria?

Proprio ieri leggevo dell’insoddisfazione manifestata durante l’assemblea pubblica di Sistema Gioco Italia per il mancato bando del Bingo: noi abbiamo sostenuto, e oggi lo rivendichiamo, che non c’erano e continuano a non esserci le condizioni per procedere ad un bando, proprio per il caos legislativo che è venuto a crearsi con le diverse leggi territoriali.
Oggi una concessione non vale quanto nei primi anni 2000, lo Stato non è più in grado di offrire le stesse opportunità e nemmeno di garantire le stesse condizioni di esercizio su tutto il territorio nazionale. Allora quale può essere il valore del diritto concessorio?
Certo la valutazione è molto distante da quanto previsto inizialmente nel bando di rinnovo delle concessioni e se avessimo accettato le condizioni di allora sarebbe stato il fallimento dell’intero sistema. Gli importi mensili per la proroga sono pesanti ma ci consentono di sopravvivere ed hanno contribuito a portare ricchezza nella casse dell’Erario.

Sistema Giochi Italia individua 10 punti su cui chiede un confronto con la politica

Sono gli stessi punti che noi sosteniamo da tempo, che abbiamo rappresentato al sottosegretario Legnini prima, a Baretta da ultimo e che sosteniamo tuttora. Il problema è che oggi si è affermata una percezione del gioco pubblico che vizia ogni tipo di confronto. Una larga parte del settore si è mostrata distratta nella valutazione dell’impatto sociale delle attività di gioco così oggi dobbiamo scontrarci con una opinione pubblica che ci è ostile.
Molti cittadini concentrano la loro attenzione sulle slot e denunciano una eccessiva presenza degli apparecchi da gioco, anche dopo la riduzione del 35% che è stata appena attuata.
Non posso che rallegrarmi se SGI condivide le nostre preoccupazioni ma oggi la priorità è fornire alla politica soluzioni per migliorare la percezione delle attività di gioco tra la popolazione.
Sulla pubblicità, ad esempio, non posso condividere i divieti che si sono dimostrati più volte inadeguati come soluzione dei problemi, ma che si debba pervenire ad una più attenta regolamentazione è fuori da ogni dubbio.
Come è indiscutibile l’adozione di sistemi di profilazione dei giocatori, anche per un più efficace controllo dell’inibizione al gioco dei minori e dei soggetti patologici. Noi abbiamo persino proposto la profilazione dei giocatori all’ingresso delle Sale Bingo ma sembra che per la norma sulla privacy questo non sia possibile.
Alla politica chiediamo anche noi occasioni di confronto, come ASCOB rappresentiamo il 70% del settore del Bingo e siamo disponibili a collaborare con il ministro Di Maio e con tutti coloro che vogliono affrontare e risolvere il problema del gioco in Italia.

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