Due anni di indagine, condotta dal Professor Morisi e dal suo staff nelle sale bingo ASCOB, portano ad interessanti conclusioni su valore sociale e sicurezza

Nell’incantevole cornice di Villa Ruspoli, Sala Rossa, si tiene oggi alle 11, l’evento per la presentazione, alla platea fiorentina e toscana, del progetto “Gioco responsabile” di ASCOB.

A coronamento di quasi tre anni di collaborazione con l’Unità di ricerca “Nuove Patologie Sociali”, attiva presso l’Università degli studi di Firenze dal 2013 – sotto il coordinamento della Professoressa Franca Tani, ordinario di Psicologia dello Sviluppo al Dipartimento di Scienze della Salute e del Professor Massimo Morisi, ordinario di Scienza Politica al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, – e a valle della realizzazione di due rapporti di ricerca, il primo “La funzionalità delle sale Bingo per promuovere il gioco responsabile” presentato nella stessa location di oggi il 26 giugno 2017, ed il secondo “Le aree slot nelle sale Bingo presentato a Roma in occasione dell’Enada, lo scorso 15 ottobre, viene presentato il lavoro conclusivo sviluppato per diffondere la cultura del gioco legale e responsabile all’interno delle sale bingo associate ad ASCOB.

Il Settore del Bingo sta attraversando, così come l’intero comparto del gioco legale, un periodo di particolare difficoltà e, nel corso degli anni, è stato quello che ha maggiormente risentito della crisi macroeconomica prima e della ostilità dei decisori poi. Nel 2000, al momento della pubblicazione del Bando di Gara per l’aggiudicazione delle concessioni, il legislatore aveva in mente una sorte ben diversa per il gioco e per coloro che ci avrebbero creduto investendoci in termini di risorse e di capitali.

Nella più rosea previsione si ipotizzarono addirittura 800 sale sul territorio italiano e, nel primo bando di gara, ne furono messe a bando 400. Tuttavia gli impegni economico-finanziari richiesti per l’apertura di una sala bingo risultarono già tanto gravosi da raffreddare rapidamente gli entusiasmi e quindi la gara per le seconde 400 non si è mai realizzata. In ogni caso dalle più di 300 sale presenti sul Territorio dell’inizio degli anni 2000 ne ritroviamo oggi solo 200, una ecatombe che ha visto sacrificati investimenti e livelli occupazionali.

Dal 2014, anno dell’ultima gara bandita e immediatamente impugnata, le sale stanno operando sulla base di “proroghe onerose” che hanno progressivamente corroso qualunque utile e, anzi, stanno costringendo ad una progressiva riduzione di investimenti e di risorse. Da diversi anni il settore invoca una gara prevista e mai espletata, e soprattutto impossibile da espletarsi in questo momento di grande incertezza, che si è tramutata nell’imposizione di un canone mensile (€ 7.500/€) sempre più oneroso a carico delle sale concessionarie. Anche l’ultima legge di bilancio varata dal governo giallo-verde ha inserito nelle previsioni l’espletamento della gara per il rinnovo delle concessioni, anche quelle per le scommesse, prevedendo, all’interno del Decreto Dignità, trasformato nella legge n.96 del 9 agosto 2018, un più complessivo riordino del Settore da realizzarsi entro 6 mesi dall’entrata in vigore della norma.

ASCOB ha ritenuto di approfondire temi cari tanto agli operatori quanto ai decisori promuovendo indagini conoscitive e mettendo in campo attività a tutela del giocatore.
“Come Presidente di ASCOB e come concessionario di gioco sento fortissima la responsabilità del mio ruolo nell’ambito del gioco e delle sue possibili derive. Allo stesso modo sentono questa responsabilità gli imprenditori associati ad ASCOB e per questo metteremo in campo azioni efficaci per promuovere il gioco responsabile e per portare all’attenzione del decisore tutti gli strumenti che possono avere una reale utilità nel combattere il GAP affinché si riesca finalmente ad affrontare il tema in maniera propositiva ed efficiente e si abbandonino derive demagogiche e dannose per il Settore. – dichiara Salvatore Barbieri – Oggi, siamo qui a Firenze per presentare il risultato di tanti sforzi fatti per portare a compimento un obiettivo fondamentale: stimolare la conoscenza e la responsabilità del cliente delle nostre sale fornendo una corretta informazione e diffondendo messaggi utili e di facile comprensione. Il lavoro è stato condotto grazie anche alla competenza del professor Morisi e del suo staff e finalizzato grazie ai nostri associati che ci hanno creduto. Siamo fieri di poter dare il nostro contributo alla causa del gioco legale e responsabile e auspichiamo di poter continuare ad operare garantendo qualità per il consumatore e occupazione per i dipendenti. La socialità che si crea nelle sale bingo – ha detto ancora Barbieri – può servire a noi imprenditori per trovare quella spinta per continuare a credere in questo settore. La domanda che mi pongo è se tassando di più abbiamo evitato di avere giocatori patologici, credo proprio di no. Il gioco pubblico deve essere un intrattenimento. Se la macchinetta non ha un payout talmente alto da far divertire il giocatore non ci siamo. Ormai più che gioco responsabile siamo di fronte ad un furto responsabile, un furto statale”.

Nel corso degli ultimi anni si è assistito a un proliferare di normative che hanno messo al centro il concetto di distanze da luoghi sensibili insieme a quello della riduzione degli orari di apertura dei luoghi di gioco. Nessun distinguo è stato fatto tra diverse tipologie di sale e il Settore sta pesantemente risentendo di queste scelte soprattutto in termini occupazionali. Il rapporto con i Territori e con i loro rappresentanti diventa quanto mai urgente e fondamentale per la definizione di un piano nazionale che consenta agli operatori di salvaguardare gli investimenti e i livelli occupazionali ed agli amministratori locali di poter affrontare il tema con adeguate risorse.

