loot box

(Jamma) Le loot box e le microtransazioni presenti in alcuni videogiochi sono casse premio o educazione mascherata al gioco d’azzardo? È quanto si domanda il Movimento Difesa del Cittadino, che ha deciso di presentare un esposto all’Antitrust per fare chiarezza sulle microtransazioni che permettono di potenziare i personaggi o di avanzare nei videogames.

“Il mercato dei videogiochi sta diventando una trappola per i più giovani ed un problema per i  genitori che rischiano spese impreviste con i propri figli a rischio gioco d’azzardo attraverso le cosiddette ‘loot box’”, dice il Movimento Difesa del Cittadino, che ha presentato un esposto all’Antitrust nei confronti delle major del mercato per chiedere, anche in Italia dopo i Paesi bassi e il Belgio, il divieto di  acquisti  in denaro per ricevere ricompense ignote sino alla apertura della “cassa”. Il potenziamento del personaggio o l’avanzamento nella partita possono essere accelerati pagando e questo, dice l’associazione, inevitabilmente porta i giocatori e i minori ad acquisti compulsivi per raggiungere prima i livelli superiori di gioco.

Sostiene il presidente nazionale del Movimento Francesco Luongo: “Il  mercato videoludico in Italia nel 2016 ha superato il miliardo di euro di fatturato. La sola vendita di videogiochi vale seicento milioni ma le espansioni, le APP a pagamento hanno permesso ricavi per 300 milioni di euro in parte derivanti dalle cosiddette “Microtransazioni”. Queste ultime stanno diventando una vera piaga  ponendosi quale educazione alla spesa inconsapevole se non proprio al gioco d’azzardo, con i ragazzi indotti all’acquisto, con moneta reale, delle monete virtuali usate nei giochi per potenziare i personaggi  dotazioni”. L’associazione chiede di mettere fine a queste pratiche commerciali.

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