“Esiste una corrente di pensiero che dice: quello che sta succedendo non è tollerabile, perciò impediamo ogni attività connessa al gioco, ostacoliamo, penalizziamo, puniamo chi opera nel settore. Posizione sbagliata e non lo dico per ragioni ideologiche ma sulla base di quello che vedo con i miei collaboratori, che operano in diverse discipline, dalla sociologia, alla psicologia, alla medicina, al diritto. – dichiara il prof. Massimo Morisi -. Tutte le volte, e la storia ce lo insegna, che abbiamo adottato strategie proibizioniste, queste si sono rilevate sempre controproducenti, quindi attenzione perché rischieremmo, con provvedimenti di stampo proibizionista, di ritornare ad alimentare un immensa economia sommersa. Per altro una normativa che mirasse a proibire qualsiasi offerta di gioco d’azzardo cozzerebbe fatalmente contro norme costituzionali sulla libertà d’intrapresa, che può essere limitata, regolata, vincolata in nome del diritto alla salute ma non conculcata …a prescindere. Se così non fosse non si spiegherebbe una giurisprudenza amministrativa e costituzionale che da anni cerca proprio di contemperare diritto alla salute e diritto d’impresa, per altro in assenza di un quadro normativo generale forte e chiaro, e in presenza di normazioni regionali e locali che inseguono, invece, la mediatizzazione dell’allarme sociale. Mentre la stessa declinazione operativa della qualificazione del “disturbo” ludopatico tra le patologie destinatarie di livelli essenziali di assistenza che il Ministero della Sanità ha legittimato, langue in attesa di protocolli di prevenzione e di terapia adeguati. L’esperienza fatta con ASCOB ci ha convinti che occorre coinvolgere in un serio progetto formativo i grandi gestori, cercando di fare leva sugli imprenditori maggiori e di maggiore visibilità così come sulle associazioni più strutturate di imprese: con cui è più facile negoziare, trattare, definire condizioni quantitative e qualitative di erogazione del “servizio”.

Determinante in questo contesto il parere dell’ex sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta, che a lungo ha lavorato per addivenire ad un accordo che vedesse, attraverso la definizione di regole e principi condivisi, contemperate le esigenze degli enti locali con quelle della sostenibilità delle aziende che operano nel gioco legale. L’accordo in Conferenza Unificata ha visto la luce il 7 settembre 2017 ma non è mai diventato operativo per la sua mancata conversione.

“Nella precedente legislatura – nonostante le difficoltà di un percorso di confronto vero e aperto con enti locali, mondo imprenditoriale e associazionismo – abbiamo lavorato per trovare il giusto equilibrio tra sensibilità sociale e settore industriale, tutelando il cittadino. La questione non era liberalismo o proibizionismo, ma che il gioco diventasse una condizione normale nella vita delle persone. Questa impostazione ci ha portato ad affrontare il tema della riduzione dell’offerta. Abbiamo prodotto un decreto legge che prevede la riduzione del 35% delle slot e che ci ha portato a costruire l’accordo con gli Enti locali in Conferenza unificata, nel quale l’insieme della materia del gioco trova la sua regolamentazione, sia sulla parte di conferma della riduzione degli apparecchi, sia sulla loro distribuzione sul territorio. È su questa linea di equilibrio e riduzione dell’offerta, che sarebbe dovuto andare avanti il lavoro del Governo Lega-M5s. Al contrario, sia nella Legge di bilancio sia nel precedente Decreto dignità, si è scelto di agire sulla leva fiscale, aumentando tasse e prelievi, senza soluzioni concrete per il gioco responsabile e il contrasto della ludopatia. Tutto ciò può portare solo ad una crisi del settore e allo stesso tempo al rischio di lasciare il gioco nelle mani dell’illegalità Non è possibile limitarsi al semplice aumento delle tasse. Servono invece riforme ed equilibrio che possano portare ad una razionalizzazione dell’offerta di gioco, ma allo stesso tempo rendere sostenibile la condizione economica delle aziende di settore.

Il tema della responsabilità del Settore è un cardine fondamentale intorno a cui gettare le basi di un futuro fatto di certezze per tutti gli attori. L’attenzione al cliente, che non è solo in termini di accoglienza e disponibilità, deve concentrarsi sull’informazione sulle regole del gioco e sui rischi ad esso correlati.

“La realizzazione di un progetto associativo per il Gioco responsabile è un importante punto di arrivo ma deve essere considerato un primo passo verso la definizione di ulteriori iniziative che sanciscano l’impegno che gli operatori legali si assumono difronte alla comunità e ai decisori. Tutte le sale appartenenti ad ASCOB si sono impegnate, e lo stanno già facendo, a mettere a disposizione della propria clientela informazioni e indicazioni sul gioco, sui pericoli dell’illegalità e del gioco d’azzardo patologico. Per fare questo si è scelto di utilizzare un claim molto chiaro “Usalo quando giochi” riferito al cervello, che è parte integrante della grafica del logo, studiato appositamente per mandare un messaggio serio, importante, attraverso un elemento di gioco ben noto ai frequentatori delle sale bingo: la pallina. – queste le parole di Imma Romano, Direttore Relazioni Istituzionali di Codere Italia, che ha coordinato il progetto. “ASCOB ha inteso così dare seguito a un’istanza più volte espressa dai suoi associati e che connoterà ancor meglio il profilo di responsabilità e legalità dell’associazione.”

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